Salvini ci ha pensato bene, poi ha annunciato la sua mossa: «Alla riapertura dei lavori presenteremo una mozione di sfiducia contro la ministra dell’Istruzione a nome di studenti, famiglie, insegnanti presidi, personale scolastico. Azzolina bocciata». Nella maggioranza quasi non ci credevano a un favore simile fatto da un leader dell’opposizione sempre più vistosamente allo sbando. Se c’era una decisione in grado di blindare la ministra più di chiunque altro in prima linea, costringendo la maggioranza a una solidarietà ben poco sentita, è una inutile mozione di sfiducia.

I soci del centrodestra sono visibilmente spiazzati dall’affondo del leghista. I commenti scarseggiano. I pochi che approdano sulle agenzie denotano solo perplessità. Giorgia Meloni segnala che a doversene andare «è tutto il governo», modo elegante per glissare sulla sfiducia solo contro la ministra. Vero è che neppure dagli spalti della maggioranza si sprecano gli attestati di fiducia. Si fanno sentire i 5S, per accusare Salvini di fare demagogia, e in effetti è evidente che il leghista non si preoccupa affatto di creare difficoltà reali al governo ma ha gli occhi puntati solo sulla propaganda elettorale, in vista delle regionali.

Lucia Azzolina, peraltro, si difende benissimo da sola. Persino troppo bene. Ieri si è prodotta in uno show a tutto campo, tanto rutilante da ricordare l’irrefrenabile Silvio Berlusconi dei tempi d’oro. «Si riparte il 14 settembre» ha confermato e nessuno si aspettava che avesse cambiato idea. Poi ha iniziato a sparare i mortaretti in un prolungato elogio di se stessa. «Dormo pochissimo: l’ultimo mio pensiero è dormire. Abbiamo fatto un lavoro enorme. Abbiamo investito nella scuola più di chiunque altro in Europa: 2,9 miliardi». Segue annuncio di aver appena firmato il decreto per 70mila assunzioni d’emergenza tra docenti e personale Ata, mentre il ministero ha stanziato 3 milioni di euro per l’acquisto dei kit didattici e, dulcis in fundo, proprio oggi dovrebbero arrivare i primi banchi monoposto mentre per quelli a rotelle si dovrà attendere la settimana prossima. Ci scappa persino una nota biografica: «Ho deciso di fare l’insegnante dopo aver visto L’attimo fuggente».

Nessun problema, insomma? «La sola difficoltà sono le fake news», conferma la ministra. Il governatore della Campania De Luca la pensa diversamente: «In queste condizioni riaprire le scuole non è possibile. Vedremo nelle prossime due settimane ma avremo scelte complicate da fare». Segno evidente che, nonostante le regioni abbiano approvato le linee guida dell’Iss, le tensioni sono tutt’altro che stemperate. Il nodo principale riguarda i trasporti, che con l’apertura delle scuole diventeranno uno dei principali centri nevralgici. «Se non si interviene chiarendo i limiti della capienza sul trasporto pubblico locale si rischia il caos», commentava il presidente della Conferenza delle regioni Bonaccini dopo l’incontro con il governo di mercoledì scorso. Più caustico il vicepresidente, il ligure Toti: «Dobbiamo far muovere milioni di persone e sappiamo benissimo che per il 14 settembre non ci sono le risorse materiali per implementare il servizio di trasporto pubblico locale». Tra le ipotesi che la Conferenza tornerà a discutere stamattina campeggia quella di derogare al metro di distanza, magari considerando i compagni di classe come «congiunti», secondo il suggerimento della ministra dei Trasporti De Micheli. Per ora ha solo fatto infuriare i colleghi, che non erano stati messi a parte dell’idea, peraltro bocciata a stretto giro dal governatore lombardo Fonatna: «E’ una presa in giro. O si può o non si può».

Ma i nodi irrisolti abbondano, anzi sovrabbondano: dall’eterno interrogativo sulle mascherine ai test sierologici per i docenti e presto bisognerà fare i conti anche con il problema degli ingressi, di tutt’altro che facile risoluzione. Il governo è ben consapevole dei rischi, pur ritenendo inevitabile correrli. In ballo non c’è solo la credibilità di una ministra molto esposta e poco brillante ma la tenuta dell’intero esecutivo. Per questo la pallottola a salve sparata da Salvini solo contro Azzolina, per governo e maggioranza è un aiuto insperato.