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Alias Domenica

Rovelli, due interpretazioni contraddittorie: entrambe corrette

Tra la natura e noi. Una discussione di qualche corollario alla versione «relazionale» della meccanica quantistica, nella particolare interpretazione di Carlo Rovelli: «Helgoland», da Adelphi

Giulio Turcato, «Reticolo», 1950 ca.

Giulio Turcato, «Reticolo», 1950 ca.

Nel 1932, quando le grandi rivoluzioni della fisica contemporanea erano oramai compiute, uno dei padri della meccanica quantistica, Max Planck, annotava: «la prima e la più importante qualità di ogni modo di pensare, che voglia dirsi scientifico, deve essere la netta distinzione tra l’oggetto esterno dell’osservazione e la natura soggettiva dell’osservatore». Questa separazione drastica, tra la cosa osservata e l’osservatore, sembrava in effetti del tutto scontata, anche quando si avesse a che fare con enti fisici che sfuggono alla percezione diretta degli esseri umani. Ma cosa è mai un oggetto fisico? È un ente-individuo, che ha un posto nel mondo...

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