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losangelista

Contraddittorio Obama Style

Il presidente si giustifica ad uno scettico Jon Stewart

Ieiri Obama e’ andato ospite da Jon Stewart, una partecipazione straoridnaria al talk-show progressista del comico mirata ai voti “giovani”. Quelli della base mobilitata con successo nel 2008 e che i sondaggi prevedono ora tornati alla consueta apatia e, peggio, alla delusione dopo il primo biennio Obama. Per lui una platea “amica”, fino a un certo punto: Stewart ha espresso chiaramente il disappunto progressista per le politiche espresse fin’ora dalla sua amministrazione. In particolare la resa sulla riforma sanitaria, annacquata fino a riusltare poco piu’ di una timida revisione del regolamento per le polizze  private. E il salvataggio immediato di Wall Street in cambio di niente in particolare, affidato perdipiu’a Larry Summers economista gia’ presidente di Harvard e uomo dalle marcate simpatie di sistema. Incisivamente criticato da Stewart, il presidente si se’ trovato alla sbarra ed e’ apparso visibilmente a disagio e sulla difensiva, parafrasando il proprio slogan elettorale: “era change you can believe in, non change you can believe in 18 months” mentre Stewart ha sfottuto il titolo del suo libro : “va bene speranza ma cosa ne e’ stato dell’audacia? Una mezz’ora difficile per Obama ma piuttosto onorevole per Stewart che ha veicolato  la critica sempre piu’ articolata da sinistra al presidente democratico. Il momento peggiore per lui  e’ statao senz’altro quanndo per difendere l’operato economico e lo stimulus plan ha affermato che Summers ha fatto “un’ottimo lavoro” ripetendo con infelice lapsus la famigerata frase di encomio di George Bush Jr. per il suo direttore della protezione civile Michael Brown durante il disastro Katrina: “heckuva job!”.