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Politica

Sciopero femminista, la Cgil non ci sarà

Sindacato. Arriva il no all'appello lanciato da Non Una Di Meno in una lettera alle strutture firmata dal segretario Maurzio Landini. L'8 e il 9 marzo saranno date di mobilitazione in Italia e nel mondo.

Risponde negativamente la Segreteria della Cgil alla lettera aperta di Non Una Di Meno in cui si chiedeva ai sindacati un’adesione formale allo sciopero femminista convocato, per il quarto anno consecutivo, in occasione dell’8 marzo. Quest’anno la giornata di sciopero avverà il 9, lunedì, mentre l’8 sono in cantiere azioni e piazze tematiche sui temi della salute, scuola, lavoro e consumo. Con una lettera a tutte le strutture, firmata dal segretario Maurizio Landini, si comunica la decisione della direzione: «La Cgil riconferma la scelta sia di non aderire a tali iniziative, sia di non proclamare un’iniziativa di sciopero a carattere generale» è scritto nella nota. Nel testo non si fa accenno alle ragioni che hanno portato a questa scelta, viene ribadita invece nella conclusione l’autonomia delle strutture territoriali nel valutare eventuali forme di partecipazione. Nessuna menzione nemmeno al soggetto che ha convocato la mobilitazione, la rete Non Una Di Meno, mentre viene citato lo sciopero annunciato dai sindacati di base. «È una nota brutta» commenta Eliana Como, portavoce della minoranza Cgil “Riconquistiamo tutto”. «Un testo in cui scompaiono del tutto le donne, sia quelle del sindacato che quelle del movimento che ha lanciato l’appello. Inoltre è la prima volta che si dice esplicitamente che non si aderirà, l’anno scorso si era posto l’accento sulla possibilità di partecipare per le singole strutture. Questa decisione arriva dall’alto, mi dispiace che sia mancata la discussione larga e approfondita che un tema come questo meriterebbe» aggiunge la delegata. Diverse le voci dissidenti anche interne al mondo sindacale. Barbara Pettine ex sindacalista Fiom scrive dalla sua pagina Facebook «Il movimento femminista è largo, articolato in decine di territori, impegnato a difendere i diritti e la dignità delle donne, non riconoscerlo, non interloquire con le sue battaglie non rende il sindacato più forte, ma solo più povero, più burocratico, più maschile».


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