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2014, l’anno di iBeacon

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Apple ha perso il suo tocco magico? In tanti nel mondo dell’hi tech sono pronti a giurare che dopo la morte del fondatore-guru Steve Jobs la corporation di Cupertino non è più in grado di immaginare prodotti come l’iPod, l’iPhone e l’iPad. A ben vedere, in effetti, nel giro di dieci anni Apple ha “rivoluzionato” i consumi culturali di centinaia di milioni di persone, portando l’integrazione tra Internet, creatività e mobilità a vette impensabili. Basti pensare che l’iPad e i tablet di massa hanno meno di 4 anni di vita e oggi sembrano già un’invenzione “matura”.

A ben vedere però sotto le scocche di alluminio e le nuvole di software dal design raffinato, i prodotti Apple che riescono “bene” sono quelli che rivoluzionano non tanto un singolo oggetto (un telefono o un lettore mp3) quanto un’intera esperienza. L’iPod ha cambiato per sempre l’ascolto musicale, l’iPhone telefonare, l’iPad leggere e lavorare on line. Per il 2014 in molti si aspettano un gadget “indossabile” tipo orologio, oppure – si mormora da anni – un nuovo tipo di televisione e nuove interfacce tra l’uomo e l’automobile.

Tutte le mosse della Apple guidata da Tim Cook però lasciano immaginare un’altra direzione, più “basica” ma altrettanto “rivoluzionaria”. C’è una cosa che milioni di americani (e non solo loro) amano fare più di ogni altra. E la fanno tutti i giorni. Comprare.

Comprare non solo on line ma soprattutto in un negozio. Miliardi di persone viaggiano per chilometri pur di mettersi in fila a una cassa con qualcosa in mano. Qualcosa che forse desiderano, che cercano per sé o per qualcun’altro. Qualcosa che vogliono. Comprare è un processo identico a se stesso da decenni. Ci si aggira tra gli scaffali, si chiede a un commesso, si prova, si prende, si paga. Tutti abbiamo sperimentato nella vita quanto gratificante e allo stesso tempo umiliante possa essere l’esperienza di comprare qualcosa.

E allora se Apple riuscisse a cambiare l’esperienza di acquisto nei negozi come ha fatto con l’iPod per l’industria musicale niente sarà più come prima. Non è un caso che Cook abbia scelto come nuovo capo della divisione retail (quella addetta alle vendite) Angela Ahrendts, attuale amministratrice delegata del polo del lusso britannico Burberry’s, una delle menti più brillanti del settore.

Lo strumento della possibile rivoluzione consumistica c’è già e si chiama iBeacon. Si tratta di piccoli dispositivi bluetooth a basse radiazioni appena lanciati negli Apple Store americani. Questi “fari” per lo shopping sono in grado di collegarsi al telefonino quando passi molto vicino a qualcosa che ti interessa. Oppure se entri nel negozio ti forniscono informazioni utili, per esempio se il tuo ordine è arrivato o dov’è lo scaffale dell’oggetto che volevi provare oppure se c’è uno sconto particolare.

L’intera industria hi tech già si interroga sui possibili usi degli iBeacon in ogni dove, dai ristoranti (menù personalizzati o piatti adatti alle persone allergiche) ai supermercati (perché non pagare direttamente con iBeacon addebitando la spesa sul telefonino?) fino alle linee aeree e agli hotel (il “faretto” della stanza ti comunica tutto quello che c’è da sapere sull’albergo e la città che stai visitando).

I caffè dotati di iBeacon potrebbero offrirti una copia del manifesto direttamente su iPad mentre sorseggi tranquillamente un espresso. In altre parole, ciò che cercano di fare oggi tutte le aziende del mondo è una compravendita senza attrito, facile e sempre più personalizzata, in modo da unire le fasi di ricerca di un prodotto, scoperta, pagamento e prova nel più breve lasso di tempo possibile e nel modo più gratificante possibile.

Sembra fantascienza ma anche i tablet tre anni fa lo erano (e oggi si usano a scuola). Come sempre, a Cupertino tutto procede nel segreto. Ma connettere facilmente gli scaffali fisici a quelli virtuali, la spesa off line a quella on line, unire in modo nuovo produttori e consumatori potrebbe essere la vera pietra filosofale del 2014.