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losangelista

Rosie the riveter 2.0

I sondaggi, le inchieste e le statistiche in generale e’ noto hanno valore relativo rispetto allo stato delle cose, ma a volte servono davvero a illuminare dinamiche effettive nelle societa’. Il dato demografico di cui parla questo servizo della National Public Radio americana e’ uno di questi. Le donne, giovani e senza figli  (22-30 anni) guadagnano oggi in USA l’8% in piu’ delle controparti maschili. E’ una bella controtendenza ad una realta’ che vede le donne economicamente subalterne agli uomini dalla rivoluzione industriale. Infatti come categoria generale, gli stipendi delle lavoratrici americane ammontano ancora solo all’80%  di quelli dei colleghi maschi. Eppure per l’ultima generazione la situazione e’ ora, per la prima volta nella storia capovolta o quasi. L’antecedente di questo dato e’ l’educazione: da un paio di decenni ormai le ragazze studiano di piu’, costituiscono la maggioranza in quasi tutti gli atenei  (in alcuni campus, come molti black colleges il rapporto e’ femminile per 2:1) e una donna ha oggi il 50% di probabilita’ in piu’ di un uomo di conseguire una laurea.  Questo ha determinato l’immissione sproporzionata di donne in posizioni manegeriali che a sua volta ha reso la forza lavoro femminile meno vulnerabile alla recessione di quanto lo sono stati gli uomini, sproporzionalmente collocati nei settori manifatturieri, i piu’ colpiti dalla crisi.  I dati raccolti dal Cenusus Bureau non garantiscono che il vantaggio i prolunghi su tutta la carriera anche perche’ una donna ha piu’ probabilita’ di interrompere il lavoro una volta che ha dei figli, ma cosi’ a occhio e croce e’ difficile non vedervi un effetto piuttosto tangibile e concreto  di una positiva macrotendenza femminista dell’ultimo mezzo secolo. E nelle coppie giovani comincia ad essere norma accettata che sia lei a guadagnare di piu’.