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Street Politics

Brasile: Fernanda Melo scrive a Dilma Rousseff

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Esplode la rabbia per la proposta della presidente di chiamare “migliaia di medici stranieri” per risolvere le lacune disastrose del sistema sanitario nazionale. Riportiamo una lettera di Fernanda Melo, giovane medico, che vive e lavora nel Brasile rurale:

Dilma, lascia che ti dica una cosa! Sono laureata da sette anni presso l’Università Federale Fluminense e, da allora, per scelta di vita, lavoro nei piccoli centri all’interno del Paese. Ho già lavorato in ogni angolo… Tu non sai quello che io ho già vissuto, non solo come medica, ma come cittadina brasiliana. Ho già dovuto comprare medicine con i miei soldi, perché una madre aveva solo 2 reais (meno di un euro) in mano per comprare del pane…. Sai cos’è uno stanzino? Hai mai visto un pronto soccorso? Io sì. E molti. Sai cosa vuol dire vedere una madre e un figlio dormire in una stessa branda perché non c’è spazio neanche per una sedia? Già ho visto brande così incollate, così incollate l’una all’altra che, nell’ora delle visite, dovevamo far uscire i pazienti uno a uno perché non era possibile entrare in reparto (…). Ho già aspettato 12 ore per una semplice analisi del sangue. Ho già perso un paziente prima di poter ottenere una semplice ecografia. Ho già visto guanti usa e getta essere riciclati. Ho già trasportato in ambulanza per 40 km un bebè prematuro di 1 kg per vederlo morire davanti alla porta di un altro ospedale, senza poter far nulla. Sull’ambulanza non c’era niente.

C’è di più, calma! Ho già dovuto scegliere, direttamente o indirettamente, chi doveva vivere. O morire…Ho già sentito le bestemmie dei pazienti, disgustati di tanto abbandono, e che nel momento della rabbia, si sfogano con il medico, con me, con i miei colleghi, con l’infermiera, la receptionist, la sicurezza, ma mai con te… Hai già sentito qualcuno dirti in faccia: mio figlio sta per morire, ed è colpa tua? No, vero? E la colpa non era mia, ma era tua, forse. O del tuo predecessore. O del suo predecessore… Ho già visto gente morire: ovvio! Un medico vede sempre gente che muore; ma di appendicite, perché non c’era posto in sala operatoria, o un’ambulanza per il trasferimento o un letto in un altro ospedale? Agonizzando di insufficienza respiratoria, perché non c’era un tubo, un respiratore? D’infezione, perché non c’erano antibiotici? Siamo preparati a vedere la gente morire, ma non in queste condizioni. Ah, Dilma, tu davvero non sai quello che ho visto! Ma lasciati dire una cosa: portare medici da Cuba, da Marte o da qualsiasi altro luogo, non risolverà nulla! E tu lo sai. Stai solo cercando di ingannarci con queste stronzate. C’è tanta negligenza, tanta carenza, tanta impreparazione … Le persone si ammalano a causa della fame, della sete, della mancanza di servizi igienico-sanitari e di un’istruzione e, quando arrivano in ospedale, riversano su di noi tutte le loro frustrazioni, le paure, le incertezze… Ma a volte non ho ago e filo per fare una sutura, come posso aiutarvi con tutte le vostre sofferenze! Il problema dell’interno del Brasile non è la carenza di medici. È la mancanza di strutture, di interesse, di vergogna sul volto. Sul volto di questa gentaglia che ti accompagna! Non è solo lo stipendio che noi pretendiamo. Io non voglio guadagnare molto in un luogo dove devo fingere di fare medicina. E penso che la maggior parte dei medici brasiliani non lo voglia.

Ringraziamenti a Giorgio Sica

  • Gabriele Grossi

    Fernanda,
    concordo con la tua analisi sulla mancanza o precarieta delle strutture in Brasile,
    ma ti sei dimenticata di dire che la grande maggioranza dei medici, con alcune lodevoli eccezzioni, originari della classe medio-alta, si rifiuta di andare a lavorare in municipi all’interno del paese, nelle campagne, nel sertao…
    O finge di andare a lavorare in ospedali pubblici, timbra il cartellino e se ne va nel proprio consultorio privato, abbandonando la popolazione…
    La maggioranza degli studenti di medicina sogna di aprire uno studio in citta grandi e di guadagnare rapidamente molti soldi lavorando con la classe medio-alta.
    Che esistono corporazioni e baroni reazionari nelle universita federali di medicina,, che impediscono o cercano di impedire l’acceso alle classe popolari, che non vogliono applicare la legge sulle quote (per negri, indios e poveri)..
    Importare medici da Cuba potra offrire um modello di medicina della familia e di salute collettiva con grandi vantaggi per la popolazione piu povera.
    O que non esclude che possano esistere medici degni della loro professione, ma costituiscono uma minoranza, per mia esperianza diretta.