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A non tutte piace Emma

Nei sondaggi ha grande successo. Piace alle donne, ma anche agli uomini. Ma perché non appena si parla di una candidatura femminile  al Quirinale il suo è l’unico nome a cui si pensa? È la prima domanda che ho fatto a Marina Terragni, giornalista e blogger da sempre impegnata sui temi del pensiero della differenza sessuale. Che ritiene a Emma Bonino ci possano essere delle valide (anzi, validissime) alternative.

“Sembra un riflesso pavloviano quello di pensare a una Presidenta della Repubblica e fare il nome di Emma Bonino. E non è semplice spiegare perché si faccia così fatica a trovare profili femminili per gli incarichi pubblici. Di certo si pensa subito a lei anche perché sono più di dieci anni (dal 1999) che si fa campagna a intermittenza per Emma presidente. Non si tratta comunque di essere contro di lei, ma di saper vedere e valutare anche altre alternative”.

Questa settimana i giornali hanno fatto un altro nome: quello della presidente della Camera Laura Boldrini che lei ha dichiaratamente sostenuto. Perché?

“Ha il mio sostegno e credo che su di lei dovremmo scommettere. Rappresenta per me la vera innovazione, per il suo linguaggio, per il suo profilo “materno”, perché porta dentro alle istituzioni quello che oggi serve: logiche eterogenee. E’ una donna coraggiosa e creativa che come noi quando la sera si siede a tavola vuole aver portato a casa qualcosa, aver dato un senso alla sua giornata senza aver perso tempo. Altrimenti cosa ci vanno a fare le donne in politica se non rompono certi rituali? Infine, se andremo a nuove elezioni la sua esperienza rischia di andare sprecata. E sarebbe un peccato, visto che è stata la sorpresa politica più piacevole di questi ultimi mesi”.

Emma Bonino, invece? 

“Ha fatto otto legislature, oltre ad aver avuto tre incarichi europei. Appartiene completamente alla classe che da sempre fa politica, pur con la polemica anti partitocratica dei radicali. E anche quando è stata vicepresidente del Senato non ha mai portato la differenza femminile nelle istituzioni rappresentative. Nonostante sia stata una figura, ma soprattutto agli inizi, molto attiva sui temi dell’aborto la super emancipata Emma si è sempre presentata come “l’uomo giusto”, questo lo slogano della sua campagna del 1999, e si è sempre fatta sostenere da testimonial maschi, solo maschi. Tende insomma a liberarsi del suo essere donna, a non farne un “di più” ma a farlo dimenticare in una logica assolutamente paritaria”.

L’ipotesi Boldrini sembra però irrealizzabile, così come le altre candidature femminili nominate nelle Quirinarie del M5S.

“Si, sono consapevole che su di lei i voti del Pdl non potrebbero convergere, mentre Bonino è stata indicata dallo stesso Berlusconi. Marco Travaglio ha raccontato bene la loro collaborazione e quell’opportunismo politico, tipico del radicali, che li porta a cavalcare tutte le tigri per portare avanti il loro obiettivo. Fare il nome di Laura Boldrini ha il suono di una provocazione, certamente. Ricordiamooci però che nessuno pensava sarebbe diventata nemmeno presidente della Camera”.

Bonino è sostenuta da buona parte del mondo femminile, ma anche da moltissimi uomini (oltre Berlusconi). Come se nominare una donna rappresentasse già di per sé un segno positivo, ma sostanzialmente vuoto e innanzitutto a favore di loro stessi. Mi spiego: qualche mese fa andava di moda “il giovane”. 

“Per gli uomini, nominare una donna permette alleanze politiche che un nome maschile non consentirebbe. Nello specifico, la candidatura di Emma Bonino ha molte opportunità che la rendono un’opzione interessante. D’altra parte, la presenza delle donne nelle istituzioni rappresenta per gli uomini una specie di cosmetico. Taglia la testa al toro, anzi a molti tori. Donna oggi è diventato anche sinonimo di rinnovamento: se metto lei sto facendo sicuramente qualche cosa di nuovo. Questo rende difficile anche a noi donne opporci a certe candidature e di certo non ci metteremo a fare una battaglia contro qualcuna. Diciamola così: a Emma Bonino non preferirei un altro, ma un’altra sì”.

(Twitter: @glsiviero)