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losangelista

308,745,538 Americani

Tanti sono quelli  contati ufficialmente dal censimento di quest’anno, un aumento netto di  27.345.538 rispetto a dieci anni fa, mica male, ma con un tasso di crescita (9,7%) ben inferiore a quello del precedente decennio (13.2%). I dati del census bureau preludono ad un riassestamento politico importante, infatti in base ai rilevamenti demografici vengono ricalibrati, con una formula matematica di rappresentativita’, i numeri dei parlamentari che siedono in congresso in rappresentanza di ogni stato  (suddivisi in 435 collegi elettorali). In Michigan, cuore della deindustrializzazione metalmeccanica, ad esempio la popolazione e’ scesa  e lo stato perdera’ un seggio alla camera (il senato ha per legge due rappresentanti fissi per ogni stato). I  numeri delle rispettive popolazioni si traducono cioe’ in potere politico e su questo fronte ci sono cattive notizie per i democratici: molti stati “blu” (New York, New Jesey, Massachussets, Pennsylvania, Illinois, fra gli altri) hanno registrato flessione o stgnazione della popolazione e sono quindi destinati a perdere parlamentari in distretti liberal. La maggior parte della crescita si e’ invece registrata in stati tradizionalmente conservatori: Florida, Arizona, Texas – quest’ultimo dovrebbe guadagnare quattro rappresentanti. La California, caposaldo democratico, non ha perso ma per la prima volta nella storia non ha accresciuto la propria delegazione di 53 parlamentari. Dati che confermano la macrotendenza di declino industriale  del nordest progressista e delle grandi citta’ e l’emergere di molta provincia “tradizionalista”, ma i numeri raccolti negli utimi dieci anni sono anche in netto ritardo sull’attualita’ e non riflettono che tangenzialmente gli effetti della recente crisi economica. Lo stato che registra la maggiore crescita demografica (35%) ad esempio risulta ancora il Nevada dove il boom e’ terminato ormai da anni e mentre sulla carta il sudovest potrebbe essere una roccaforte repubblicana il censimento non misura appieno potenziali fattori come il rafforzamento costante dell’elettorato ispanico, democratico in grande maggioranza.