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Quinto Stato

“Sul diritto allo studio Profumo mente”

biani

Serve maggiore concorrenza tra le università e bisogna permettere agli studenti di scegliere liberamente gli atenei. Questo è il programma annunciato ieri da Mario Monti su radio Rtl 102.5 ed è il vecchio spartito dei liberalizzatori che promettono maggiori tutele, cioè borse di studio, mentre irrigidiscono il diritto allo studio sulla base del reddito familiare. Si dà il caso che il governo dimissionario, e in piena campagna elettorale, si stia adoperando attivamente per realizzare il comandamento professorale del lunedì, come dimostra la vicenda del decreto ministeriale sul diritto allo studio che sarà discusso dalla Conferenza Stato-Regioni dopodomani.
Il ministro dell’Istruzione Profumo in un’intervista rilasciata a la Stampa ha pasticciato ancora di più le carte a disposizione sul suo tavolo. Profumo sostiene che il provvedimento «rimodulerà su base geografica [il diritto allo studio] e permetterà di favorire gli studenti svantaggiati e fuorisede e penalizzare i fuoricorso». Apriti cielo. Per gli studenti dell’Udu, che promettono di occupare nelle prossime ore tutte le residenze universitarie, l’intenzione di colpire i fuoricorso rivela la «falsità» di Profumo: «Tutti sanno – afferma Michele Orezzi dell’Udu – che gli studenti fuoricorso non possono in alcun modo ricevere la borsa di studio». I tagli ai borsisti ci saranno perché il decreto sono stati cambiati i criteri di reddito in base ai quali vengono erogate le borse di studio.
Per gli studenti Profumo vuole stravolgere il diritto allo studio «prevedendo la diminuzione degli studenti che potranno richiedere la borsa di studio, degli importi delle borse e una forte discriminazione territoriale tra nord e sud». «Il decreto – spiega Federico Del Giudice della Rete della Conoscenza – ridefinisce i criteri Isee e del merito e di fatto riduce la platea degli studenti aventi diritto. Uno studente di Lecce con un Isee pari a 16 mila euro non avrà possibilità di studiare nella propria regione perché il limite per avere una borsa di 14.300 euro e dovrà trasferirsi a Milano dove il limite Isee è di 20 mila euro». Per il governo questo significa garantire la «mobilità» degli studenti, e anche la «concorrenza» tra gli atenei.
Nei fatti, metterà in concorrenza gli studenti, e le loro famiglie, da Sud a Nord, in un’aspra contesa di un posto letto a colpi di dichiarazioni dei redditi. Sempre che quel posto letto esista e non accada, come a Torino, che i tagli al fondo statale per il diritto allo studio o a quello regionale voluto dal leghista Cota chiudano le case degli studenti. I vincitori di borsa, giunti da tutta Italia nella città di Profumo sono costretti da mesi a vivere in affitto, e a lavorare di notte, per pagarsi le spese. Una realtà che il ministro dovrebbe conoscere.
Gli studenti della rete Link di Pisa, Siena e Firenze hanno ottenuto dalla vicepresidente della regione Toscana, Stella Targetti, la difesa delle loro ragioni alla Conferenza Stato-regioni di giovedì. Nichi Vendola ha risposto alle sollecitazioni degli studenti pugliesi con l’impegno del governo di centrosinistra «a realizzare un piano straordinario sull’edilizia scolastica e di sostegno al diritto allo studio» nei primi 100 giorni. I rappresentanti di centro-sinistra al Consiglio Nazionale degli studenti universitari hanno scritto lettere di protesta al presidente Napolitano, alla Conferenza Stato-Regioni e a Profumo.

Il diritto allo studio in Italia

Il numero di idonei, di borsisti, di idonei non beneficiari, per area geografica, a.a. 2010/11

N° aventi diritto

N° borsisti

N° aventi diritto non beneficiari di borsa

Aventi diritto/iscritti regolari

%

NORD

67.164

58.892

8.272

13,8

CENTRO

45.605

37.348

8.257

14,2

SUD e ISOLE

68.543

39.982

28.561

20,3

ITALIA

181.312

136.222

45.090

15,8


Fonte: Elaborazione su dati MIUR elaborazione di F. Laudisa su Roars.it

Il provvedimento applica uno dei decreti attuativi della riforma Gelmini e riguarda 112 mila borsisti per l’anno accademico 2011-12. Una cifra che risente dei tagli al fondo per il diritto allo studio che solo due anni prima interessava 147 mila studenti per una spesa di 399 milioni di euro. Con la “rimodulazione” dei livelli essenziali delle prestazioni prevista dal decreto il numero dei borsisti interessati potrebbe scendere a poco più di 89 mila studenti.

Il decreto determina due indicatori per assegnare una borsa di studio: il merito e la condizione economica delle famiglie di provenienza. Da un lato, abbassa la soglia massima di accesso e dall’altro lato differenzia l’assegnazione della borsa regione per regione. Chi aspira ad una borsa di studio in Lombardia deve dimostrare di avere un reddito Isee di 20 mila euro. In Sicilia deve avere 14.300 euro. Il limite per tutti è poco più di 20 mila euro all’anno. Il decreto terrà conto del rigonfiamento del valore fiscale degli immobili prodotto dall’Imu, oltre ai conti correnti bancari e postali, titoli di stato, pensioni di invalidità e contributi previdenziali, insomma i normali risparmi privati delle famiglie. Se l’Isee di un lavoratore dipendente è di 14.683 euro, con i nuovi indici lieviterà fino a 19.969. Se l’Isee di un lavoratore dipendente è oggi di 17.436 euro, domani aumenterà a 23.314. “Bel trucco a favore dei furbetti del Welfare – scrivono gli studenti sul portale InfoAut – è una promozione di massa nella categoria nominale dei “ricchi”, escludendoli così dalle tutele”.

Il ministro Profumo è intervenuto per smentire l’esistenza dei tagli. Per lui il decreto interviene solo con questa operazione sui criteri dell’accesso. Per gli studenti del coordinamento Link, il discorso è un altro. Sotto accusa è il cambiamento dei criteri Isee e la loro differenziazione su base regionale che allarga la distanza tra il Sud e il Centro-Nord del paese. Uno studente meridionale potrà accedere alla borsa di studio solo se il suo Isee non supererà i 15 mila euro, mentre uno studente settentrionale potrà fare domanda anche se il suo Isee supera il 20 mila euro. Pur con soglie di reddito diseguali, entrambi concorreranno per i posti in una residenza universitaria  che nel frattempo sono stati tagliati. Dunque, che ci sia o meno un taglio nel decreto, il problema riguarda l’Isee. Una sua variazione di mille euro corrisponde all’espulsione di diverse centinaia di studenti dalla fruizione di una borsa di studio. “E’ l’ultimo colpo di coda di Profumo prima delle elezioni” denuncia Link.

Poi c’è la vicenda dei “vincitori di borsa non idonei”. Come si può leggere nella tabella pubblicata in questa pagina, infatti, gli “idonei non beneficiari” in Italia erano 45 mila nel 2010-2011 con un valore Isee minimo pari a 17 mila euro in tutte le regioni. Questo significa che hanno vinto una borsa di studio, ma non hanno trovato ospitalità in una stanza delle residenze universitarie. Esistono casi dove invece le stanze sono state affittate ad altri studenti e non concesse ai vincitori di borsa.

Anche il criterio del merito non convince gli studenti perché il decreto li renderebbe così restrittivi da rendere impossibile ad uno studente di conseguire un numero di crediti formativi tale da mantenere una media alta. L’Udu fa notare che il decreto diminuisce l’importo delle borse destinate agli studenti residente e ai pendolari dal 7 al 12%, mentre l’aumenta per i fuorisede ai quali viene tagliata l’integrazione per l’alloggio la mensa. Il decreto fissa i limiti di età per ottenere la borsa: 25 anni massimo per la laurea triennale, 32 per quelle magistrali o a ciclo unico.

Il fondo per il diritto allo studio era pari, nel 2010-1, a 431 milioni di euro, comprensivi dei contributi delle regioni e delle tasse degli studenti. In Francia lo stesso fondo è di 1,6 miliardi di euro, in Germania di 2.