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Internazionale

Sheikh Jarrah rifiuta l’accordo pro-coloni. Verdetto rinviato

Gerusalemme est. La Corte suprema israeliana non decide sullo sgombero delle famiglie palestinesi, tutto rimandato a data da destinarsi. Prima i giudici avevano tentato con una proposta di "compromesso": i palestinesi sarebbero rimasti nelle loro case fino alla morte delle tre attuali generazioni ma pagando l’affitto e riconoscendo la proprietà delle terre all'organizzazione dei coloni

Muna e Mohammed al-Kurd, i volti più noti della protesta di Sheikh Jarrah, ieri durante l’udienza della Corte suprema israeliana

Muna e Mohammed al-Kurd, i volti più noti della protesta di Sheikh Jarrah, ieri durante l’udienza della Corte suprema israeliana

Sentenza rinviata ancora: la Corte suprema israeliana ha deciso di non decidere sugli sgomberi di quattro famiglie palestinesi dal quartiere di Sheikh Jarrah, a Gerusalemme est, da case costruite dalla Giordania nel 1956 dopo un accordo con l’agenzia Onu Unrwa. Non solo loro: sono in totale 28 le famiglie (circa 500 persone) minacciate di sgombero a favore dell’organizzazione di coloni Nahalat Shimon che rivendica la proprietà di quelle terre. Il verdetto finale potrebbe arrivare tra una settimana, dopo che sul tavolo i giudici avevano messo un «accordo di compromesso», di fatto un atto dall’alto valore politico. A favore del colonialismo...

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