closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
EBOOK

Padroni dello spazio – 45 anni del manifesto28 aprile 1971 - 28 aprile 2016. Quarantacinque volte al giro di boa, le origini, le battaglie, le polemiche. Un quotidiano comunista ieri, oggi, domani

Un numero speciale di 128 pagine a colori per festeggiare i 45 anni della testata. In edicola dal 28 aprile, in pdf sul sito dal 9 maggio a 2 euro.

SCARICA IL PDF 3 euro

Ecco l’indice, più sotto, l’editoriale di Norma Rangeri.

Un quotidiano comunista

Valentino Parlato  – Ieri, oggi, domani

Luciana Castellina – Falce, martello e canguro

Lidia Menapace – Le culture di via Tomacelli

Vecchi e nuovi muri

Rossana Rossanda – L’Europa meticcia

Il pensiero critico

Alberto Asor Rosa – Capitani coraggiosi

L’eresia

Erri De Luca – La scintilla del dissenso

La comunicazione

Carlo Freccero – La propaganda delle élites

L’Italia dei referendum

Mauro Paissan – Quei 19 milioni per il divorzio

Andrea Fabozzi – Gli astensionisti eravamo noi

Luigi Pintor – Tre consigli amichevoli all’onorevole Fanfani

Le battaglie

Gianpasquale Santomassimo – Contro la tirannia del presente

Marco Revelli – Hanno smontato la catena

Tonino Perna – La nostra frontiera

Piero Bevilacqua – Un ambiente difficile

Alessandro Dal Lago – I protagonisti del cambiamento

Bia Sarasini – Tra uguaglianza e differenza

Giuliana Sgrena – Dopo le primavere donne in trappola

Giuseppe Di Lello – Un’altra e diversa magistratura

Mauro Palma – La critica dell’emergenza

Stefano Rodotà – Le stagioni delle riforme

Daniele Vicari – La nostra storia in quattro mosse

Italia

Guido Moltedo – L’epopea dei bottegologi

Giovanna Pajetta – La Lega all’alba del ventennio

Micaela Bongi – Caccia al consenso, la politica a fette

Daniela Preziosi – La cattiva stella dell’unità a sinistra

Internazionale

Tommaso Di Francesco – La puzza della guerra

Zvi Schuldiner – Canale di pace

Alessandro Portelli – Good morning America

Dentro il giornale

Silvana Silvestri – Alias, un oggetto speciale

Geraldina Colotti – Viaggio in un mondo assai poco diplomatique

Marco Bascetta – Lo scavo della vecchia “Talpa”

Sarantis Thanopulos – Il futuro latente… del manifesto

Gli scrittori

Emanuele Trevi – Comunista, antropologia di una parola

Andrea Bajani – La panchina degli incontri

La notizia siamo noi

Riccardo Barenghi – Siamo qui, come sempre

Giuliana Sgrena – La mia verità

Gabriele Polo – Con le sue parole

Le polemiche culturali

Valentino Parlato – Aiuto domestico

Antonio Peduzzi – Tex l’operaista

Luigi Pintor – Slip

Dedalus (alias Umberto Eco) – La pèsca di maleficenza

il manifesto domani

Matteo Bartocci – Alzare lo sguardo insieme ai lettori

Benedetto Vecchi –  La carta catturata dal web  

Andrès Ladrillo – Nuovo manifesto, grafica del futuro

Letture d’archivio

Luigi Pintor – Una domenica al cinema con Gandhi

Michelangelo Notarianni – Pace

Lucio Magri – Nuova sinistra, un anno di svolta

Vittorio Foa – Risposta all’Unità

Aldo Natoli – Le due Cine

K.S. Karol – La solitudine di Gorbaciov

Nel mezzo del cammin di nostra vita

Quarantacinque anni, la speranza di riacquistare presto la testata, i progetti per il futuro. L’anomalia felice di un quotidiano nazionale che tiene aperto uno spazio politico nella sinistra italiana

Norma Rangeri

Padroni dello spazio, dice il nostro titolo stellare. E’ l’augurio di poter festeggiare questo compleanno del manifesto con la conclusione del processo d’acquisto della testata. Per diventare padroni del giornale, come siamo sempre stati fino alla crisi della vecchia gestione, ereditando una pesante Liquidazione amministrativa. Che speriamo di salutare al più presto. Grazie anche alla generosa sottoscrizione dei lettori-sostenitori.

Torneremo così a essere editori puri al 100%, una cooperativa di giornalisti e di soci lavoratori, un’impresa collettiva che da 45 anni va ogni giorno in edicola e intende restarci ancora a lungo.

Questo speciale sul nostro 28 aprile precede la scommessa di rilancio del quotidiano, del settimanale Alias del sabato e Alias della domenica. Stamperemo finalmente a colori, con un corpo tipografico più grande e leggibile e, di conseguenza, pubblicando articoli più scelti e più brevi, in omaggio alla difficile arte della sintesi (come insegnava Luigi Pintor).

Navighiamo in un mare insidioso, in un mercato difficile e sempre più concentrato, dominato dagli interessi di banche e imprenditori, con i quotidiani usati per opache battaglie di potere. Il territorio della carta stampata è concimato dal connubio tra affari e politica, con ricche dépendance nei paradisi fiscali.

Se volete rinfrescare la memoria su peccati e peccatori può servire la lettura dell’ultimo romanzo di Umberto Eco “Numero Zero”. Il racconto di un giornale che forse non uscirà mai, una serie di “numeri zero” pagati dalla losca figura dell’industriale Vimercate, il Commendatore, realissimo personaggio di fantasia, che usa giornalisti poveri in canna per far scrivere articoli apparentemente d’inchiesta, in realtà infarciti di messaggi per ricattare politici e imprenditori con la sola minaccia di una possibile pubblicazione. Naturalmente sono articoli destinati a restare chiusi in cassaforte, in cambio di un biglietto d’ingresso nel salotto buono della finanza e della politica. Eco affonda lo sguardo, lievemente e in profondità, nei trucchi della manipolazione, nel retrobottega dei poteri occulti. Iniziando dal dopoguerra, inquadra la radice fascista del doppiofondo repubblicano, anni ’60, poi ’70 e ’80 fino a Tangentopoli. Quei frutti avvelenati non sono marciti, sono pezzi di fondamenta robuste, che stanno dietro (gli Stay-behind, con la declinazione italiana di Gladio) gli equilibri internazionali e sorreggono il mappamondo.

Il manifesto naviga in questo mare con poche zone di acqua chiara ma con la sua esistenza tiene aperta una rotta, un habitat politico e culturale trasparente.

Quando nacque, il 28 aprile del 1971, nessuno immaginava una vita così lunga.

Quarantacinque anni sono un’età rispettabile, soprattutto perché lungo questo tempo non sono state poche le difficoltà, politiche ed economiche, in alcuni momenti contrassegnate da situazioni di profonda rottura. E se c’è un rammarico è non poter festeggiare questo nostro compleanno insieme alle tante amiche e amici, compagne e compagni che hanno contrassegnato, con la loro passione e partecipazione, questa particolare esperienza politica. Eppure siamo ancora qui, non per difendere una storia o un passato ma per avere un ruolo nell’informazione – e nella politica – italiana. La nostra particolarità è nella diversità di essere un quotidiano nazionale, di fare i giornalisti in totale libertà, autonomia, indipendenza.

Da 45 anni il manifesto rappresenta la voce di chi non trova ascolto nei grandi organi di informazione, racconta la vita delle persone che spesso non hanno rappresentanza, mette insieme le spinte, le forze, le istanze di chi crede che un cambiamento, un vero cambiamento, politico, sociale, culturale sia possibile. Le donne e gli uomini che collaborano ogni giorno con noi ci aiutano a tenere il filo delle nostre idee, nel trascorrere degli anni, nella memoria e nel presente.

Il loro antico incontro con il giornale parla di passione e di impegno intrecciati alle battaglie su cui riflettono scrivendone anche in questo inserto.

Impossibile enumerarli, per tutti citiamo i decani della compagnia: Alberto Asor Rosa e Stefano Rodotà. All’inizio di questa festa di compleanno trovate alcuni dei padri e delle madri del manifesto (Valentino Parlato, Luciana Castellina, Lidia Menapace). E un articolo di Rossana Rossanda, che si legge come fosse scritto ieri. Insieme a loro, nell’archivio del cuore, i fondatori che ci hanno lasciato (Luigi Pintor, Aldo Natoli, Lucio Magri), insieme a chi (K.S. Karol, Michelangelo Notarianni, Vittorio Foa) è entrato, via via, a far parte dell’album di famiglia. Insieme a tutti gli altri sono la nostra affettuosa e solida compagnia. Insieme a noi e ai lettori danno senso al mosaico di una comunità fraterna e disinteressata dentro questa casa di carta.

Quando, l’estate scorsa, abbiamo aperto le pagine del giornale a un ampio dibattito a più voci, c’è stata la conferma, semmai ce ne fosse stato bisogno, che c’è vita a sinistra, anche se, come vediamo ogni giorno, questa ampia area che si richiama a tradizioni socialiste, comuniste, democratiche, appare, anzi è, frantumata, dispersa, competitiva, raramente animata da momenti davvero unitari. C’è una miopia, una forte miopia, che impedisce di vedere oltre il proprio ombelico politico, spesso segnato da protagonismi e da bandierine polverose.

Da tempo andiamo dicendo, ma è sempre stata una caratteristica del manifesto, che la vera forza della sinistra è nell’unità di intenti e di obiettivi, nella capacità di superare gli ostacoli, cercando di non far prevalere ideologia a ideologia. Né grilli parlanti, né mosche cocchiere, perché gli uni e le altre, nella storia della vecchia e nuova sinistra, si sono via via esauriti, in alcuni casi estinti. Perché quando la critica non è anche rivolta verso se stessi, il pensiero e le idee diventano sterili, si indeboliscono e i principi di uguaglianza non hanno più la capacità di affrontare i mutamenti profondi, individuali e collettivi, che ci sfidano nell’interpretazione del mondo.

Questa situazione di fragilità, economica e politica, ha pesato molto e pesa sul nostro lavoro perché il numero delle lettrici e dei lettori non è più quello dei tempi migliori – è così per tutti i giornali – accrescendo le mille difficoltà, gli ostacoli davanti alla nostra impresa. Difficoltà di mezzi e di forze umane che non ci permettono di realizzare progetti e innovazioni come vorremmo. Con i piedi per terra, procediamo, con prudenza e tenacia. Per questo ricorriamo periodicamente al sostegno di chi segue da sempre il manifesto.

Ed è questa l’altra particolarità che va messa in rilievo. I nostri non sono lettori comuni, ma persone legate a una storia, ne condividono speranze, ne rafforzano le idee.

Questo lavoro collettivo e l’impegno della redazione sta per raggiungere un grandissimo traguardo: diventare padroni del giornale. Sarebbe il miglior modo di festeggiare i nostri 45 anni e prepararci degnamente ai prossimi.