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losangelista

Fog of War

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Gran profusione di articoli e servizi questa settimana sui media USA in occasione della ricorrenza del decennale della “campagna” irachena. Apparentemente lo scoccare del decennio requisito autorizza ora la distaccata analisi storica del fenomeno e l’adozione dell’intonazione documentaristica dei servizi commemorativi. Nella media, per carita’, ci sono anche alcune retrospettive  esaurienti delle tappe di una delle avventure belliche piu’ sconsiderate della recente storia americana. Una rievocazione della guerra lanciata dal trampolino di trasparenti menzogne sulle presunte armi di distruzione approntate da Saddam Hussein e condotta in seguito dal direttorio coloniale accampato in una zona verde  a meta’ fra il quartier generale di MacArthur e un MASH per contractor privati – con le tragiche conseguenze che sono ben note e ora, col beneficio della prospettiva dei posteri, improvvisamente  accettate dagli stessi media che non se n’erano finora accorti. Ma nel coro tardivo del compunto rammarico spicca ancora qualche falco, riesumato per commentare la ricorrenza. Fra gli scheletri che affollano l’armadio iracheno e’ rispuntato ad esempio Richard Perle, fra i principali architetti della guerra di conquista neocon. In una surreale intervista ai microfoni di NPR, il falco recidivo degli anni ruggenti di Bush ha affermato che “non e’ ragionevole” chiedersi ora se l’invasione dell’Iraq fosse giustificata dato che “allora le decisioni vennero prese nella convizione che fossero nell’interesse della difesa di questa nazione” (gli USA, ndr). Alla domanda dell’intervistatrice se la morte di  5000 soldati americani e centinaia di migliaia di vittime irachene pesino in qualche modo sulla valutazione a posteriori, Perle, fautore all’epoca di una tolleranza zero verso ogni voce critica, ha affermato  “mica si puo’ ora dieci anni dopo cominciare a dire ‘forse non avremmo dovuto…’”.  Quindi per ricapitolare:  non si puo’ stare troppo a ragionare per il sottile quando c’e un emergenza nazionale (quand’anche palesemente fabbricata) e dopo, a cose fatte, e’ inutile stare li troppo a rimuginare.  Unico possibile rammarico contemplato da Mr. Perle: essere rimasti ad occupare il paese invece di ritirarsi subito dopo averlo fertlizzato per la democrazia. Da parte nostra ringraziamo Mr. Perle per aver ricordato a tutti quale spudorata faccia di tolla avesse allora – e ancora ha – il volto guerrafondaio e criminale del neoconservatorismo.