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Politica

Salvini di nuovo contro Gabrielli. Scudo di governo e sindacati

Democratizzazione della polizia. «La Verità» torna sulle frasi scurrili del prefetto. La Lega: «Gli agenti meritano altro». I poliziotti: «Non si permetta»

Franco Gabrielli

Franco Gabrielli

Non poteva scegliere momento peggiore, Matteo Salvini, per rinfocolare la polemica contro Franco Gabrielli, complice il quotidiano La Verità che ieri ha pubblicato un nuovo audio delle frasi pronunciate dal capo della Polizia al seminario per dirigenti sindacali organizzato a Roma dal Coisp. Frasi non proprio da “seminarista”, apparentemente rivolte al leader della Lega, già rese pubbliche il 24 febbraio scorso con un video da ilGiornale.it. Salvini – che allora aveva già dichiarato chiuso il caso dopo l’intervento chiarificatore del segretario del Coisp e dello stesso Gabrielli – ieri in conferenza stampa a Montecitorio ha cercato di sedurre i “non allineati” al nuovo corso democratico impresso dal prefetto Gabrielli: «Il massimo dirigente della sicurezza pubblica – ha detto – dovrebbe parlare diversamente. Mi dispiace anche per i 90 mila poliziotti che meritano una guida adeguata». Questa volta però attorno al capo della Polizia il governo ha levato un cordone sanitario, e i sindacati degli agenti lo hanno rafforzato.

Con frasi colorite e volgari – ma non poi troppo fuori dal comune, in certi ambienti – il capo dei poliziotti difendeva dalle critiche della Lega la decisione governativa di accorpare i presidi di polizia stradale e faceva riferimento ad «un uomo politico molto potente» e alla «differenza tra ciò che si vuole e ciò che si può fare». Come togliersi alcuni sfizi usando «lo sfintere di un altro», era stata la battuta. In caso contrario, aveva puntualizzato Gabrielli che ad un certo punto aveva nominato esplicitamente Salvini e il sottosegretario Molteni, si sarebbe potuto perfino ventilare l’ipotesi di un «danno erariale».

Frasi «strumentalmente» «estrapolate dal contesto del discorso, che ne stravolgono completamente il senso», avevano spiegato sia lo stesso Gabrielli che il segretario del Coisp, Pianese. Salvini, «stupito e rammaricato», aveva però accettato le «scuse» in nome della collaborazione intensa «nei 14 mesi di governo». «Polemica chiusa» per tutti.

E invece no. Ieri però, quando si è materializzata la “recidiva” leghista, manco fosse un altro virus, in pochi hanno supportato l’operazione, a parte l’ex segretario del Sap, Gianni Tonelli, oggi deputato leghista particolarmente attivo contro la famiglia Cucchi. «Non sta a Salvini decidere chi ci deve rappresentare», reagisce il segretario del Silp-Cgil, Tissone. «Il fine è quello di rimuovere una figura ormai diventata ingombrante», rivela Felice Romano segretario del Siulp pur dichiarandosi convinto che «l’ex ministro dell’Interno Salvini sia perfettamente estraneo a questa deprecabile manovra strumentale». E per i Funzionari di polizia è «inaccettabile» che «Salvini si arroghi il diritto di parlare a nome di tutti i poliziotti».

«Gabrielli gode della mia piena fiducia e di quella dei suoi uomini. Il suo impegno e il suo lavoro mostrano la piena adeguatezza al ruolo ricoperto», è l’intervento della la ministra dell’Interno Lamorgese mentre il suo vice, Crimi, rilancia: «Salvini ha oltrepassato il segno e manca di qualsiasi senso delle Istituzioni: attaccare in piena emergenza Coronavirus il capo della Polizia significa minacciare la sicurezza nazionale». E il Pd: «In un momento come questo, così difficile per la vita del Paese, nessuno e tantomeno chi ha ruoli istituzionali può permettersi di aggredire i servitori delle istituzioni – è il commento del vicesegretario Andrea Orlando – E il capo della polizia è uno dei più validi e capaci di cui l’Italia disponga».


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