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Cultura

Soyinka, inferno purgatorio esilio

E altro è da veder che tu non vedi. Come gli antichi eroi del mito, e lo stesso poeta fiorentino, si rifà viandante agli inferi per ricostruire il senso dell’esperienza

Una rielaborazione da un'incisione di Gustavo Doré

Una rielaborazione da un'incisione di Gustavo Doré

«Ci abbracciamo,/il mondo e io, in grandi infinitudini./Io mi immergo in quella parte di mondo/che mi lambisce il piede, e però subisco la pioggia di chiodi/che scava, dentro, fino al cuore archetipale/di tutti i viandanti solitari». (Da «Ulysses», A Shuttle in the Crypt, 27) Così riflette il poeta nigeriano Wole Soyinka, premio Nobel per la letteratura 1986, sprofondato in un cupo carcere durante la guerra civile. Nello spazio tombale misura il tempo e costruisce il viaggio della mente che, attraversando il trauma e le tenebre, lo riporterà alla luce. In tale percorso di catàbasi, di discesa nell’oltretomba, ha come segreto...

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