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Editoriale

Se il governo del paese lo decidono le primarie del Pd

Matteo Renzi

Ho passato buona parte della mia vita (politica e civile, s’intende) a combattere le sclerosi conservatrici dell’assetto politico-istituzionale italiano, la sua genetica propensione a percorrere e ripercorrere senza fine le vecchie abitudini e i vecchi vizi. Dopo il mio ultimo articolo (“Nuovi, ma diversi”, il manifesto, 16 gennaio) sono stato attaccato da destra e da sinistra (si fa per dire) come difensore intransigente dello status quo, sordo alle esigenze del nuovo che avanza. Ancora una volta era tutto il contrario: mi sono sforzato, come sempre, di mostrare di quale vecchiume grondasse, dietro le superficiali apparenze, il nuovo che avanza.

Non mi sarei aspettato però, – lo dico con grande sincerità, – che nel giro di pochi giorni il nuovo che avanza svelasse così chiaramente il grumo di ottusa brutalità e di atavica ripetitività, che esso nasconde. Mi riferisco ovviamente a quanto è accaduto in seno alla (sedicente) Direzione del Pd, e nei suoi dintorni. Sempre più provo l’impressione che interpreti e commentatori della vicenda politica italiana, ottusi (in questo caso uso il termine in senso strettamente tecnico) dal loro lungo mestiere, abbiano perso il senso delle cose che accadono.

Dunque:

  1. La Direzione di un Partito rovescia a larghissima maggioranza un Presidente del Consiglio che fa parte di quella Direzione ed è esponente autorevole e rispettato di quel Partito;
  2. Di tale decisione non viene data nessuna (non intendo dire: nessuna credibile, sia politica, sia sociale, sia economica, sia personale; dico nessuna) spiegazione, che non sia l’energizzazione vitalistica del processo;
  3. Non c’è programma, non c’è proposta, non c’è direzione di marcia, non c’è (una possibile e nuova) metodologia del confronto e dell’agire politico, non c’è indicazione di una nuova maggioranza;
  4. L’energizzazione vitalistica del processo viene perciò affidata interamente alle presunte (molto presunte) capacità spettacolari di un protagonista, Matteo Renzi.

Ossia un politico di cui in realtà non si sa nulla, né capacità amministrative nazionali né relazioni internazionali né cultura politica, ma solo la “smisurata ambizione” di raggiungere il “suo” risultato il prima possibile, rovesciando il tavolo, offrendo i sodali, ignorando le regole, esibendo attitudini cabarettistiche.

Ma c’è di più, c’è qualcosa che rende il tutto, – in sè grottesco e addirittura inverosimile, – pericoloso e da guardare con il massimo dell’attenzione. In un regime democratico-rappresentativo il potere, anche quello personale, si forma lungo i raggi di una filiera che presenta, a ogni suo snodo, un’occasione di verifica e, nel caso, di promozione.
Sappiamo benissimo che questo modello, – che può anche non esserci piaciuto molto in passato, ma di cui finora non s’è trovato uno migliore, – è già stato, ed è tuttora, almeno in Italia, logorato da molteplici motivi di decadenza. Berlusconi e il berlusconismo, Grillo e il grillismo, ne costituiscono gli esempi più clamorosi.

Renzi e il renzismo costituiscono l’improvviso e improvvisato adeguamento del centrosinistra e della sinistra a tale modellizzazione politico-istituzionale non democratico-rappresentativa (forse potremmo dire, da questo momento in poi, più francamente antidemocratico-rappresentativa). Ma questo già lo sapevamo, e l’abbiamo per giunta già detto. Cos’è successo allora per stupirci e preoccuparci di più, molto di più? E’ successo che lo schema non democratico-rappresentativo viene ora trasferito, senza sforzo apparente, dal livello di una forza politico-partitica, sia pure di prim’ordine, a quello del governo del paese. Ossia: anche il governo del paese viene sottratto al meccanismo delle verifiche e delle promozioni connesse tradizionalmente con il sistema democratico-rappresentativo, e delegato a una problematica, anzi oscura consultazione extra-democratico-rappresentativa.

E cioè: l’unica fonte (chiedo a tutti di riflettere su questa specificazione che spiega tutto: l’unica, l’unica, l’unica) del potere renziano è il risultato delle primarie dell’8 dicembre 2013, in cui ha sconfitto i due candidati alternativi, Cuperlo e Civati. Io contesto (posso farlo tranquillamente: l’ho fatto da sempre) il valore legittimante, in senso democratico-rappresentativo, delle cosiddette primarie. Le primarie possono avere un valore orientativo per la scelta di un candidato di coalizione in presenza di una prova elettorale. Sono un’aberrazione inenarrabile quando ne derivano la carica di Segretario di un Partito, e il pratico, conseguente impossessamento di questo (maggioranza assoluta in direzione, ecc. ecc.). Sarebbe come se gli organi dirigenti della Shell o dell’Eni fossero scelti dai passanti che si trovano a transitare in un giorno casualmente scelto nella strada sotto le loro sedi. Se tale procedura, per giunta, è stata messa in statuto, affaracci loro, e cioè degli stupidi uomini della Shell o dell’Eni, o di quel partito di cui stiamo parlando. Ma se il meccanismo viene trasferito di peso alla formazione di un Governo, che dovrebbe rappresentarci tutti, non sono più affaracci loro, sono affari nostri. Che c’entriamo noi con l’arroganza e insieme con la stupidità del gruppo dirigente del Pd, passato e presente?

Di conseguenza io contesto duramente anche la leggittimità di un Governo che sulla base di codeste procedure fondi la genesi della sua costituzione come formazione di potere nella gestione delle cose italiane, cioè le nostre. E’ la prima volta che accade nella storia dell’Italia repubblicana. Perfino il Cavaliere è andato più volte al Governo con la forza del voto. Quando non ne aveva abbastanza, li comprava. Ma al dunque, comprati o no, sempre voti in Parlamento erano. I voti su cui Renzi fonda la propria pretesa di andare ipso facto al Governo sono quelli della massa che politicamente non si esprime, resta a guardare, è capace soltanto di quel gesto plebiscitario che affida a qualcuno, il Predestinato, le proprie sorti. Disprezzo per la “democrazia diretta”, per la “democrazia dal basso”? Figuriamoci. Disprezzo soltanto per tutto ciò che delega ad altri, senza sforzarsi di emergere, il proprio destino. L’Italia, ahimè, ha una solida tradizione in questo campo, e la coazione a ripetere, in tempi, obiettivamente, di crisi interna del sistema democratico-rappresentativo, torna a riemergere.

In attesa di organizzare una risposta al di fuori della cerchia attuale del potere, – qualcosa come sappiamo si è già cominciato a fare, – l’ultima trincea resta per ora il Parlamento, questo Parlamento. Dio mio. Una buona discussione sull’illegittimità politico-istituzionale e costituzionale delle procedure fin qui seguite servirebbe comunque in tale sede a definire, precisare e confinare nei suoi limiti questa inedita, ed ennesima, sciagura italiana. Chi vota Renzi in Parlamento vota esplicitamente per la decadenza della democrazia rappresentativa in questo paese: cioè vota contro gli organismi stessi in cui vive ed opera.

Né s’invochino, per favore, come ormai si fa da decenni, le sorti politiche, economiche ed europee della povera Italia. L’ultimo a poterlo fare con qualche leggittimità, almeno formale, è stato Enrico Letta. Tolto di mezzo Letta, l’Italia sta altrove.
Chi come me non ha smesso di praticare sonde che consentono di rilevare reazioni nel corpo vivo del paese, coglie tutt’intorno una stupefazione profonda, un senso di smarrimento senza pari. Forse il (modesto) Conducator sta perdendo la sua energia vitalistica proprio nel momento in cui essa sembrerebbe portarlo al vertice. Questo paese, cui si vorrebbe negare tutto, si sta indignando. Non è poco.

  • Vincenzo Lanciano

    lucidissimo come sempre… grande contributo: sono i concetti che tanti di noi pensano, espressi in maniera ineccepibile

  • arduazz

    Sono assolutamente d’accordo. Il problema grosso è proprio questo, credere alla bella favoletta della democrazia diretta.

  • Carlo s.

    L’articolo manca un po’ di logica. Afferma che le primarie aperte per il segretario sono come “…se gli organi diri­genti della Shell o dell’Eni fos­sero
    scelti dai pas­santi…”. Immagino che implicitamente voglia affermare che gli organi dirigenti debbano essere scelti dagli azionisti (e nel caso del PD dagli iscritti). Occore ricordare che Renzi ha vinto le primarie anche fra gli iscritti del PD, quindi ne deduco che sia legittimato dalle stesse argomentazioni portate da Asor Rosa.

  • rcappola

    Sono condivisibili i punti 1,2,3 e parte del 4. Inoltre, a partire da : “E cioè: l’unica fonte (chiedo a tutti di riflet­tere su que­sta
    spe­ci­fi­ca­zione che spiega tutto: l’unica, l’unica, l’unica) del
    potere ren­ziano è il risul­tato delle pri­ma­rie dell’8 dicem­bre 2013,
    in cui ha scon­fitto i due can­di­dati alter­na­tivi, Cuperlo e Civati….” è tutto da discutere. Il compito, oggi, di una Sinistra, secondo me, il minimo che possa fare, è quello di tenere lontano dal Governo, il più a lungo possibile, forze politiche populistiche ed eversive soprattutto come quella di FI. E per fare ciò è necessario abolire i Premi di Maggioranza. I Governi si fanno e i disfanno in Parlamento. Non è augurabile in questo Paese, fino a quando non si è consolidato un CentroDestra democratico_costituzionale, non è augurabile, dicevo, una Alternanza tra un CentroSinistra tutto sommato democratico e costituzionale e un CentroDestra populistico ed eversivo. La Governabilità è il Cavallo di Troia per ogni futura formazione politica che si voglia presentare come ‘totalitaria’.

  • Oscar

    Gli iscritti del PD non sono stati la maggioranza assoluta che Renzie si e´ portato nella Direzione nazionale, bensi´ una maggioranza relativa, e tale rappresentanza doveva rispecchiarsi nella Direzione nazionale.
    Ha ragione il prof.Asor Rosa quando parla dei passanti della Shell o dell`Eni !
    Credo che in passato sia stato detto dallo stesso prof. che il congresso del PD poteva assimilarsi ad una assemblea di condominio in cui potessero votare anche i condomini di altri edifici. Nessuno puo´ affermare, ma neanche escludere, che tra i voti presi da Renzie potessero esserci anche voti di chi (poteri forti ?) avesse intenzione, inquinando il risultato, a destabilizzare il Governo. L´8 dicembre Berlusconi era gia´ all´opposizione !

  • michele

    se le primarie fossero limitate SOLO agli iscritti allora il percorso di Renzi avrebbe una (parziale) legittimazione. poiché credo che le primarie tra i soli iscritti rischierebbero di essere un flop di partecipazione e di immagine per il PD, si preferisce pensare che siano espressione dei SIMPATIZZANTI (??), tentativo quindi di cercare un alto numero di partecipanti (e non una chiara modalità di diritto al voto) per dare parvenza di legittimità ,alla stregua della consultazione on-line del M5S.

  • Oscar

    Allora le Primarie come marketing ?

  • Thomas Olivieri

    Sempre meglio le primarie del PD che Berlusconi. Il Manifesto mi stupisce con queato titolo. ..

  • michele

    purtroppo temo che finora sono state fatte ed utilizzate in tal senso, ma il problema oggi è che, se Prodi e Bersani per proporsi alla guida del Paese sono passati, dopo le primarie, al vaglio di una consultazione elettorale vera, Renzi usa le primarie come unico strumento popolare di legittimazione.

  • Cena Lombardi Roberto Massimo

    A parte la “leGGittimazione” ripetuta ad nauseam… Se alle primarie avessero partecipato il Papa o l’erede dei Savoia, visto che erano aperte a tutti, anche ai troppi Italiani reazionari, piccolo-borghesi e bigotti, l’assenteista Sindaco di Firenze non le avrebbe vinte. Se poi nella rosa di candidati ci fosse stato Luigi Beppe Grillo, i suoi sostenitori l’avrebbero eletto in massa. Queste sono le ‘primarie alla ribollita’ che il partito che scimmiotta Barak Obama ha organizzato…

  • Silvia Bonivento

    Non si può affermare, a meno di esercitare unicamente il diletto di una conversazione priva di fondamento costituzionale, che Renzi sia legittimato a sostituire Letta nelle vesti del Presidente del consiglio, per via della primarie di dicembre, che queste abbiano avuto o no ( io reputo di no ) un risultato attendibile.

  • Silvia Bonivento

    Questo titolo è bellissimo. In quattro e quattr’otto esprime la presa del potere di Renzi, con un procedimento illegittimo, che, spero il Parlamento, per quanto illeggittimo pure lui e poco “usato” per via della meccanica dei decreti assurdi, vorrà contestare.

  • angelo

    Amico o compagno Carlo..ti sei smarrito…probabilmente l’articolo è troppo lungo e impegnativo ..e hai perso il nesso e il costrutto… Ti prego rileggilo con attenzione…parola per parola, frase per frase, testo e contesto…argomento per argomento….poi importante riflettere.

  • O. Raspanti

    Mi sembra che rispetto alle questioni sollevate da Asor Rosa nel suo intervento, ci si stia attardando su cose assolutamente accessorie (le primarie).
    Il punto è: si può passare da un governo all’altro senza consultazione popolare visto che il Parlamento in carica è stato eletto con una legge giudicata illegittima e che il Governo si è formato con una maggioranza trasversale senza tener del mandato dato dagli elettori su programmi che prevedevano l’uno o l’altro blocco.
    Io condivido pienamente il contenuto dell’intervento e la collera di Asor Rosa.

    L’unica questione che mi pongo è: siamo sicuri che passando da nuove elezioni gli scenari per una nuova maggioranza sarebbero diversi?
    In diritto la forma è sostanza e quindi trovo che ancora una volta si faccia ricorso a soluzioni incostituzionali e non-democratiche.
    A parte ciò (che non considero affatto accessorio) rimane che la forma forse sarebbe rispettata ma che gli esiti sarebbero gli stessi.
    E ciò anche perché il M5S rifiuta (già per Statuto) qualsiasi forma di coalizione. È un dato di fatto.

  • http://batman-news.com ciccio

    la sua analisi tecnico politica è perfetta.
    io provo rabbia e disgusto e come tanti al più presto rinforzerò i numeri elettorali del cleb dei vaffanqulisti (m5s).
    ho osservato nell’arco dei due anni cosa diceva e proponeva il “supercazzolista”toscano.
    non mi piace.
    solo il pd è capace di fare cose del genere. bisogna riconoscerlo.
    mi vergogno tanto e provo un dispiacre personale per il l’onorevole Letta.

  • http://batman-news.com ciccio

    le “non primarie” di berlusconi sono legittimate da 11 milioni di elettori (di destra).
    il governo nascente è legittimato da una letterina di un arrivista desideroso di successo che silura il primo ministro del suo stesso partito.
    non mi piace.

  • http://batman-news.com ciccio

    ma come la politica in rete dei vaffanqulisti non è indicativa delle scelte nazionali e invece i 2 mln di voti delle primarie del pd si.
    con questo gesto arrogante, imprudente e arrivista ha condannato il suo PDR alla sconfitta anche con il 76 enne….

  • Vincenzo Riccitelli

    Lucido, grande Professore. Chi, come me, sottoscriverebbe parola per parola, si sentirà meno solo.

  • Vincenzo Riccitelli

    Alle primarie per eleggere il segretario di un partito devono partecipare solo gli iscritti a quel partito, come ad una riunione condominiale partecipano e votano solo gli abitanti di quel palazzo, non quelli del palazzo di fronte.

  • Vincenzo Riccitelli

    Si, e il partito come comitato elettorale.

  • Maria Giovanna Turudda

    A questo punto, dati gli orizzonti prospettati, visto che quello che ci si augura, una risposta (quando? in che modo? dove?) ‘adeguata’ e forte al governo Renzi, illegittimo e non costituzionale, sarà praticamente impossibile, che fare? Io domani vado a votare, in Sardegna, ma nutro dubbi laceranti e perplessità profonde. Non mi piace come tutto si sta muovendo, come ogni cosa stia perdendo il suo proprio valore, come le istituzioni siano dei significanti privati del peculiare significato per mano e per bocca di chi è stato indicato ed eletto a tutelarle. Non ce la faccio più a turarmi il naso!!! Che fare?

  • map 1

    e tra l’altro cosa ci propone il portatore del “nuovo”? Un governo di larghe intese col pdl, dopo aver restituito visibilità e illegittima “rilegittimazione” al caimano… peggio non poteva andare… Come non essere d’accordo con Asor Rosa?

  • arduazz

    A parte che il discorso fatto dall’autore dell’articolo è molto diverso riguardo alla cosiddetta partecipazione, nel male bisogna comunque ammettere che c’è differenza se una decisone viene presa da 3 milioni di persone o da 30.000. Ad ogni modo le primarie per me non solo non hanno senso ma sono profondamente sbagliate.

  • roccosiffredi

    “L’ultimo a poterlo fare con qual­che leg­git­ti­mità, almeno for­male, è stato Enrico Letta.” “Leggittimità'”: e meno male che Lei insegnava italiano all’università.

  • roccosiffredi

    Ma il problema è che i 30.000 votano di continuo su singoli provvedimenti. I tre milioni invece votano una delega in bianco e poi ci rivediamo tra qualche anno. Le primarie sono per questa sola ragione una farsa. Chi ha votato Bersani sapeva di votare per i miliardi regalati alle banche, per gli accordi col nano, per gli F-35, per il governo Letta e tutte le altre infamità? E chi ha votato l’attuale segretario che cosa si aspettava? E quando avrà di nuovo la possibilità di valutare le scelte di questi personaggi?

  • Antonio Minino

    Concordo pienamente su tutto

  • stefano m

    c’è solo il furore ideologico e una serie di ismi di superficie senza senso. La spocchia e l’arroganza di chi non sa ma presagisce che non una battaglia ma è la guerra quella che ha perso. Per fortuna oggi la storia passa per altre parole e altre idee.

  • arduazz

    Con le votazioni successive, mi sembra ovvio.
    C’è una cosa che dev’essere chiara: tutti i moderni sistemi democratici sono basati sulla rappresentanza, e ciò significa che il popolo delega il proprio potere ai rappresentanti e questi esercitano il potere in vece sua. Quindi eleggiamo qualcuno in base alla fiducia che noi riponiamo in lui (o al suo programma) ma, una volta eletto, questo agirà come ritiene più opportuno (non è un caso che il divieto di mandato imperativo sia un punto fondamentale per la nostra Costituzione). Una forma di controllo (una delle poche) è data appunto dal rinnovo costante nel tempo del mandato (cioè le elezioni). Se il cittadino non si ritiene soddisfatto non lo voterà più (o non voterà più quel partito). Ti posso assicurare che quello che di dico non è una mia opinione e che inoltre questo tipo di problema è molto complesso: dopo secoli di riflessioni non si è ancora giunti ad una soluzione.
    Per questo dico che la “democrazia diretta” è una favola raccontata per tenere buone le persone, e in più è inutile: non ha senso volersi riappropriare del potere all’interno di strutture rappresentative (e strutture diverse da quelle rappresentative non sono ancora nemmeno state pensate). Perché eleggere un politico se poi non può fare il proprio lavoro, cioè decidere per noi? E poi chi l’ha detto che il popolo è capace di decidere bene? Ha capacità e conoscenze adeguate? Può essere capace di guardare oltre la soddisfazione di bisogni immediati?
    Poi i due tipi di votazione che dicevi sono diversi tra loro. Forse il meno peggio è quello dove si sceglie il segretario del partito, ma sono comunque figlie della stessa abberazione. Il capo di un partito deve essere scelto all’interno del partito stesso, non dagli iscritti, ma di quelli che hanno diritto a partecipare al congresso. Non si deve votare una persona (non c’è bisogno di eroi) ma un partito. Questa si è una mia opinione.

  • Antonio La Trippa

    Chi si ricorda le primarie del 2005 quando a contendere la leadership di Prodi c’erano anche Bertinotti e Scalfarotto che sembrava un outsider della politica?…poi è diventato organico della direzione del PD…e le parlamentarie del PD nel 2012? Poi su quei risultati si sono affrettate le segreterie a rimaneggiare adeguatamente l’ordine delle liste che sarebbero state presentate alle politiche…Le ultime primarie del PD sono veramente una farsa…si sapeva già dall’inizio chi le avrebbe vinte…e le elezioni con questo sistema non hanno alcun senso…ce l’hanno dimostrato e confermato tutti i partiti dal 2006..ora la nomina del p.d.C. avviene direttamente nella sede centrale del PD prima con l’avallo del Quirinale poi senza bisogno di passare per la fiducia delle Camere. Come una partita a briscola.

  • Giovanni Savastano

    Sottoscrivo in ogni parola.

  • roccosiffredi

    Mah, se sei contento così, di che stiamo a discutere? Tienti la delega al quadrato e amen.

  • Manuele

    Io ho enormi dubbi sulla bontà delle primarie come strumento, ma s’era capito che la politica dei prossimi ANNI in Italia si decideva con quelle primarie. Chi si è voltato dall’altra parte di fatto ha consegnato il paese a Renzi e alle larghe intese. Eroi quei 400.000 che hanno votato Civati e che avevano capito cosa ci fosse in ballo. Non che ci volesse molto a capirlo…

  • Rita D’Emidio

    Non per Renzi, ma ho votato alle primarie e non sono iscritta al pd, Fa ridere un partito che fa eleggere il suo segretario da chi non è iscritto, o forse fa piangere.

  • Rita D’Emidio

    Renzi è stato eletto dalla televisione e dai giornali, hanno fatto credere che avesse la bachetta magica in mano. Inoltre molti lo hanno votato credendo alle sue rassicurazioni che avrebbe sostenuto e aiutato Letta. non va bene dimenticare tutte le bugie che il re(n)uccio ci ha detto

  • arduazz

    Non è che sono contento o meno, determinate dinamiche funzionano al di là della mia volontà. Evidentemente non hai capito quello che ho scritto, pazienza.

  • garibaldi pentito

    Ma quando la smetteremo di chamare Berlusconi “Il Cavaliere”?

  • roccosiffredi

    “Determinate dinamiche”? Cioè? La partitocrazia? Tu sostieni che il miglior sistema di rappresentanza democratica è la delega di un iscritto ad un partito il quale delega un altro iscritto che elegge il segretario che poi può fare quel che vuole per un determinato periodo di tempo, senza doverne rendere conto ad alcunchi. Io sostengo invece che costui deve rendere conto continuamente e, in caso, tornare sui suoi passi. Anche perché determinate misure hanno carattere irreversibile. Se un segretario di partito regala cinque miliardi alle banche canrtandoci su pure “Bella Ciao”, non posso chiedergliene conto dopo quattro anni dopo: me lo deve spiegare subito e, se non ci riesce, se ne deve andare a casa. Possiamo stare a discutere se i metodi del M5S siano perfettibili: ma che siano i migliori tra quelli attualmente in uso tra i partiti monocratici mi pare difficile da negare.

  • Billo Heinzpeter Studer-Algade

    allora buona fortuna con il supercomico genovese ma non lamentarti dopo…

  • Billo Heinzpeter Studer-Algade

    forse l’unica cosa che possiamo fare adesso è partire da dove stiamo ed organizzarci con nostri amici, con nostri colleghi e – perché no – con nostri vicini per risolvere problemi quotidiani, banali, locali e, palmo a palmo, problemi su livelli più grandi…

  • arduazz

    Per determinate dinamiche intendo la rappresentanza politica. Io non ritengo assolutamente che il miglior sistema di rappresentanza sia la delega, semplicemente dico che è l’unico. Se credi che un rappresentante debba tener conto ai suoi elettori, in un modo che va al di là della fiducia, forse dovresti chiederti perchè la nostra costituzione (come tutte le altre delle democrazie occidentali) prevede il divieto di mandato imperativo.
    Per quanto riguarda il riferimento al M5S, la tua è un’opinione e ai fini di quello che intendevo dire non la trovo rilevante. E questo lo dico in assoluta buona fede.