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Alias Domenica

Spilliaert, il belga delle premonizioni indecifrabili

A Parigi, Musée d'Orsay, "Léon Spilliaert (1881-1946). Lumière et solitude", a cura di Leïla Jarbouai e Anne Adriaens-Pannier. «Il mio è un lavoro cerebrale, realista». Da Ostenda a Parigi, prediligendo l’inchiostro. Progressivamente si smarca dal simbolismo per divenire, ruminando il pensiero nietzschiano, sempre più metafisico: essenzialità, deformazioni, illuminazioni eccentriche

Léon Spilliaert,

Léon Spilliaert, "Femme au bord de l’eau", 1910, collezione privata

[caption id="attachment_478082" align="alignnone" width="894"] Léon Spilliaert, "Autoportrait aux masques", agosto 1903, Parigi, Musée d’Orsay[/caption]   Sul ciglio di una strada bianca, che attraversa polverosa una pianura deserta, dei femori umani si drizzano dalla terra come steli secchi di girasoli falciati. L’inquadratura da sotto in su e la silhouette dei femori in controluce rendono monumentali i resti ossei. L’atmosfera è umida, il silenzio regna sovrano, ed è una visione piena di premonizioni. L’opera, un inchiostro su carta, è di chiara matrice simbolista. Potrebbe essere un’allucinazione dell’austriaco Alfred Kubin ispirato da Edgar Allan Poe. O una concessione realista al nero come «agente...

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