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Editoriale

Spiaggia libera senza filtro

Niente più mare, corpi sudati, birra e panini e rutto libero sulle spiagge libere italiane. Per ora è solo un dibattito da ombrellone – o “una cagata pazzesca”, direbbe Fantozzi.

L’idea, spolpata dall’ipocrisia di quelli che il razzismo non c’entra, è questa. Siccome i poveri danno fastidio anche in costume da bagno, facciano il piacere di starsene a casa loro. Se poi molti sono già abbronzati a prescindere e con prole vociante, è un problema di natura statistica che non imbarazza i sindaci della Liguria.

Questo turismo “selvaggio e low cost” esaspera i sindaci di Alassio e Laigueglia (Sv), l’avanguardia di un mugugno decoroso che rischia di inacidire l’estate italiana. E poi, per dirla tutta, vanno tutelati i diritti dei proprietari di seconde case che vogliono godersi la spiaggia senza troppa plebaglia intorno. “Vige l’anarchia, è questione di igiene e ordine pubblico”.

Come arginare l’invasione? Due le proposte.

Numero chiuso e ticket democratico, suggeriscono i sindaci, con gli steward a controllare gli ingressi per una spiaggia accogliente tipo sbarco in Normandia. E un’azione di prevenzione sul modello degli accordi con la Libia: bloccarli in autostrada sotto il sole, prima che arrivino sui bus da 5 euro, magari con poco democratici controlli dei documenti.

Sembra che la Prefettura, adusa a valutare a naso castronerie giuridicamente improponibili, si sia limitata ad alzare il sopracciglio. Senza alcun riferimento esplicito alla corazzata Potemkin.