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losangelista

Matrimoni Gay: la lezione dei Civil Rights

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Nel 2004 mi occupai di un inchiesta sul movimento dei matrimoni omosessuali che andava allora prendendo forma nelle storiche roccaforti gay della West Coast, da West Hollywood a Portland e a San Francisco, dove per alcune settimane i matrimoni erano stati legalizzati  prima di venire nuovamente vietati dalle autorita’ statali. C’era gia’  allora l’impressione di assistere ad una evoluzione storica ma sembrava anche che il movimento fosse destinato a lunghi anni, forse decenni, di lotta in un paese dove due terzi dei cittadini gli si dichiaravano apertamente contrari. Il grafico sopra invece  fotografa quanto radicalmente sia cambiata la situazione in meno di dieci anni, un capovolgimento repentino ed epocale che vede oggi una netta maggioranza dell’opinione pubblica american favorire i matrimoni per gay. Si e’ trattato di un effetto della spaccatura generazionale che e’ anche forte componente del successo di Barack Obama il quale non a caso ha di recente sposato apertamente la causa gay a partire dall;’accesso all’esercito poi con la dichiarazione di favore dei matrimoni durante la campagna elettorale posizione che ha ufficializzato negli scorsi giorni chiedendo alla corte suprema di abrogare la defense of marriage act (DOMA), la legge che nel 1996 ha inserito il divieto ai gay di sposarsi nella costituzione. A di la di quello che si possa pensare del matrimonio  come istituzione o come obbiettivo di un movimento – la sua interdizone ad una porzione della cittadinanza e’ una posizione impossibile in una democrazia laica e  liberale. Il diritto universale al matrimonio si avvicina dunque a passi inesorabili –  inevitabile conclusione,  come da anni sosteniamo, dell’ultima grande battaglia per i diritti civili di una societa’, quella americana, fisiolgicamente eterogenea,  la cui coesione dipende dal superamento, perlomeno nominale, delle differenze sociali. La corte suprema a maggioranza conservatrice potra’ anche negare in questa istanza l’apertura chiesta da Obama, ma l’argomento di anticostituzionalita’ su cui e’ predicata l’opposizione reazionaria e’ destinato a fallire perche’ le norme di “differenziazione preventiva” tipo il DOMA,  come  gli statuti segregazionisti dello scorso secolo nel sud razzista, sono intrinsencamente contraddittori. La separazione delle razze sotto la dottrina  del “separate but equal” venne defintivamente  confutata nei decenni di lotta per l’eguaglianza e sancita dalle grandi riforme parlamentari della Great Society. Dati  quei precedenti,  il disperato tentativo  della destra teocon di applicare un regime di simile “uguaglianza parziale” ai gay rappresenta una battaglia di retroguardia costituzionalmente insostenibile.  L’argomento per cui il matrimonio agli omosessuali  “non serve” visto  che le coppie gay usufruiscono  gia’ di tutti i privilegi del caso tramite le unioni di fatto serve paradossalmente solo ad evidenziare l’assuridita’ della distinzione (la fondamentale fallacia  dell’argomento  deriva in realta’ dall’insistenza di un ruolo dello stato nel sancire un istituzione religiosa – il vero autogol della strategia conservatrice). Proprio la concessione di ogni diritti eccetto il matrimonio esigerebbe una giustificazione impossibile di un’eccezione “culturale”.Dal un punto di vista di una costituzione fondata sull’uguaglianza  diventa cosi’ chiaramente insostenibile la negazione di uno specifico diritto ad una sola minoranza. Daltronde se le lotte sui civil rights in America hanno insegnato qualcosa e’ che quando l’opinione pubblica si allinea con la volonta politica, anche il progresso istituzionale diventa inevitabile. Coincidentalmente la corte suprema e’ chiamata in questi giorni ad esprimersi su un altro problema collegato a quella stagione di lotte e progresso sicale: il voting rights act,  la legge che corono’ il movimento per l’effettiva uguaglianza garantendo nel sud l’accesso al voto dei neri, a quali  veniva regolarmento precluso con ogni sorta di pretesto da statuti razzisti locali. E’ probabile che la corte spinta dall’ultarconservatore Antonin  Scalia decida ora di azzerare la legge che vieta di modificare le regole elettorali senza previa autorizzazione del ministero di giustizia. La legge potrebbe venir dichiarata anticostituzionale perche’ non universale ma mirata unicamente ad un gruppo di stati (gli ex segregazionisti). A 50 anni dalla marcia su Selma potrebbe cosi’ cadere una delle principali conquiste del movimento di Martin Luther King. Uno sviluppo fortemente caldeggiato dai repubblicani per i quali inibire  l’accesso ai seggi da parte delle  minoranze che integrano la coalizione Obama costituirebbe un forte vantaggio.