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A La Russa non basta la rissa, triplo vaffanculo a Fini

La Russa ministro da (ultimo) stadio. Anche il Pdl sbotta: «Smettila con queste cacate». Per il «Donald Rumsfeld» italiano quella di ieri è stata l’ennesima giornata nera. Ostentando il ghigno dei vecchi tempi, il ministro della Difesa Ignazio La Russa prima provoca un centinaio di cittadini che manifestano fuori Montecitorio, poi rientra in aula e manda letteralmente «affanculo» il presidente della camera Fini.

Già che c’era, La Russa in 5 minuti di intervento dai banchi del governo, ha bollato Dario Franceschini (Franceschini!) come un «violento facinoroso» e rivendicato con nostalgia la gazzarra del Fronte della Gioventù davanti alla camera nel ’93: quella sì che fu una «bella goliardata». Ah, giovinezza.

Un’ordinaria giornata di farsa. La maggioranza accelera il voto sulla «prescrizione breve», il Pd si scopre «barricadero» e in mattinata convoca un sit-in per le 18 fuori Montecitorio. Lontani i tempi della discussione su «piazza sì, piazza no», Bersani sale sul predellino in fondo alla piazza e con un megafono d’antan ripete che è una vergogna, che l’opposizione deve stare «unita, unita, unita», che «nonostante tutto ce la faremo», che il Pd coprirà il Nord di manifesti contro la Lega «che sostiene il miliardario». Il tempo delle strizzate d’occhio alla Padania (intervista del 15 febbraio) è alle spalle? Boh.

Rosi Bindi e i deputati di Pd e Idv scoprono con un certo stupore che i manifestanti non sono tenuti a distanza oltre l’obelisco come sempre ma stazionano a meno di due metri dall’ingresso della camera. Il Pd intuisce che c’è qualcosa che non va e con un megafono flebile flebile invita tutti a spostarsi a distanza di sicurezza dall’entrata. Un po’ non si sente, un po’ per una protesta spontanea, violacea e rabbiosa: quasi tutti rimangono lì. Polizia e carabinieri si contano sulle dita di due mani. Esce un drappello di leghisti e parte un coro da stadio. L’onorevole Bonanno rompe la mischia e parte verso la folla: «Ma che cazzo volete…».

E’ il prologo. Un palcoscenico perfetto per una star nota al grande pubblico come La Russa, che al momento giusto sguscia tutto sorridente fuori dal portone e passeggia per 5 minuti insieme a Daniela Santanchè (quella del dito medio agli studenti) davanti alla folla. Sotto le telecamere insulti e fischi dei cittadini inferociti.

La Russa non è nuovo ai fischi. Il 17 marzo – onta della sua vita e perfido contrappasso – è stato coperto dagli ululati di tutta piazza Venezia in diretta tv.

httpv://www.youtube.com/watch?v=jyNysS60wfI&feature=related

httpv://www.youtube.com/watch?v=vq3VQDzp4ns

Stavolta il gioco si rovescia. Rientrato in aula il ministro si prende la parola dai banchi del governo (leggi lo stenografico). E’ seduto al centro, al posto del presidente del consiglio. Rivendica, accusa, insulta. Ondeggia come un papavero al vento, non riesce a star fermo un attimo, occhi e mani guizzano divertiti a destra e sinistra. Ne ha per tutti. Anche per Fini, che dallo scranno più alto lo osserva basito e lo invita «a non insultare la presidenza della camera». Seduta sospesa. Poi Fini esce fuori e sibila ai giornalisti: «Curatelo». La Russa prova a scherzare: «Se mi devo curare prenoti lui l’appuntamento». Poi chiarisce: «Non ho insultato Fini ma l’opposizione che mi interrompeva». Insomma qualcuno a quel paese ce lo doveva mandare. E’ fatto così.

La smania di protagonismo non piace però nemmeno ai compagni di partito. A botta calda Guido Crosetto, roccioso sottosegretario alla Difesa, “rimprovera” duramente sia il ministro che la Santanché. E in Transatlantico non va meglio.

La Russa si infila in un conciliabolo tra Claudio Scajola e alcuni suoi fedelissimi e l’ex ministro lo apostrofa in malo modo: «Non si possono fare queste cose in parlamento». Il novello triumviro cade dalle nuvole: «Che cosa scusa?». Lo scajoliano Paolo Russo  non ci vede più: «Ma non ti rendi conto di quello che hai fatto? Ma ti pare normale?». «A noi tutto questo – grida Russo – piace poco, poco, poco. Se la smetti di fare cacate è meglio». Un pasdaran berlusconiano come Osvaldo Napoli si fa un drink alla buvette: «un’uscita del genere ci fa perdere 5 punti nei sondaggi».

Fini ha chiesto per oggi una relazione al questore di Roma sulla gestione della piazza. I controlli ferrei – visibili ogni volta che la camera è in seduta e anche ieri mattina – alle 17 erano svaniti. Le forze dell’ordine erano appostate nei pressi e sono ricomparse a cose fatte solo verso le 18.30. Il caso La Russa non è chiuso: «Offesa alle istituzioni, la camera valuterà», fa sapere la presidenza di Montecitorio in serata.

dal manifesto del 31 marzo 2011

Se ancora non hai abbastanza, guarda il video di Ignazio La Russa fa la linguaccia e dà del pedofilo a chi lo contesta a New York.

httpv://www.youtube.com/watch?v=ejVioXX839M&feature=relatedhttp://www.youtube.com/watch?v=ejVioXX839M&feature=related