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Freddie’s Dead – Baltimora brucia

Passione secondo il Baltimore PD - l'affresco nella New Bethel Baptist Church

Passione secondo il Baltimore PD – l’affresco nella New Bethel Baptist Church

Oltre ad essere la location di The Wire Baltimore ospita la sede nazionale del NAACP basterebbero questi die dati a farne una città “topica” dell’esperienza afroamericana. Dalla scorsa settimana poi è l’ultimo epicentro della guerra strisciante che sta sconvolgendo l’America del 2015. Un elenco infinito di violenze e omicidi di neri ammazzati dalle polizie di città come  Ferguson, Los Angeles,  New York,  Oakland, St Louis, North  Charlston… Uno stillicidio infinito contro cui dallo scorso autunno si è mobilitato il maggiore movimento per i diritti civili in 40 anni. L’ultimo episodio  appunto è avvenuto a Baltimora una città con una popolazione nera che equivale al 63%  – più ancora di Washington DC, la Chocolate City. La vittima designata stavolta  è stata Freddie Gray, 25 anni rincorso da un manipolo di poliziotti dopo aver cercato di scappare di corsa dal controllo di una ronda del suo quartiere, uno dei ghetti del cuore nero della città. È scappato Freddie, diventando una delle prede più frequenti dei poliziotti – “un nero che corre” – lo stesso crimine di Walter Scott tre settimane fa a N. Charlston. Acciuffato, ha ricevuto il pestaggio di ordinanza ed è stato caricato su un furgone su cui sono saliti anche i poliziotti. Quando quel cellulare è giunto al commissariato Freddie aveva la Colonna vertebrale spezzata e le ore contate – dopo due giorni è morto. Secondo un copione collaudato a fronte della rabbia della gente, gli agenti sono stati “sospesi con paga” mentre il dipartimento si è trincerato dietro le solite farraginose dichiarazioni di “indagini in corso” . Intanto però il capo del sindacato di polizia della città non ha avuto problemi in definire “tentativi di linciaggio” le richieste della gente indignata di arrestare gli agenti responsabili – usando un termine propositamente incendiario nei confronti della comunità afroamericana e serrando i ranghi della polizia secondo l’antica frattura razziale che scorre nel sangue del paese. Davanti al muro blu – alla sordità di chi non vuole sentire gli slogan di “black lives matter” che da mesi echeggiano nel paese – le manifestazioni si sono fatte più esasperate ieri le prime volanti spaccate. Oggi i funerali programmatic alla New Shiloh Baptist, storica parrocchia afroamericana – sin dalle prime ore del mattino c;era gene in fila, migliaia hanno gremito la chiesa dove dietro all’altare campeggia un affresco che raffigura un cristo nero in croce ai cui piedi polizia con cani e pompe attacca manifestanti afroamericani. Scene simili si sarebbero ripetute di li a poco fuori dalla chiesa. In anticipo del funerale la polizia ha pensato di rilasciare un altro comunicato provocatorio – sulla tregua di Crips e Bloods le gang della città che in onore di Gray hanno sospeso le ostilità col patrocinio della Nation of Islam. Nel bollettino allarmista firmato dal capo della polizia il fatto è diventato “una taglia sui poliziotti della città”. In questa atmosfera hanno avuto luogo le esequie evento consuetamente catartico che come sono di per se i funerali gospel carico in più con di tutta la rabbia repressa di un intera città. Dietro alla bara Bianca in cui giaceva Gray erano seduti famigliari, pastori notabili e e politici. C’era la figlia di Erica Garner ucciso dalla polizia di New York, la madre di Amadou Diallo ammazzato anche lui a Queens, Jesse Jackson a rappresentare la vecchia guardai del movimento –   Obama ha mandato una delegazione dalla casa bianca. Finiti gli spiritual sono cominciate le omelie. “Siamo qui perchè tutti ocnsocimao molti Freddie Gray. Troppi” ha detto William Murphy Jr, l;avvocato che rappresenta la famiglia. “non siamo qui per piangere Baltimora ma per piangere il nostro paese. Gli occhi del mondo ci guardano oggi e ci chiedono se sapremo dare la giusta risposta a questa ennesima ingiustizia . (…) Siamo onesti, non saremmo qui se non fosse per un’altro video. Chiediamo ai poliziotti di assumersi le proprie responsabilità come chiedono ai cittadini di farlo” ha concluso, le sue parole accolte da grida spontanee di “no justice no peace!”. E così è stato. Poco dopo la cerimonia i cordoni di polizia in assetto antisommossa sono state oggetto di sassaiole sempre più fitte e con le cariche la situazione è degenerata in battaglie campali nei quartieri circostanti in cui turme di ragazzi hanno distrutto dozzine di volanti, sotto gli occhi delle telecamere e dei cronisti  che deploravano in diretta le azioni dei “vandali”. Anche questo un copione liso, un ipocrita finzione: i soprusi di decenni, gli assassinii a ripetizione ignorati fin quando la rabbia scoppia inevitabile e si serrano indignati i ranghi contro la “violenza insensata” che dilaga. Ma la verità semplice l’aveva detta poco prima nell’omelia del funerale il reverendo Jamal Bryant: “Non so come si possa essere neri oggi in America e rimanere silenziosi. Con tutto ciò che è accaduto come si possa tacere  mentre i nostril bambini vengono ammazzati per strada”. A Baltimora oggi, come per l’America nera,  non c’è ne giustizia ne pace.