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FranciaEuropa

3,5 milioni in piazza. E adesso?

Polemiche, incertezze e repressione hanno fatto seguito alla giornata di mobilitazione contro la riforma delle pensioni, che è stata un successo con 3,5 milioni di persone nei cortei (dati sindacali, ma anche il ministero degli interni ha ammesso un aumento di partecipazione). Intanto, 61 persone sono state fermate alla conclusione delle manifestazioni e 45 dovranno spiegarsi di fronte ail tribunale. A Parigi, c’è stato qualche scontro. Anche un giornalista ha denunciato di essere stato aggredito dai poliziotti, mentre cercava di filmare la fine della manifestazione in place de la Bastille. La presenza dei giovanissimi ai cortei rende il governo nervoso. Le polemiche crescono: il governo ha accusato l’opposizione di “strumentalizzare” i giovani, che “non hanno niente a che vedere con una riforma che riguarda i vecchi”. I giovani rispondono, al contrario, che la cosa li riguarda, non solo perché c’è la questione del lavoro in un periodo di forte disoccupazione. Il collettivo Retraintes une affaire de jeunes chiede ora che gli anni di studi e i periodi di stage vengano calcolati negli anni di contributi obbligatori (41,5 nel 2020). Una dicharazione di Ségolène Royal ha messo nell’imbarazzo anche i socialisti: l’ex candidata alle presidenziali del 2007 ha invitato i liceali a scendere in piazza “in modo molto pacifico”. “Irresponsabile”, “demagogica” è stato il coro della maggioranza, a cominciare da Eric Besson, l’ex socialista oggi ministro dell’immigrazione e pilastro del sarkozysmo.

La sola risposta di Sarkozy alla mobilitazione è stata che “la riforma andrà in porto”. Le manifestazioni, che nessuno adesso si sogna più di denigrare, vengono lette come “una grossa risposta a una grande riforma”. Il Senato dovrebbe votare tutti gli articoli della legge entro sabato, nuova giornata di mobilitazione in tutta la Francia. Il governo non cede, i sindacati nemmeno.  Oggi ci sono state molte assemblee, gli scioperi continuano nelle ferrovie e nei trasporti urbani. A Marsiglia, c’è sciopero nelle mense scolastiche e nella nettezza urbana. A preoccupare il governo è soprattutto il movimento che ha corso nelle raffinerie: ormai, in undici sulle 12 che conta la Francia, c’è sciopero. Il terminale di Le Havre è bloccato. C’è il rischio di penuria di carburante. Per i trasporti, i sindacati studiano altre forme di lotta, meno penalizzanti economicamente per i lavoratori che un susseguirsi di giornate di sciopero. Ma tutti si interrogano sull’avvenire di un movimento, che è in crescita, che sta diventando politico, ma che non trova sponde sicure nell’opposizione, con un Partito socialista che non ha una poszione chiara su come salvare il sistema pensionistico. Sarkozy, che farà passare la riforma a tutti i costi, rischia una vittoria di Pirro che potrebbe pagare nelle urne nel 2012. I sindacati, in un paese dove la sindacalizzazione è bassissima (8%), rischiano di dover incassare una sconfitta storica, malgrado la forte mobilitazione e l’appoggio dell’opinione pubblica. Il giorno dopo la grande mobilitazione e a tre giorni da una nuova giornata di manifestazioni, la stituazione è bloccata. Nessuno di azzarda a fare previsioni sull’esito di questo braccio di ferro. C’è chi evoca la possibilità di un nuovo ’68, chi, al contrario, teme un’implosione.