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Editoriale

Così si vince

Un forte vento di burrasca batte la Sardegna, una delle regioni italiane più colpite dalla crisi economica e dalla vorace colonizzazione della gens berlusconiana. E’ il vento gelido dell’astensionismo che lascia lontano dal seggio elettorale un elettore su due, facendo precipitare la percentuale di chi è rimasto a casa dal 33% del 2009 al 48% di oggi, gonfiando del 15% l’area del non voto. L’iceberg grillino che alle elezioni politiche del 2013 aveva sfiorato il 30% è rimasto congelato, lontano dal richiamo del pur largo ventaglio di liste e volti nuovi, come quello della scrittrice Michela Murgia che resta fuori dal Consiglio.

Questo voto parla di una disoccupazione che doppia la percentuale nazionale, di una deindustrializzazione che lascia solo disperazione, di un drammatico dissesto del territorio abbandonato alla furia dell’alluvione, con la credibilità dei politici inghiottita dagli ultimi scandali dei consiglieri regionali. Che ancora un cittadino sardo su due creda nel voto ha del prodigioso, né può stupire che il risultato elettorale sia specchio fedele e crudele della sfiducia profonda verso la classe dirigente, dell’isola e di un paese, il continente, sempre più lontano.
Quel che oggi basta al candidato Francesco Pigliaru per brindare alla vittoria (il 43%) è proprio la percentuale che segnò la sconfitta di Renato Soru (e le successive dimissioni del segretario di allora, Walter Veltroni) alle regionali del 2009. Quando si celebravano i fasti del G8, con le bande del Cavaliere e di pezzi della Confindustria sguinzagliati nell’arrembaggio dei gioielli naturali, salvo poi trasferirsi tra le redditizie macerie dell’Aquila terremotata lasciando ai sardi l’indelebile ricordo del loro passaggio.

E sembrano tanto più stridenti, di fronte alla crudezza dei numeri, le dichiarazioni trionfalistiche dei fedelissimi di Matteo Renzi, seguite all’immancabile tweet di felicitazioni del segretario a Pigliaru («cominciamo il domani»). Tra partiti più penalizzati dallo scontento spicca proprio il Pd che perde il 2,5 rispetto alle politiche e il 2 rispetto alle regionali. Solo il Pdl oggi Forza Italia fa peggio scendendo di 2,4 sul 2013 e del 12,5 sulle regionali.

Se dunque un effetto-Renzi c’è stato non sembra di buon auspicio per il futuro di un Pd che anche in Sardegna paga il prezzo, salato, alla camicia di forza delle larghe intese. Come del resto si rende evidente dall’avanzamento, viceversa, delle forze di sinistra, Sel e Rifondazione, ma anche delle espressioni di sinistra delle liste autonomiste. A riprova del fatto che se oggi, Ugo Cappellacci, il candidato ex commercialista di Berlusconi perde la presidenza della regione, di questa sconfitta dobbiamo ringraziare, a livello regionale, quel che viene pervicacemente negato nel nuovo-vecchio governo nazionale in formazione: la spinta vincente del centrosinistra, un soccorso rosso che compensa proprio la perdita di voti del Pd renziano.

  • Davide

    Brindare alla vittoria, naturlamente sulla fetida destra berlusconiana, avendo racimolato pochi punti percentuali da regalare al partito di più rigorosa ortodossia liberista, il Pd, è l’ennesima riprova della confusione intellettuale della sinistra. L’unica prospettiva di ricomposizione è allargamento dell’area radicale e puntare al dissolvimento del Pd, ma, in nome dell’odiata “gens berlusconiana”, lo si sostiene e lo si aiuta a vincere nascondendone il progressismo sgretolamento. E’ lo spirito con cui in Europa qualche anima candida pensa, dopo le elezioni, ovviamente perse, fantastica di collaborare con i socialisti. Continuiamo così.

  • Giacomo Casarino

    Davide, sottoscrivo ogni tua parola. Ma il Manifesto ragiona diversamente, inchiodato all’antico e desueto schema Berlusconi/anti-Berlusconi.

  • ricci roberto

    SI SONO CONVINTO CHE PUR ESSENDO L’ITALIA UN PAESE TENDENZIALMENTE DESTROSO, LA SINISTRA CON IL CENTRO “PD” PUò VINCERE A PATTO CHE OGNUNO SACRIFICHI UN PO DEI PROPRI PRINCIPI, E CONVINZIONI. NON POSSIAMO PIU’ PERMETTERCI DI FAR VINCERE BERLISCONI , SAREMMO ROVINATI PER SEMPRE DOBBIAMO IMPEDIRE A QUESTO PARTITO PADRONALE DI GOVERNARE IL NOSTRO PAESE, E’ UN DOVERE SOCIALE CULTURALE E POLITICO

  • Davide

    Sì, ma l’antiberlusconismo, di cui il Pd si va spregiudicatamente liberando per sostituirlo con il puro vuoto, è un’alibi per la sinistra (sempre cosiddetta o sedicente) radicale di occultare la propria rinuncia sostanziale all’anticapitalismo.

  • Giacomo Casarino

    Anche qui concordo: la sinistra cosiddetta radicale non intende rompere, anche a livello delle amministrazioni locali, col centrosinistra, nonostante delibere congressuali (mi riferisco a Rifondazione). Tuttavia, noi di ROSS@ -movimento anticapitalista (Cremaschi, per intenderci) – andiamo sostenendo, in questi primi mesi di esistenza, che l’alternativa berlusconismo/antiberlusconismo è stata fin qui la falsa e totalizzante alternativa cui il partito di Repubblica ha ristretto e costretto il dibattito politico e, in particolare, il suo partito di riferimento, il PD.

  • Davide

    Per forza! Il partito di Repubblica non rappresenta altro che una fazione del capitalismo italiano che richiedeva politiche economiche non pienamente rappresentate dal berlusconimo.

  • mogol_gr

    “Cominciamo il domani” ha già rotto prima di cominciare.