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Europa

Slovacchia al voto: è la fine dell’era Fico?

Elezioni parlamentari. La sorte del dominus incontrastato della politica slovacca sembra segnata. Ne approfitterà quasi certamente il populista Igor Matovic

Bratislava, manifesto elettorale del partito favorito, Gente Comune e Personalità Indipendenti (Olano), del deputato populista Igor Matovic

Bratislava, manifesto elettorale del partito favorito, Gente Comune e Personalità Indipendenti (Olano), del deputato populista Igor Matovic

Le elezioni parlamentari, che si tengono oggi sabato 29 febbraio in Slovacchia potrebbero segnare la fine dell’era di Robert Fico e del suo partito Smer – Sd.

Dominus incontrastato della politica slovacca da circa quindici anni, Fico aveva trovato in una miscela di nazionalismo, populismo anti ricchi e provvedimenti sociali la ricetta giusta per conquistare e mantenere il potere. Nel 2012 lo Smer, dopo una breve parentesi di governo di centro-destra, aveva ottenuto il 45% dei suffragi e la maggioranza assoluta alla Camera. Da allora però il partito ha cominciato a perdere colpi e potere.

A far precipitare il lento declino è stato però l’omicidio del giornalista Jan Kuciak e della sua fidanzata, di cui ricorreva il primo anniversario a metà febbraio. Un fatto che ha acceso i riflettori sui retroscena affaristici della politica slovacca, Fico ha dovuto lasciare la guida del governo al più giovane Peter Pellegrini. Ma il meccanismo di conquista del consenso si è definitivamente inceppato: neanche le misure pre-elettorali (pedaggi autostradali aboliti, introduzione della 13ma per i pensionati, aumento degli assegni sociali per i figli…) bollate dall’opposizione tentativi di corrompere gli elettori, non sembrano aver sollevato le sorti del partito di Fico, le cui preferenze sembrano inchiodate sotto il 20%.

È improbabile che lo Smer faccia parte del prossimo governo, ripetono praticamente tutti gli analisti politici in Slovacchia. Ma ad approfittarne non saranno probabilmente le formazioni liberali. Secondo l’ultimo sondaggio, commissionato da un gruppo di cittadini che ha voluto disobbedire alla moratoria sulle rilevazioni demoscopiche, a balzare in testa con circa un quinto delle preferenze sarebbe la formazione Gente Comune e Personalità Indipendenti (Olano) del deputato populista Igor Matovic, ex magnate dei media regionali trasferiti alla moglie dopo l’entrata in politica.

Matovic, che a lungo è sembrato una delle tante personalità pittoresche della politica slovacca. ha puntato tutte le sue carte sull’anticorruzione in una campagna urlata ma molto efficace. Dagli avversari e dagli esperti Matovic è considerato un politico folle e sconsiderato incapace di rispettare accordi con altre formazioni. Meno conosciuto invece il lato conservatore del politico, le cui liste elettorali ospitano anche candidati di formazioni sovraniste e clericali. Si disputeranno il terzo posto la formazione neofascista Lsns di Marian Kotleba, la cui ascesa si è però arrestata nelle ultime settimane anche grazie alle contromanifestazioni antifasciste, e la formazione liberale Slovacchia in Progresso (Ps), da cui proviene la presidente della repubblica Zuzana Caputová. Entrambe le forze sono date intorno al 10%.

E proprio la nuova capo di stato eletta sull’onda dell’emozione per l’omicidio Kuciak dovrà gestire un complicata fase post elettorale. Nel parlamento slovacco entreranno probabilmente altre tre, quattro formazioni di centrodestra e conservatrici, tra cui “Per le persone” dell’ex presidente Kiska. Sono sotto la soglia, ma con possibilità di recupero in extremis, il partito nazionalista Sns e il partito della minoranza ungherese, che rappresenta il 10% degli abitanti del paese. Scarse le chance invece del movimento Socialisti.sk, che vuole essere l’alternativa a sinistra allo Smer. Pertanto non è escluso che a prendere il posto dello Smer sia una coalizione conservatrice hard guidata dal clown triste Matovic.