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Rovesci d'Arte

Orfani di Nefertiti e Marmi di Elgin dichiarano guerra

Una dozzina di paesi «orfani» di alcuni loro capolavori i si sono riuniti al Cairo, sotto la supervisione di un agguerrito Zahi Hawass, responsabile delle antichità egiziane, per prendere alcune decisioni fondamentali e capire insieme quale strategia possa essere vincente. La posta in gioco? Alcune star dell’archeologia. Nefertiti, Stele di Rosetta, Marmi del Partenone, la collezione del Machu Pichu sono solo alcuni dei super-pezzi richiesti indietro, spesso da decenni e senza successo. Al momento, gli stati riuniti non hanno previsto di chiamare in campo i «possessori» dei loro beni, saranno invitati al secondo meeting quando le soluzioni saranno già prospettate. Hawass, da parte sua, sembra molto deciso a percorrere qualsiasi strada, non ultima quella del «rendere la vita durissima ai nemici». La dichiarazione di guerra per adesso è avvenuta lontana dai diretti interessati (Francia, Germania e Inghilterra in primo luogo), ma l’Egitto, con tutto il patrimonio antico che possiede, sa di poter contare sulla minaccia dell’embargo culturale che è una vera iattura per qualsiasi paese europeo. Infatti, la Francia gli ha già spedito alcune stele importanti raffiguranti i suoi faraoni. Il problema di avere voce in capitolo sarà per i paesi più poveri, come Cambogia o altri del sud est asiatico, non meno depredati di altri ma privi di chance di fronte alle corrazzate museali europee.
Per quanto riguarda i Marmi trafugati da Lord Elgin, che la Grecia richiede insistentemente da trent’anni (oggi alzando il tono, forte del suo nuovo museo che sarebbe una cornice adatta e sicura), Elena Korka, responsabile della protezione dei beni culturali, ha affermato che la questione deve divenire «morale e etica». Solo così il British di Londra potrebbe mollarli. Troppo ottimista?