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5 flash su #csxfactor e primarie del Pd

  1. Tutti e 5 i candidati hanno o hanno avuto responsabilità di governo locale. In tempi di casta e antipolitica lo rivendicano e fanno bene;
  2. Queste del 2012 non sono affatto come le primarie per Prodi del 2005. All’epoca c’erano Pecoraro, Bertinotti, Mastella e Di Pietro… Stavolta tutti e 5 i candidati – anche se differenti – sembrano tutti poter stare nello stesso partito e questo al di là della performance televisiva è politicamente la cosa più significativa;
  3. Ve l’immaginate una cosa analoga per il centrodestra? (A cominciare dal fact-checking)
  4. E’ la prima volta in 20 anni che la sinistra in campagna elettorale non parla di Berlusconi ma di quello che vuole fare
  5. Non è più il Pd all’americana di Veltroni e non è ancora il Pd alla francese di Bersani. Il segretario democratico ha studiato alla scuola di Hollande e si vede. Si sente proprio che Bersani vuole e pensa un partito. Che discute ma è un partito, non una somma di individui.

Insomma, anche stavolta diffido di chi ha già capito tutto e dei tifosi. Questo confronto non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza che innesca meccanismi molto profondi e va interpretato più sulle sfumature che sugli slogan e i tweet.