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Editoriale

Si ricomincia salvando via Tasso

Il Museo della Liberazione di via Tasso è uno dei luoghi centrali della memoria e della democrazia nel nostro paese. Ma siccome della democrazia non sappiamo praticamente più che farcene, anche via Tasso diventa un impiccio, una spesa improduttiva, un imbarazzo, ormai da anni sempre sull’orlo dell’estinzione. Tanto insignificante che la nuova emergenza non è neanche l’effetto di una decisione, politica o culturale che sia, ma un mero impasse burocratico, una specie di crepa del terreno fra un’amministrazione ostile e una indifferente.
Via Tasso è “museo” nel senso più alto del termine: non un deposito di artefatti del passato, ma una matrice di idee, di progetti, di iniziative. Mi è successo di portarci un gruppo di studenti americani, un po’ incerti sull’idea di visitare un luogo che non figurava nelle loro guide turistiche, e poi sempre involti e commossi quando scoprivano i documenti e le scritte incise sulle sue mura dai prigionieri politici, parole di democrazia e di libertà che gli trasmettevano un’idea di Italia e di Roma tanto diversa dagli stereotipi che si erano portati dietro.
Anche per questo, è impensabile l’idea che questo luogo della memoria sia commissariato. Dirigere via Tasso, come è stato evidente dal lavoro del direttore Antonio Parisella e dei suoi collaboratori, non è una questione amministrativa ma un costante progetto di politica culturale, e di cultura politica. Significa partire della memoria per esprimersi, sotto il radar dell’attualità ma sulle vibrazioni profonde della storia, su tutti i temi morali e politici che agitano il nostro presente.
In un’Italia che eleva coi soldi pubblici monumenti a Rodolfo Graziani, inetto massacratore fascista, l’emergenza di via Tasso dunque è una figura dell’emergenza generale. Aiutare questa straordinaria istituzione a superare anche questa emergenza, e magari cercare di metterla al sicuro da emergenze future, è compito imprescindibile di tutte le istituzioni, e richiamo immediato alla coscienza di tutti noi come cittadini.

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