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Lo scienziato borderline

#30N : giornata di lotta in Italia

Il 30 novembre è un’altra giornata che vede la presenza di molti momenti di lotta in tutta Italia, ormai trasformata, essendo un’unica grande opera inutile e imposta, anche in un’unica grande Piazza per la protesta.

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Protesta anticapitalista e anti-imperialista a Torino e Roma. Contro lo scellerato patto militare ed economico di guerra fra i governi Italiano ed Israeliano scende in Piazza il popolo che lotta per la sopravvivenza della Palestina e dei Palestinesi ad un’occupazione militare che dura dal 1948.

Il vertice Letta-Netaniahu doveva tenersi a Torino, ma poi la mobilitazione abbastanza forte dei vari Comitati proPalestina li ha convinti a spostarsi a Roma. Non importa: la protesta li seguirebbe anche se si riunissero a Lampedusa.

L’Italia non sia complice di Israele. E’ con questa parola d’ordine che in tutta Italia movimenti e comitati di solidarietà con il popolo palestinese si mobitano da settimane per contestare il vertice tra il governo italiano e quello israeliano.

Un vertice all’insegna della cooperazione militare. L’Italia è protagonista della cooperazione con Israele, e dal punto di vista del mercato di armi è al secondo posto solo dopo gli Stati Uniti con 500 milioni di euro di scambi nel settore bellico solo nel 2012: ciò avviene in un contesto in cui Israele continua ad essere attiva nella destabilizzazione e nella balcanizzazione del Vicino Oriente. Il che non impedisce alla Nato di proseguire un processo di integrazione di Israele che vede nelle esercitazioni congiunte nel Negev israeliano un momento saliente. Le ragioni per dire ‘no’ all’amicizia e alla cooperazione tra Italia e Israele sono quindi molte: dalla natura colonialista di uno stato che persegue la guerra e la pulizia etnica nei confronti dei palestinesi e la natura aggressiva ed egemonica della nuova destra sionista che ormai governa Israele da una decina d’anni e che ha visto l’ascesa della famiglia Netanyahu sostenitrice del progetto della Grande Israele. Conseguenza del fallimento degli accordi di Oslo, è che in questi venti anni Israele ha perseguito una continua colonizzazione con l’obiettivo di rendere impossibile la costituzione di uno Stato Palestinese indipendente, facendo mancare – come hanno denunciato anche le Nazioni Unite – la continuità territoriale e le risorse minime necessarie.

il governo israeliano non viene quindi in pace in Italia, ma per cercar complici per la sua guerra e anche per provare a vanificare gli accordi sul nucleare fra Iran e potenze occidentali, accordo che sottrae ad Israele lo spauracchio nucleare iraniano da agitare davanti al mondo: è e resta Isrsele a possedere centinaia di bombe atomiche pronte al lancio, e al di fuori del Trattato di non Proliferazione Nucleaare. Israele non va quindi accolto firmando accordi militari e commerciali, ma applicando un boicottaggio – anche a livello accademico – simile a quello che si ebbe per il Sudafrica dell’apartheid.

La lotta anticapitalista e contro le grandi opere inutili e imposte come il TAVe per i beni comuni si terrà il 30.11 anche a Venezia, dove
SABATO 30 novembre, alle ore 14, si terrà una giornata di mobilitazione regionale in difesa della qualità della vita.
Servirà a dire no alle grandi opere, no al consumo di suolo ma si alla democrazia ed ai beni comuni, si al diritto di respirare, lavorare, vivere in Veneto. E non solo.
La manifestazione partirà dal piazzale della stazione di Venezia. Questo il percorso: Strada Nuova – Campo San Bortolomio – Sant’Angelo – Ponte dell’Accademia – Zattere – Ponte della Marittima – S. Basilio – Carmini – S. Margherita -S. Tomà.

Infine, importantissimo il Presidio NOMUOS che si terrà a Palermo sempre il 30.11 a partire dalle ore 15:00. IN PIAZZA TEATRO MASSIMO.
Un presidio informativo sul MUOS, sulle prossime iniziative di lotta ed opposizione al MUOS, dove specialmente il fronte giudiziario dei ricorsi al TAR vede azioni e scadenze importanti. È inoltre un anno da quando è stato istituito il Presidio Permanente NOMUOS a Niscemi, e due anni da quando è stato pubblicato il Rapporto di Massimo Coraddu e mio che ha svelato a tutti gli onesti i trucchi sporchi dello stato italiano e di quello USA, oltre che della passata amministrazione regionale siciliana. Il 30 novembre quindi, alle ore 15:00, presidio NOMUOS a Palermo in Piazza Teatro Massimo: e sarà necessariamente anche un presidio antifascista.

Come Movimento No Muos sentiamo poi la necessità di chiarire le motivazioni per le quali non aderiamo alla sfilata organizzata per le 16:30 dalla sedicente “Rete No Muos” che si definisce apartitica e non schierata dal punto di vista ideologico. Ci risulta che dietro la sigla “Rete No Muos” ci siano: lo Spazio Identitario Atreiu di Palermo e Casa Pound di Palermo, due delle sigle che fanno capo al comitato regionale Terra Nostra che raggruppa alcune organizzazioni di estrema destra siciliane. Questa rete che si definisce apartitica, quindi, ha alla sua base importanti realtà politiche che hanno condizionato e continuano a condizionare il panorama partitico della destra. Queste motivazioni sono per noi già sufficienti per dire NON ADERIAMO.
Il Movimento No Muos, infatti, è antifascista, antimafioso, antirazzista, antiomofobo e antimilitarista.
Per noi, dire no al Muos significa tendere a un modello culturale e di sviluppo della Sicilia che vede la nostra terra come luogo di incontro di culture, come terra di pace e di accoglienza. Nella stessa data, a Niscemi, ad Alcamo, Messina, Palermo, etc…, si stanno organizzando iniziative di sostegno ai migranti. Diciamo via alle basi USA e NATO e diciamo sì all’accoglienza e alla Sicilia come crocevia di culture.
Le motivazioni che sostengono l’iniziativa del 30 novembre a Palermo sono dunque populiste e strumentali e non escludiamo che tendano a un certo revisionismo storico.

Mi sia consentita, esaurita la cronaca, una mia riflessione personale proprio su questo ultimo punto.
Da circa settant’anni assistiamo alla ricorrente pretesa di ideologi e ideologie di destra estrema di essere “sociali”, “anticapitalisti” e “per il popolo”.
L’origine di questo marciume privo di senso – la destra fascista è emanazione e serva del capitale, quindi ovviamente non può essergli contro – deriva dalla “socializzazione” fantoccio proposta dai repubblichini con la Carta di Verona del 1944: in un’Italia violentata dagli occupanti nazisti, dalle deportazioni, dalle squadre di assassini fasciste, Mussolini e l’ex-Comunista traditore Bombacci riesumarono convulsioni socialistoidi fuori da ogni realtà: gli operai risposero all’operazione populista con gli scioperi e subirono rappresaglie e deportazioni.
Il primo atto del CLN, appena sgorgato il marciume fascista, fu abrogare la leggetruffa sulla pretesa socializzazione.
Sono passati 70 anni e c’è ancora chi pretende di ripetere la stessa truffa: feccia neofascista, razzista e violenta, degna erede del fucilatore Almirante e dello stragista Rauti, che ha come personaggio carismatico nientemeno che l’assassino bombarolo Delle Chiaie, cerca di mescolarsi a noi pretendendosi anticapitalista, notav, nomuos e qualunque altra lotta, nella quale infiltrandosi, possano riuscire a snaturare e rendere perdente.
La risposta è – e sarà sempre – la stessa di Sandro Pertini, quando un Mussolini cadavere vivente scrisse nell’aprile 45 ai socialisti per “vendere” la pseudosocializzazione in cambio dell’incolumità sua e dei suoi complici criminali: “la proposta non sarà presa in considerazione alcuna”.