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L'inchiesta

Steve Bannon, storia di un troll razzista divenuto mainstream

Il ritratto. Già broker della Goldman Sachs si sposta a Hollywood a produrre film reazionari. Poi dal 2012 diventa direttore di Breitbart News. Oggi è nel Security Council come «consigliere strategico» di Trump: l’arcipelago ordinovista tra falchi del Vaticano, B-movie contro i latinos e il «Deploraball» a Washington. Dai film contro Michael Moore alla rete dei blog ultra-maschilisti. Mai il fascismo americano è arrivato così vicino alle leve del potere

Steve Bannon a un vertice sulla cybersicurezza nella Casa Bianca il 31 gennaio scorso

Steve Bannon a un vertice sulla cybersicurezza nella Casa Bianca il 31 gennaio scorso

Nel 2004 mi capitò di seguire a Dallas la prima edizione dell’American Film Renaissance - festival dedicato al «cinema conservatore», una risposta ad autori come Michael Moore che proprio quell’anno aveva prodotto Fahrenheit 9/11. La rassegna voleva rappresentare una controffensiva «culturale» della destra, impegnata a cooptare strumenti e linguaggi agit-prop, prerogative della controcultura progressista sin dai tempi della contestazione degli anni ’60. L’INTENTO di quel festival e di altri che vi sarebbero seguiti (come il Liberty Film Festival fondato da Govindini Murty e Jason Apuzzo a Hollywood) era di sovvertire quelle «élite liberal» designate anni dopo come «nemiche» dai trumpisti. Contenevano cioè...

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