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Islamismo

A Bellinzona (Svizzera) presepe con minareti

De Sacro Cuore kerk in Bellinzona in Zwitserland heeft minaretten om het kindeke Jezus gezet. FOTO EPA

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23/12/09
Dopo il referendum che ha bocciato la costruzione dei minareti in Svizzera, nella chiesa del Sacro cuore a Bellinzona (Ticino) il presepe vede Gesù bambino circondato da minareti

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  • blache francesca

    Bellissimo!
    Francesca

  • danilo recchioni baiocchi

    E’ chiaro: il destino di questo Bambino è già segnato dal Suo sacrificio. Ieri erano i Romani, oggi sono i fondamentalisti musulmani ad uccidere tanti martiri cristiani indifesi ed innocenti a causa della loro fede, perchè rifiutano di sottomettersi e di rinnegare la Verità. E’ un messaggio profondamente cristiano, insieme alla fede nella resurrezione.

  • danilo recchioni baiocchi

    D’altra parte, il messaggio dell’immagine può anche essere letto in senso del tutto positivo, non opposto, ma complementare a quello negativo.
    E cioè: Gesù nasce per tutti, SOPRATTUTTO per chi non lo conosce o per chi non lo aspetta (c’è anche una stella di Davide nell’immagine). La sua legge d’amore si rivolge a tutti, compresi i musulmani.
    Attenzione: la sua legge non è: “i cristiani e gli atei vi amano, quindi fate quello che vi pare”. Ma è: “abbi il coraggio di aprirti a Cristo, di conoscerlo, di conoscere il Gesù storico di cui parlano i Vangeli; di aprire le porte di quelle moschee e del tuo cuore, e giungerai a mettere una croce su quei minareti”.
    Effettivamente è un’immagine forte, ma efficace. Complimenti per averla scelta

  • http://30secondi.wordpress.com Lorenzo

    :-)) Da notare i 3 simboli sul muro

  • paolo1984

    Per me ebraismo, cristianesimo e islam (a prescindere dalle intenzioni di chi le ha fondate) hanno portato nel mondo lutto, odio, dolore, annichilimento del senso critico e demonizzazione del piacere.
    Questa immagine “ecumenica” quindi non mi entusiasma più di tanto pur riconoscendo che il dialogo interreligioso è meglio dello scontro.
    Mi domando però quale spazio d’azione rimanga per un pensiero laico, illuminista, socialista e libertario.

  • paolo

    Puntualizzazione: il recente referendum elvetico ha bocciato la costruzione dei minareti esclusivamente sotto il profilo urbanistico, senza vietare la realizzazione di nuove moschee.

  • alvise

    I sondaggi in Europa mostrano che il referendum elvetico avrebbe vinto anche in Francia, Olanda, Belgio, Italia, Spagna, Germania, Austria. Il no ai minareti è il no alle crescenti (e mai sazie) richieste islamiste. La popolazione europea pensa in modo diverso dai suoi leader e vuole riaffermare la sua identità. Il no ai minareti è un invito al vero dialogo.

    In Francia, il giornale Le Monde ha fatto un’inchiesta: “Organizzare un referendum come quello della Svizzera è un segno di democrazia o di irresponsabilità? Il 61,5% ha detto che è democrazia; 33,2% ha detto che è irresponsabilità; il 5,3% senza opinione.
    L’Express ha fatto un’altra domanda: Se si facesse lo stesso referendum in Francia che cosa rispondeste? L’86% risponde sì, è contro i minareti; 11% no; 2% non risponde
    Le Figaro, che è di destra: 77% sì al divieto; 23% no.
    BFM, una tivu, ha avuto questi risultati: 75% di sì; 25% di no.
    Radio Montecarlo 83% sì; 17% no;
    Euronews, piuttosto di sinistra, 70% sì; 29% no; 1% non sa.
    Le Soir in Belgio 63,2% si; 34% no; 2,8 senza parere.
    In Spagna “Venti minutos” dà 94% di sì; 6% di no. El Mundo 79% sì; 21% no (con 25 mila intervenuti)
    In Germania, Die Welt online: 87% sì; 12% no; 2% non so.
    In Austria, Die Presse : 54% sì; 46% no. È la più bassa di tutte le inchieste.
    In Italia ho visto solo “Leggo” che dà 84,4% sì; 13,6 no; 2% non so. Nando Pagnoncelli, direttore dell’IPSOS, afferma però che “in generale il tema dell’Islam e dell’immigrazione suscita preoccupazione e in alcuni casi anche allarme sociale, in quanto c’è una percezione di fanatismo”. Se ci fosse un referendum simile a quello svizzero, le voci favorevoli sarebbero largamente vincenti.
    In Olanda Elzevier ha dato 86% sì; 16% no.
    Questo dà un’immagine – forse non perfetta ma interessante: in tutta l’Europa c’è una reazione di paura di fronte a un pericolo che proviene dall’islam. E c’è anche un atto di coraggio per osare dire “basta” malgrado la propaganda dei politici (e delle chiese ) e le minacce di ritaglio che lasciavano intravedere. Nel suo commento al voto, il Dr. Issam Mujahid, portavoce della comunità musulmana di Brescia, dice: “E’ un voto di paura”, ma aggiungeva “e tutti noi siamo responsabili”.

    La gente sente che se dice sì al minareto, domani si diffonderà anche l’appello alla preghiera, poi i microfoni; poi ci saranno le richieste per avere la carne halal negli ospedali o nelle mense scolastiche, poi verranno le interruzioni al lavoro per fare le cinque preghiere prescritte (come hanno cercato di fare all’università di Birmingham nel 1991 ) … Ogni tanto i musulmani fanno qua e là nuove richieste, che crescono sempre di più in luoghi e Paesi, portando nuove richieste. E una volta ottenuto una licenza non si ritorna mai indietro. Non si è mai visto che i gruppi musulmani si siano fermati a un certo punto. E questo fa riflettere gli europei.
    Se guardiamo la situazione degli immigrati, solo un po’ più di un terzo provengono da regioni musulmane. Due terzi arrivano da zone non-islamiche (Asia, Europa orientale; Africa, America latina).
    Eppure quel terzo fa sempre parlare di sé, perché fa di continuo richieste di tipo religioso-culturale: I vietnamiti, i cinesi, gli indiani, gli africani non islamici, i latinos NON hanno queste rivendicazioni culturali e di visibilità.
    I musulmani arrivano con un sentimento forte di identità culturale religiosa perché nel mondo islamico questi due campi NON sono divisi. Gli europei invece faticano a dire qual’è la loro identità.
    Ci potrà mai essere vero dialogo se un partner ha un identità forte e l’altro debole ?
    Il dialogo è più duro quando ambedue hanno una forte identità, ma è più ricco e valido!
    D’altra parte, come dice Issam Mujahid, “in Europa manca la cultura della società civile musulmana organizzata. In Europa, l’islam è rappresentato solo dalle moschee. E questo è sbagliato”.
    I musulmani integrati in Europa non aiutano la comunità islamica immigrata in tempi più recenti ad integrare i valori della cultura europea. Da parte loro, gli imam spesso non sono in grado di trasmettere questi valori, perché loro stessi non li hanno percepiti.
    Il senso del voto svizzero potrebbe essere riassunto cosi’: “Noi non vogliamo più proteggere la diversità culturale e garantire la libertà religiosa sottomettendoci all’intolleranza degli islamisti … che a loro volta non tollerano la diversità culturale e la libertà religiosa”.
    Da parte dei musulmani questa è un’occasione per dire cosa è davvero importante nella loro fede e nella loro cultura e cosa manca qui in Europa. Sicuramente, il musulmano non può riproporre tutto quello che aveva in patria, perché vive in un’altra nazione che ha le sue leggi, norme, usanze, ecc. Facendo così, si vedrà se è possibile stabilire qualche direttiva a livello nazionale, o privato o da soli.
    Da parte europea è tempo di domandarsi cosa ci definisce e ci costituisce davvero.
    L’Islam deve rinnovarsi, cercando di distinguere fra l’essenziale e l’occasionale; e l’occidente deve anch’esso approfondire e vedere cosa è essenziale nella propria identità.