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Quinto Stato

90 mila domande per le abilitazioni universitarie

Sono oltre 90 mila le domande depositate sul sito predisposto dal ministero dell’Università per l’abilitazione scientifica nazionale. Nella giornata conclusiva di una procedura di valutazione contro la quale si sono mobilitati accademici dei Lincei come Tullio Gregory (in una duplice intervista nel 2011 e nel 2012 al manifesto), giuristi come Sabino Cassese, matematici e scienziati di fama internazionale, ecco un altro numero che parla della condizione del lavoro intellettuale in Italia. In attesa delle cifre ufficiali, da oggi sappiamo che una buona parte dei 27 mila ricercatori universitari, 15 mila associati e almeno 30 mila precari della ricerca ha fatto una o più domande in più settori concorsuali per partecipare all’abilitazione da professore associato o ordinario.

Non si conoscono ancora i posti disponibili negli atenei, ma è probabile che la proporzione tra quelli messi a concorso e i candidati non sarà molto diversa da quella registrata nel concorso a scuola (30 candidati circa per ogni cattedra). Una volta strappata l’abilitazione, queste persone dovranno sperare che i propri atenei vengano giudicati «virtuosi» per ottenere dal ministero i fondi e bandire i concorsi veri e propri. In caso contrario, avranno ottenuto un titolo decorativo, uno di quelli che allungano i Cv che nessuno legge. Questo per i precari. Per quanto riguarda i ricercatori e gli associati dovranno contendersi poco più, o poco meno, di 200o posti che presto o tardi verranno banditi. Per esigenze elettorali.

Vale la pena ricordare che la procedura ideata da Maria Stella Gelmini, ratificata dal suo successore al Miur Francesco Profumo e guidata dall’Agenzia di valutazione Anvur non equivale alla conquista di un posto nel mondo della ricerca per i precari, nè ad un avanzamento di carriera per i ricercatori o gli associati.

L’abilitazione nazionale è una nuova formula incantatrice con la quale il governo prova ad esorcizzare la condizione generale di precarietà in cui vive il lavoro della conoscenza, e in particolare quello della ricerca in Italia. Concluderne le procedure non sarà facile. Per regolamento dovrebbero terminare entro il 27 dicembre, con la possibilità di una proroga a febbraio. Le 184 commissioni nominate dall’Anvur dovranno svolgere una mole impressionante di lavoro che renderà quasi impossibile valutare nel merito le domande presentate. Senza contare che, come si legge ancora oggi sul sito dell’abilitazione nazionale (l’avviso del 21 novembre), sono ancora in corso i sorteggi delle commissioni. Si è dunque chiesto ai candidati di inviare le loro pubblicazioni a commissioni che non sono state ancora nominate. Testimoni oculari hanno fatto notare alcune irregolarità nel sorteggio delle stesse. Un vero caos.

«Siamo nelle mani di apprendisti stregoni che non hanno le competenze nell’ambito della valutazione della ricerca – afferma Giuseppe De Nicolao, professore dell’università di Pavia e redattore del sito Roars che in questi mesi ha condotto una dura battaglia contro gli errori dell’Anvur – e nemmeno le capacità tecniche per governare un processo così vasto come quello dell’abilitazione scientifica».

Come proseguirà questa avventura? Sul tavolo ci sono diverse ipotesi. Si useranno indicatori quantitativi, le famigerate «mediane», per escludere il numero maggiore possibile di candidati. Ma le mediane presentano una serie di problemi che esporranno le commissioni al rischio di ricorsi. L’Anvur stessa ha alzato le mani, dicendo che hanno valore indicativo ma non prescrittivo. Chi sarà escluso resterà fermo due anni, in teoria, dato che sull’ulteriore tornata di abilitazioni promessa da Profumo non c’è certezza. Una certezza, però, esiste. Quella dei ricorsi preventivi presentati dal Conpass, dagli storici della matematica e da un tributarista. Verranno discussi dal Tar tra il 23 gennaio e il 6 febbraio 2013.

Nelle università si respira un clima da ultima spiaggia.