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Alias

«Song of horror» un salto nella paura

La miniserie. In un’ottica vintage il prodotto resta godibile, le ambientazioni di grande impatto

Giocare a Song of horror è tornare indietro di almeno una due decadi quando le nostre PS2 o XBox erano invase da giochi horror sulla falsariga di Resident Evil o Silent Hill. La grafica aveva fatto passi da gigante e, di pari passo con le tv sempre più grandi, era sparito anche l’effetto cubettoso a favore di una definizione maggiore degli sprite e delle ambientazioni. Il referente più vicino per questo gioco indipendente, uscito in sordina il maggio 2020, senza nessun clamore, dimenticato e un po’ sfigato, è senza dubbio il sottovalutato Alone in the dark: The new nightmare del...

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