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losangelista

Eldorado

California – era il nome della mitica isola popolata di fulgide amazzoni descritta ne Las Sergas de Esplandian, la novella castigliana scritta da Garci Rodriguez de Montalvo nel 1510. Parve a Hernan Cortes il nome perfetto con cui battezzare il lembo di arida terra che aveva scoperto al largo della costa messicana nel 1536. Nella leggenda l’isola governata dalla regina Calafia si ergeva sull acque del pacifio “molto vicino al paradiso terrestre”. Cortes in realta’ aveva scoperto la lunga penisola oggi chiamata Baja California, pien di cactus saguaro e di amazzoni manco l’ombra, ma il nome, trasferito alle terre settentrionali annesse dagli Stati Uniti in seguito alla guerra, preventiva e preveggente, del 1847, ha mantenuto e amplificato la valenza di eden, utopia, Eldorado. Dalla febbre dell’oro alla summer of love – ha costruito la reputazione di incubatore di sogni e pulsioni smisurate, esportando surf e noir, chip di silicio e silicone hollywoodiano fino a colonizzare larghe fasce dell’immaginario occidentale e mondiale. Sottratta al Messico con guerra proditoria oggi e’ punto d’accesso al proprio pezzo di California dream per l’orda bruna che e’ l’ultima onda dell narrativa immigrante USA. Luogo di confinee e laboratorio, stato e stato d’animo – buon posto per fare un film, progettare un auto elettrica o gustare un barbecue coreano coi controfiocchi. Apriamo qui questo spazio per sondare, opinare, e scrivere di questo luogo/concetto, fluttuante e etereo e imperfetto nella possibilita’ di illuminare uno sguarcio su quello che Phil Ochs chiamo’ la location per il capitolo finale dell’uomo occidentale. Riservandoci naturalmente di spaziare imprevedibilmente e uscire del tutto fuori tema. Buona navigazione.