closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
losangelista

3D Ovvero la morte della prospettiva

James Cameron conferma da Los Angeles di essere impegnato nella preproduzione al di Avatar 2 e 3. I due capitoli conclusivi di quella che e’ destinata ad essere una trilogia di Pandora verranno girati contemporaneamente sfruttando le tecnologie “Real D” sviluppate da Cameron per il primo film. No comment per ora sulle rispettive trame da parte del regista salvo assicurare che le sequel continueranno ad esplorare il pianeta blu il cui bestiario si arricchira’ di numerose creature, tutto naturalmente nel 3D di cui Cameron e’ pioniere tecnico nonche’ infacticabile paladino. Negli ultimi tre anni Hollywood si e’ convertita in blocco al vangelo di cui Cameron e’ uno di massimi predicatori e le tre dimensioni sono ormai generalmente considerate l’inevitabile futuro del cinema grazie anche al 20% circa di guadagno extra che rappresenta per gli studios. Ma il fronte non e’ del tutto compatto. In una lettera pubblicata sul sito di Roger Ebert, il piu’ famoso critico cinematografico americano,  Walter Murch il montatore di Francis Ford Coppola e uno degli editors piu’ rispettati di Hollywood, ha  criticato le immagini in 3D per essere “scure, piccole, stroboscopiche, nauseanti e alienanti”, provocando non poco clamore fra i “tridimensionalisti” , compreso Cameron che ha definito sia Murch che Ebert  “luddisti recidivi” e sostenenuto che il mercato ha gia’ decretato il successo incontrovertibile del 3D. Murch pero’ che ha montato sia Apocalypse Now che Capitan Eo (quest’ultimo il corto di Coppola in 3D appunto, con Michael Jackson) ha esposto in dettaglio le sue ragioni. Le immagini 3D sono effettivamente piu’ scure di circa un apertura diaframmale di quelle convenzionali, viste con gli occhialetti le figure  appaiono inoltre relativamente piu’ piccole delle controparti “fotografiche”. Ma Murch va oltre, affermando che esistono problemi “fisiologici” che impedirebbero al cervello umano di “gestire” il 3D simulato,  in particolare l’incongruenza che si produce  quando l’occhio deve focalizzare lo schermo ad una determinata distanza ma “convergere” stereoscopicamente su distanze virtuali diverse occupate dalle figure rappresentate. Una guerra di religione in cui Cameron risponde con un fervore opposto affermando che il 3D stimolerebbe la memoria e favorirebbe l’apprendimento dei ragazzi. Per quanto ci riguarda pensiamo che Murch abbia le sue buone ragioni e che il 3D scarti, assieme all’uso della prospettiva,  la tecnica  alla base di una cultura pittorica e fotografica centenaria,  sei secoli di geniale ed assai efficace artificio visivo. Non si tratta cioe’ di luddismo ma di genuino apprezzamento per la simulazione prospettica e l’immagine cinematica.