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Italia

«Si tornerà a scuola solo una volta finita l’emergenza»

La ministra Azzolina al Senato. Per gli esami di maturità commissioni composte da membri interni

L’anno scolastico sarà valido anche se non verranno raggiunti i 200 giorni di lezione, come previsto da un decreto del 1994, e gli esami di maturità si svolgeranno regolarmente con una commissione composta da tutti membri interni più uno esterno. Dopo giorni di incertezze, la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina rassicura le famiglie e viene incontro almeno in parte alle richieste degli studenti che da tempo le chiedevano di poter svolgere la maturità con i professori che li hanno seguiti fino a quando l’emergenza dettata dal Coronavirus lo ha permesso. Allo stesso tempo, però, per la prima volta la titolare dell’Istruzione non nasconde la possibilità che gli studenti possano per quest’anno non fare più ritorno nelle aule: «Si tornerà a scuola se e quando le autorità sanitarie lo consentiranno», spiega infatti.

La ministra parla in un’aula del Senato svuotata per le restrizioni adottate per arginare la pandemia e con solo pochi rappresentanti per gruppo. Ricorda come con uno dei primi decreti varati quando era ormai chiara l’impossibilitò di tenere ancora aperte le scuole, il governo abbia stanziato 85 milioni di euro per la didattica a distanza, 10 dei quali destinati alle scuole perché si fornissero o potenziassero le piattaforme e gli strumenti necessari ad avviare le lezioni da remoto, altri 70 milioni a disposizione degli studenti meno abbienti perché possano munirsi, in comodato d’uso, dei dispositivi digitali necessari a seguire le lezioni e, infine, 5 milioni per la formazione del personale scolastico sulle metodologie e le tecniche per le lezioni a distanza. «Il 67 per cento delle scuole che hanno attivato l’attività a distanza prevede per essa specifiche forme di valutazione», ha proseguito Azzolina rendendo noti i risultati di un monitoraggio compiuto negli istituti e dal quale risulta anche come «6,7 milioni di alunni è raggiunto, attraverso mezzi diversi, da attività didattiche a distanza». Con, in aggiunta, l’attivazione di un supporto psicologico a disposizione di famiglie e studenti per far fronte all’emergenza sanitaria.

Ma è chiaro che l’interesse maggiore riguarda il futuro dell’anno scolastico. Una volta chiarito che comunque verrà considerato valido a prescindere del numero di lezioni svolte, restava da sciogliere l’incognita sugli esami di maturità che riguardano mezzo milione di studenti. «Il mio orientamento è di proporre una commissione formata da soli membri interni, con presidenti esterni», spiega la ministra. «Da un lato ciò vale a tutelare gli apprendimenti effettivamente acquisiti. Dall’altro un presidente esterno si fa garante della regolarità dell’intero percorso d’esame».

Impegno che sembra raccoglier il consenso degli studenti. «Dopo settimane di pressione, il ministero sta iniziando a darci ragione» dice Giulia Biazzo, dell’Unione degli studenti. Per la quale però è necessario fare di più: «Il ministero deve chiarire definitivamente come sarà svolto l’esame. Solo la commissione interna non basta, sono ancora troppe e differenze nelle modalità di didattica a distanza: ci sono classi in cui vengono soltanto assegnati compiti ma non sono svolte lezioni e studenti che, non potendosi permettere un pc e dovendolo dividere con la famiglia, sono totalmente esclusi dalla scuola».


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