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Mahony: Ombra sul Conclave

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Articolo di prima oggi sul Los Angeles Times sui preti pedofili – una storia tornata di forte attualita’ in USA e particolarmente nella maggiore diocesi americana, Los Angeles, per la converegenza di una serie di avvenimenti recenti, non ultime le dimisssioni di papa Ratzinger. Roger Mahony, ex cardinale in carica, si appresta a partire per Roma per partecipare al conclave che scegliera’ il successore di Benendetto – un  viaggio che avra’ luogo sotto il peggiore degli auspici a causa dei 12000 documenti appena pubblicati per ordine del tribunale (malgrado i tentativi dell’arcidiocesi per evitarlo). Il carteggio delinea le manovre della gerarchia eccelestatica per far fronte allo scandalo della dilagante pedofilia fra i preti della diocesi negli anni 80 e 90 documentando per la prima volta  in dettaglio le insabbiature, i trasferimenti e la generale omerta’ che caratterizzarono  allora gli inefficaci  provvedimenti per neutralizzare i preti-predatori che si acannivano sui bambini in parrocchie seminari e scuole cattoliche del California. Fatti ormai gia’ tristemente noti, ma il dato nuovo che emerge dal carteggio, documentatao nel pezzo del Times,  riguarda  le  numerose comunicazioni fra l’ex arcivescovo Mahony e Roma, in cui il cardinale chiedeva il permesso di agire nei confronti degli indiziati sbattendo sull’impenetrabie  muro di gomma  del Vaticano. E’ una dinamica corroborata dal documentario di Alex Gibney in onda durante questo mese su HBO (Mea Maxima Culpa di cui abbiamo gia’ parlato). Parlando principalmente del caso dell’istituto per ragazzi sordomuti di Milwaukee il cui padre priore Lawrence Murphy si macchio’ di centinaia di abusi, Gibney documenta come numerose missive di deuncia spedite al Vaticano da vittime,  avvocati e anche dal vescovo di Milwaukee che chieeva i permesso di rimuovere Murphy dal suo incarico e allontanarlo dai bambini,  caddero in un silenzio tombale. Il documentario di Gibney illustra una analoga versione dei fatti per quanto riguarda il caso irlandese, altro paese in cui dilagava il flagello degli abusi “parrocchiali” sui bambini. Anche qui le richieste di autorizzazione a procedere spedite a Roma dai prelati irlandesi rimasero senza risposta  – e in alucni casi gli interventi vennero esplicitamente  proibiti dalla congregazione per la dottrina della fede dove, per volonta’ dello stesso Rtzinger, transitavano tutti i fascicoli pedofilia. Insomma dopo le rivelazioni sugli scandali stessi,  emerge in America – sulla stampa e nei tribunali – il quadro oltre che e della spregevole inefficacia dei prelati locali, sempre di piu’  anche quello di una responsabilita’, o quantomeno una colpevole rimozione, da parte dei vertici del Vaticano che le lettere pubblicate mostrano ora essere stati meticolosamente informati. Quando per il moltiplicarsi delle azioni legali, lo scandalo ha assunto dimensioni impossibili da ignorare, il Vaticano ha poi scelto in alcuni casi di addossare la responsabilita’ dei mancati provvedimenti – il caso della famosa  lettera ai vescovi irlandesi – proprio alle diocesi che avevano reclamato un’autorizzazione a procedere. E’ un quadro che delinea sempre piu’ chiaramente l’immagine di una gerarchia anacronsitica alle prese con una modernita’ che si mostra incapace di comrendere – a scapito di migliaia di giovani vittime inermi . Uno scontro fra la concezione arcaica di infallibilita’ e quella di stato laico di diritto. Rimane da augurarasi che gli eventi prendano ora lo stesso corso ovunque avvengano gli stessi crimini;  ovvero presumibilmente dappertutto,  a meno di non voler davero illudersi che Irlanda e USA s rappresentino in qualche modo perverse eccezioni. Il Times ricorda che fra il 2001 e il 2010 il dicastero che era stata presieduto da Ratzinger,  prese in esame oltre 3000 fascicoli provenienti in grande maggioranza dalle diocesi americane  (nel 20% dei casi i preti indiziati vennero espulsi dal sacerdozio). Dobbiamo sperare che l’ignavia che ha rallentato e isnabbiato tanti casi dolorosi,  cessi ora anche nei luoghi – soprattuto nel terzo mondo – dove, se la statistica non e’ un opinione, contunano ora crimini di cui non siamo ancora a conoscenza; e’ il messaggio che la prossima presenza a Roma di Mahony implicitamente esprime.
LucaCelada