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Editoriale

Ricompriamoci il manifesto

Ermanno Rea

Strana gente, gli italiani. Stando a quello che succede da alcuni anni in qua, li diresti senza scrupoli ostinatamente cinici, con una irrefrenabile vocazione all’imbroglio, incapaci di ogni slancio ideale, di ogni speranza collettiva.

Non ci sono dubbi: il quadro in cornice è questo, e sarebbe assurdo pretendere di smentirlo.

Tuttavia, ed è il punto sul quale vorrei richiamare l’attenzione degli amici del manifesto, la monocromia presenta fortunatamente, qua e là, qualche “difetto”, qualche “eccezione”.

Purtroppo i “trasgressori” non sono molti, ma se ne contano, macchie di colore irriducibili a ogni assalto del bitume nazionale. Ci sono e non chiedono altro che di essere riconosciuti e strappati alla loro sgomenta solitudine.

Mai come in questo momento, insomma, a me pare particolarmente felice e tempestiva l’idea di entrare in possesso della testata del manifesto il giorno in cui i commissari liquidatori la metteranno all’asta.

La prospettiva di un acquisto collettivo può incontrare un vasto favore, fino a coinvolgere soggetti ancora estranei alla vita del giornale e alle sue battaglie politiche.

Naturalmente occorre fare per prima cosa il pieno degli abbonamenti: lo capisco bene.

Ma secondo me non basta. E’ necessario aggiungere anche altra benzina all’iniziativa, trasformarla in una vera e propria campagna politica generale promuovendo incontri e dibattiti, costringendo radio e televisioni a parlarne cantautori a promuoverla alla loro maniera, eccetera.

Occorre uscire dal guscio. Non è facile, lo so. Ma le sfide più sono audaci più sono belle.

Auguri, comunque. Personalmente vi sono più che mai vicino.