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Islamismo

Tulkarem, i maschi ballano…

 

 

TULKAREM

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FOTO MARIO BOCCIA

La scena è questa: tulkarem, serata di festa e danze tradizionali palestinesi.
ragazzi (uomini) ballano insieme una danza tradizionale e le loro coetanee
donne, chiuse in una stanza e da dietro una finestra, li osservano ballare.
una di loro li fotografa con una piccola macchina digitale. è l’unico modo che
hanno di “partecipare” alla festa.

  • eugenio lorenzano

    Mi dispiace , potrebbe sembrare molto di destra quello che mi accingo a scrivere….ma non lo e’ ! Ho letto svariatoe volte il corano ed ho dato un esame di diritto islamico all’Ist. Universitario Orientale di Napoli ma ho capito che l’islam e’ sessuofobo ,maschilista e sessista. La donna viene considerata un essere assolutamente sottomessso e senza diritti. Dove vi sono paesi islamici c’e’ sempre tristezza negli occhi delle donne che non hanno nemmeno il diritto di guardare negli occhi degli uomini non appartenenti al loro nucleo familiare. Questo e’ il lato che non mi fa assolutamente apprezzare l’Islam. Figurarsi se e’ permesso il ballo misto in Palestina ????

  • Gianpaolo Sartori

    le immagini , sono eterne. non è così il tempo.

    la tradizione , è la memoria di un popolo , e questa non la si può
    cancellare , a meno che non si decida di non appartere più
    a questo popolo;
    anche qui , in italia , vi sono tradizioni che vedono uomini armarsi
    di tutto punto , e con spade e scudi , partecipare ad un palio
    dove si ricorda la disfida di barletta , ed altre tradizione che
    colte nella singola immagine ci pongono una domanda sui caratteri
    di questo popolo;
    ma se è tradizione , sembra naturale , cogliere i caratteri antichi culturali senza confondere il presente; il presente , è dentro le mura di casa , ne le strade , nei lavori , nelle relazioni; è assai , una pratica brutta , cercare nelle radici di un popolo l’essenza del presente e progettarne il futuro , nella nostra ricerca quando si arriverà alle radici , si scoprirà che queste nulla hanno a che fare con il presente , perchè queste hanno vissuto , si sono modificate , mutate , sono diventate; anche i palestinesi hanno vissuto le metamorfosi; ma evidentemente per qualcuno l’unica maniera per capire è semplificare , ed occorre sempre capire a tutti i costi e velocemente;

    un pensiero , che pone la sua base sull’eternità , non può essere più di tanto commentato; magari , un giorno qualcuno potrà parlarci della palestina , delle sue strade , dei suoi uomini , delle sue donne , dei suoi sogni , delle sue ribellioni , delle sue ricerche , delle sue conquiste , delle sue sofferenza , delle sue difficoltà , delle sue paure , dei suoi amori , dei suoi odi , del proprio popolo;

  • danilo recchioni baiocchi

    Che tristezza!…

  • aca

    Nuovo Cinema Paradiso.

    Ricordo una volta, molti anni fa, passeggiando per Al Manama (Bahrain), in compagnia della mia fidanzata (francese), passammo di fronte ad un’anziana donna con lo chador. Ebbene, questa, sollevo il velo e ci sputo’ per il disprezzo, apostofandoci con parole a noi incomprensibili.
    Io stavo vivendo un momento magico, ero cosi’ felice di quella storia d’amore tanto candida ed appassionata, che l’attacco di quella vecchia bigotta non mi scalfi’ neppure di un millimetro.

    Guardo questi ragazzi cosi’ straordinariamente belli (tutti, maschi e femmine) e provo grande tristezza che debbano vivere chiusi in compartimenti stagni, senza poter interagire, senza poter giocare insieme fin dalla piu’ tenera eta’, senza poter godere del gioco dell’attrazione e del rispetto e diventare adulti insieme, conoscendosi. Tutto viene regolato da assurde norme medievali, castranti, sessuofobe, che contribuiscono solo al disconoscimento reciproco ed al fallimento potenziale dei matrimoni.
    Vorrei tanto che questi ragazzi si potessero prendere la mano e ballassero insieme. Come desiderano.

    Io sono stato in Nicaragua nei primi anni ’80. Nonostante gli attacchi della Contra e le ristrettezze economiche, c’era un grande senso di liberazione dalle ottuse costrizioni religiose cattoliche, inclusa una grande liberta’ sessuale. Perche’ per arrivare alla liberta’ I Palestinesi si devono far incenerire il cervello dall’islam? Non vedo il nesso. Mi sa tanto che sia il contrario: finche’ c’e’ l’islam a mettere il cappello su una rivolta assolutamente legittima, mi sa tanto che I palestinesi non arriveranno mai da nessuna parte.

  • similaun

    Mi pare facile trarre le conseguenze da queste immagini, che gettan annche una luce sinistra sui rapporti con gli israeliani. I fatti sono i fatti, “la filosofia” è solo mistificazione

  • eugenio lorenzano

    Caro Gianpaolo Sartori, non per spirito di polemica, ma ahimè il discorso della tradizione attraverso il ballo è valido ed interessante. Ma il problema è che tuttora oggi è vietato dalle ferree regole coraniche un ballo misto….è proprio questo che mi da obiettivamente tristezza.

  • ghazi

    ma secondo voi tutti i musulmani sono praticanti? è possibile questo uniformismo? siete proprio capaci di concepire questo? io sono musulmano, vengo da una terra di islam, vedo i canali arabi, i film, gli sceneggiati, leggo i libri, ascolto la musica, vedo i festival, vedo e vivo i rapporti che ci sono nella mia famiglia, nel mio quartiere, nelle famiglie dei miei amici, nel mio ambito lavorativo, e trovo realtà diverse, per non dire diversissime di quello che raccontate o vedete e mi dico perche? perche cercare di rendre un miliardo e mezzo di persone un unica massa uniforme e monoforme? come potete mettere assieme nord sud, occidente ed oriente, asia, europa, africa america, australia tutti assieme in unico brodo e dire che sono tutti tristi sotto la ferrea legge islamica?
    per non dire di chi ha detto che fino a quando sara l’islam a battersi per la palestina non ci sara mai niente per la palestina, ricordo a chi vuole ricordare che in palestina ci sono anche i christiani, che subiscono igni giorno le stesse vessazioni dei loro fratelli musulmani, ed il non essere musulmani non li ha fatti salvare ne terra, ne case ne vita e tantomeno dignità.
    svegliatevi, vredo che state guardando il mondo da un buco, e cosi con un occhiata lo abbraciate tutto, beati voi

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    mi dispiace che tu non abbia notato il titolo di questo blog che non è islam bensì islamismo, che è ben diverso. Inoltre mi spiace anche che tu non abbia mai letto quello che scrivo anche sulla palestina, oltre che su altri paesi musulmani, altrimenti non mi avresti scritto queste cose. questa risposta vale anche per molte altre lettere che non vogliono cogliere le differenze che io sottolineo sempre. Io non ho mai visto il mondo da un buco, sono sempre andata a verificare sul posto
    giuliana

  • aca

    Caro ghazi, a me invece dispiace che tu non sia in grado di distinguere la tua persona dall’islam. Tu continui a ripetere, in vari posts, che tu sei musulmano, ma non dici mai io sono turco, afghano, brasiliano… Scusa ma mi sembra un’assurdita’. Io posso dire di essere un italiano non credente. E perfino la definizione del mio essere italiano (o non credente) mi risulta un limite, una forzatura dentro alla quale sono costretto, per brevita’. Io mi considero un universo, come considero ogni altra persona, del resto.
    Io sono una persona, prima di essere socialista, ateo, italiano, maschio, con i capelli neri…
    Capisci la differenza?

    In Italia non esiste un obbligo di associare la propria essenza ad una religione. Siamo liberi.
    Questo e’ dovuto a lotte secolari per la liberta’ e la laicita’.
    Nella maggior parte dei paesi islamici e’ vietato rifiutare l’islam (con pene piu’ o meno severe, fino alla pena di morte), cosicche’ i cittadini di detti paesi trovano “normale” dirsi musulmani, che equivale a dirsi cittadini nel resto del mondo.
    Ma non puo’ esistere identita’ senza liberta’: sei tu sei costretto a dirti musulmano, vuol dire che la tua identita’ ti viene imposta, da regimi dittatoriali. E’ una tragedia che in molti di questi paesi i non-musulmani siano non-cittadini.
    Persino la tua analisi delle lotte Palestinesi cita le sofferenze dei cristiani, non le sofferenze delle persone.
    E’ possibile che tu faccia un salto ed abbracci la comunita’ umana, senza identificazioni religiose, puntando ad un sentire universale?
    Io sono sicuro che puoi farlo.
    Con amicizia.

    PS Io ogni tanto scrivo qualche riga su questo bel blog di Giuliana. Magari dico delle sciocchezze, ma i miei poveri scritti non sono identificabili con Giuliana, ne’ con altri scrittori.
    Giuliana ha visto con i suoi occhi e vissuto sulla sua pelle tante cose. Forse varrebbe la pena di portare un po’ piu’ di rispetto.

  • Esule

    Già, sembrano veramente tristi ed ingiusti i comportamenti che certe popolazioni molto differenti da noi hanno nelle relazioni sociali tra uomini e donne, il problema è che anche noi spesso ai loro occhi risultiamo tristi e ingiusti. La violenza nei confronti di una qualsiasi persona è sicuramente deprecabile e da condannare, sia questa fisica o psicologica, però non bisogna banalizzare con commenti da turisti, una cultura radicata in un tessuto sociale magari da secoli. Cerchiamo di non assumerci troppo facilmente il diritto di dire agli altri ciò di cui hanno bisogno, anche perché sarebbe meglio riflettere bene su ciò che andiamo a proporgli in alternativa. Non è che dalle nostre parti siano tutte rose e fiori, forse su molte cose potrebbero loro insegnarci qualche cosa. Sicuramente le condizioni delle donne in certi paesi sono di grande sofferenza, ma cerchiamo di capire da loro cosa e come vogliono cambiare, per non creare lacerazioni tra persone che comunque sono mogli, mariti, figli, con il rischio di dargli in cambio un sistema sociale che stiamo vedendo in questo periodo quanto valido sia.
    Saluti da Esule

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    cerchiamo di non banalizzare per favore, parlare delle discriminazioni e delle violenze che subiscono le donne nel nostro paese e negli altro,almeno per una donna, è una grande sofferenza. Buona parte della mia vita negli ultimi anni l’ho passato in paesi musulmani e penso di non aver nullla da insegnare loro ma di avere sì un dovere come donna e come giornalista: dare voce a chi in quei paesi non ha voce e tanto meno nel nostro. Chi ha la voglia e la pazienza di leggere sul mio libro Il prezzo del velo potrà trovare tante esperienze di lotta delle donne, e non solo, nei paesi musulmani. Quello che mi chiedo è perché nell’era della globalizzazione dobbiamo andare avanti con il paraocchi, interpretare il mondo con un relativismo culturale che ci fa condannare gli altri a condizioni di vita che non augureremmo a nessuno di noi, in nome della tolleranza giustificare violenze ingiustificabili, non è razzismo anche questo?
    Io condanno tutti i fondamentalismi da qualunque parte vengano, dall’occidente, da casa nostra o dall’oriente. Questo non vuol dire essere di destra ma avere il coraggio di essere veramente di sinistra.
    giuliana

  • Gianpaolo Sartori

    salve ,

    anch’io ho notato solo adesso il titolo , ‘la maschera de l’islamismo’; credo che se si vuole trovare non la verità , ma almeno un elemento di umanità e di comunicazione universale , quella del cuore , occorre toglierci le maschere , e vale tanto per le maschere occidentali quanto per le maschere orientali;
    ma , queste maschere , come il velo , non si possono togliere con la forza o con la violenza , è solo parlando col cuore che si risvegliano gli altri cuori;
    sono parole semplici , forse ideali , ma un linguaggio è universale ed umano , ed è il linguaggio de l’amore;
    certo , esiste anche tutta una pratica di lotta , di resistenza , e poi di liberazione , e non si potrà fare a meno di costruire sopra questo linguaggio;
    è nelle nostre coste , che approda lo spirito del mondo , che scuote il nostro cuore , e ci riporta alla memoria , quello che siamo , uomini;

    ciò , che trovo disforme , è la lotta che vedo a volte portata avanti , come una lotta tra maschere , una lotta tra culture;
    e credo , forse , che se una lotta deve essere portata avanti , questa debba andare oltre quella culturale , e basarsi su una condivisione di sentimenti , certo , non è semplice perchè a volte le culture sono i contenitori di questi nostri sentimenti , ma proprio per questo , occorre sapere che attaccare una cultura , o una religione , essendo i contentitori di una infanzia o di una vita , si rischia di attaccare questa stessa infanzia e questa stessa vita;
    credo sia una buona pratica , quella di cercare il cuore delle persone , e credo anche che tante , alcune , di queste maschere nascono per difendere questo cuore da belve senza rispetto;

  • Andrea Faso

    Ciao Giuliana,
    leggo i tuoi articoli e i tuoi libri da anni…
    Da tempo leggo con interesse questo blog.
    Pur essendo in gran parte concorde con quello che scrivi c’è un qualcosa di fondo che mi disturba un po’.
    Provo a spiegarmi.
    Una cosa è l’islamismo e un’altra è la lotta per i diritti delle donne.
    Non sono due cose nettamente separate…anzi…però sono due cose diverse…
    La condizione femminile in tutto il mondo è di disparità rispetto al maschio. Per motivi religiosi e culturali in primis.
    Ovviamente ci sono situazioni che sono ritenute “accettabili” e altre così gravi da raccogliere la nostra attenzione.
    Sicuramente l’islamismo promuove un modello sociale e culturale che, rispetto al nostro status occidentale appare barbaro (non lo dici te…lo dico io…) ma rispetto ad altre realtà non dominate dall’islam le differenze si assottigliano. Penso alle zone rurali dell’india per esempio, oppure all’africa equatoriale.
    Per questo motivo ritengo sia pericoloso se non sbagliato addossare tutta la responsabilità della condizione femminile di alcuni paesi all’islamismo. Ci sono dei processi socio-culturali molto complessi che si devono sviluppare affinchè la società possa “evolversi”.
    Sicuramente la condizione cui sono sottoposti i palestinesi (a Gaza in particolar modo) non aiuta questi processi, anzi…
    Io non dico sia giusto che le ragazze stiano a guardare mentre i ragazzi ballano…però rispetto alle torture quotidiane e alla catastrofe a cui sono costretti loro malgrado è davvero di primaria importanza porre l’accento su questi comportamenti?
    Le ragazze israeliane sono libere addirittura di andare in galera pur di rifiutare di fare il servizio militare mentre le ragazze palestinesi spesso subiscono mille discriminazioni.
    Ma la differenza è data solo dall’islamismo o anche dalla condizione in cui gli uni e gli altri vivono da 60 anni?
    E’ sbagliato ritenere che se ai palestinesi fosse stato concesso un loro stato, una loro dignità nazionale e personale, oggi hamas non sarebbe il partito più votato e la popolazione femminile palestinese sarebbe molto più libera?
    Non è forse chiaro a tutti che è stata proprio la radicalizzazione dello scontro a creare il radicalismo mussulmano (o meglio…non a crearlo ma a dargli forza si…)?

    Ripeto, apprezzo il tuo lavoro, però a volte mi pare che il tuo punto di vista sia troppo vicino all’oggetto, il che è anche un merito, ma porta al rischio di distorsioni e miopie…

    Andrea

    p.s.: chiedo perdono se non sono stato chiarissimo…ho la febbre alta ma ci tenevo lo stesso a lasciare il mio piccolo contributo alla discussione.

  • ghazi

    caro aca,
    nessuno mi obbliga a definirmi musulmano, o meglio chi mi obbliga a fare questo sonno tutti quelli come la signore sgrena che vogliono abolire la nostra, la mia identità per identificarmi solo come musulmano, se ho parlato dei christiani in palestina era solo per rispondere a qualcuno che ha detto che il problema viene dall’oltranzizmo dei musulmani, come vedi non sono io a limitare la mia identità alla mia religione o credo.
    ti posso assicurare che ho molti amici atei, non credenti mezzi credenti, religiosi, ed anche integralisti (nel senso del rispetto integrale di quello in cui credono) e ti posso assicurare che nel mio paese che è la tunisia nessuno è mai stato ucciso o impriggionato perche negava l’islam, per un fatto semplice, che queste sono cose private, niente puo dire se sei credente o non, falso o vero, niente distingue l’uno dall’altro, e non c’è nessuno che indaga i cuori o i cervelli per saperlo.
    è questo che volevo dire, le realtà dei paesi a maggioranza islamica, sono diversissime fra di loro, e dentro un solo paese le realtà sono pure diverse fra di loro, ed è oserei dire riduttivo, se non poco intelligente e ragionevole, cercare attraverso qualche esperienza vissuta in qualche paese portare un giudizio e dare delle spiegazioni in assoluto.
    è come se io portassi un giudizio su tutti gli europeo, dalla mia esperienza in un villagio dell’olanda dove si consuma hashish e dicessi tutti gli europei sono consumatori di hashish e questo è a causa della loro cultura.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    caro andrea pur leggendo quello che scrive sicuramente perlomeno non hai letto quello che ho scritto sulla Palestina…
    giuliana

  • ghazi

    cara giuliana, il titolo del tuo blog è le maschere dell’islamismo, vero, ma forse dovresti spiegare ai tuoi lettori che cosa è l’islamismo, e quale è la differenza fra islam ed islamismo, poi se mi permetti una precizazione, non c’è un islamismo, ci sono correnti, movimenti politici e filosofoci o teologici, che sono molto diversi fra di loro, anche se sembrano avere un collante di pensiero unico sono molto diversi fra di loro ed arrivano pure a delegittimarsi, a farsi la guerra e a massacrarsi.
    nella maggiore parte dei casi,queste persone o correnti, cercano di affrontare il declino del mondo musulmano attraverso il fatto religioso, dopo che tutti i movimenti di liberazione o rivoluzianari di sinistra e di ispirazione socialista hanno fallito, hanno preso l’avvento loro, basandosi su di una lettura semplice delle cose, siamo deboli perche abbiamo abbandonato, dio ed il senso morale, prima di poter ritornare forti dobbiamo ritornare puri, dunque ad una questione politica si risponde con una risposta religiosa, o meglio dire una risposta politica mascherata dal fatto religioso.
    in molti luoghi sono l’unica opposizione che resiste al potere corrotto, e questo gli da una certa legittimita, laddove arrivano al potere, dimostrano lo stesso grado di corruzione di nepotismo e di scarsa adaguatezza nel dirigere la rinascita dei loro paesi, si perdono nelle forme e dimenticano l’essenza (come per esempio in iran, badare al modo di vestire, a come si ci comporta per strada, a cosa si beve…) e finisce li, ma le vere cose da fare (ridare dignita alla gente, ripristinare la giustizia, abolire le paure, rendere la gente uguale davanti alla giustizia, incoraggiare l’onesta, proteggere i debboli, aiutare e sostenere gli ultimi, incoraggiare la conoscenza, la scienza, la creativita, combattere l’ignoranza, la corruzione… che sono i cardini della dottrina sociale dell’islam) tutto questo dimenticano di attuarlo, alla fine sono solo gruppi che vogliono il potere, che una volta che l’hanno avuto non lo lasciano più, facendosi passare per i difensori della religione, si danno pure il diritto di chiamare chi dissente, peccatore, e traditore satanista.
    queso è l’islamismo

  • Andrea Faso

    Mah…in realtà si, ho letto quello che hai scritto anche sulla palestina ma questo sta nella nostra memoria e non compare nella foto pubblicata.
    Inoltre la mia “critica” non è riferita unicamente alla palestina ma è più generica e riferita anche ad altri articoli che hai scritto.
    Non so se la mia critica sia giusta…magari mi sbaglio…ma mi avrebbe fatto piacere avere una risposta pertinente e non una impertinente.

    Con affetto,
    Andrea

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    caro andrea una foto (fatta evidentemente da un fotografo molto sensibile), come gli articoli che ho messo nel blog sono una rappresentazione, certo parziale, di una realtà che comunque deve fare riflettere(se hai voglia di leggere un saggio su questo puoi leggere il mio ultimo libro: Il prezzo del velo).
    Comunque, a giudicare dalle risposte, quasi tutte di maschi, in qualche modo le mie “provocazioni” colpiscono nel segno. Tuttavia le responsabilità dell’oppressione delle donne non è sicuramente da cercare solo nell’islamismo, io penso che tutte le religioni, e non solo nelle interpretazioni più fondamentaliste, siano contro i diritti delle donne. Non solo le religioni, ma anche e soprattutto una cultura patriarcale che va ancora per la maggiore quasi ovunque. E poi tradizioni, leggi tribali, etc. Io mi occupo di una parte di questo panorama perché è quello che conosco meglio, non pretendo di essere una tuttologa, allora sì scadrei nel sentito dire. Quindi spero che qualcuno, e ci sono già, si occupi di integralismo cattolico e cristiano, ebraico, hindu, etc. etc. Non considero l’oppressione della donna l’unico effetto negativo dei fondamentalismi, ma la negazione dei diritti delle donne è sicuramente un parametro per misurare il livello di democrazia di un paese. Quindi ogni paese dovrebbe incrementare il proprio livello…
    giuliana

  • danilo recchioni baiocchi

    Cara Giuliana, personalmente sono stato molto contento dell’apertura di questo blog, del contenuto dei suoi articoli e delle sue osservazioni, fino all’ultimo intervento. Francamente trovo sconcertante, per amore di verità, la sua affermazione secondo la quale tutti gli integralismi sarebbero uguali. Credo che sia necessario tenere conto del messaggio che le singole religioni trasmettono e del modo in cui sono state presentate dai loro fondatori per poter fare un discorso serio in materia. Soprattutto, la pura e semplice equiparazione fra cristanesimo e qualche altra religione mi sembra estremamente superficiale (e per questo sorprendente da parte Sua).
    In sintesi, se per integralismo si intende il desiderio di vivere la proprio fede in totale aderenza al messaggio della stessa e ad imitazione di chi l’ha rivelata, allora se si desidera seguire il messaggio e l’esempio di Gesù non si seguirà esattamente il messaggio e l’esempio di chi – ad esempio – nel comunicare la rivelazione ricevuta (e presumibilmente comportandosi coerentemente con la stessa) ha combattuto guerre, tagliato la gola ai prigionieri ebrei, comprato e venduto mogli, etc.
    Insomma, se penso a degli integralisti cristiani, mi vengono in mente (in ordine sparso) Francesco d’Assisi, madre Teresa di Calcutta, don Pino Puglisi, Martin Luther King. Avercene di più di integralisti così! E’ vero che i cristiani non sempre si sono comportati coerentemente con quello ciò che Gesù ha predicato, ma non dimentichiamo che chi l’ha tradito era il cassiere della comunità e il primo a rinnegarlo ne era stato appena nominato capo.
    Giungendo al ruolo della donna nel cristianesimo, e per marcare bene le differenze, ricordo in sintesi cose che conoscono tutti, cioè che non è ammessa la poligamia, che Gesù ha espresso per tempo quello che pensava della lapidazione e che non aveva alcun problema a parlare con le donne, giudee e samaritane, sante e peccatrici.
    La mia sensazione – mi smentisca se sbaglio – è che avendo ricevuto delle critiche del tipo “non mi sarei aspettato di trovare questi articoli sul Manifesto”, etc. si sia sentita in dovere di dire qualcosa di sinistra, anche a scapito della verità.
    Cordialmente e con stima