Gomorra è stato il caso televisivo dell’anno, la serie ispirata al romanzo di Saviano in dodici capitoli ha ampliato le storie di camorra e pur restando nei codici del genere, ha evitato cliché e falsmi moralismi. Rispetto a Romanzo criminale – accusata di addolcire i personaggi e renderli più gradevoli al pubblico – qui nessuna empatia è possibile con i caratteri dei protagonisti che sono e restano mostri. Lo spiega il regista dei dodici episodi ambientati tra le strade di Scampia, Stefano Sollima, figlio d’arte (Sergio è stato un maestro spaghetti western nei ’60 e ’70) affermatosi con il drama...
Visioni
Stefano Sollima, tra fiction e realtà
Intervista. Il regista di «Gomorra» di cui è già in lavorazione la seconda stagione, parla delle nuove frontiere della serialità in Italia e negli Stati uniti