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Editoriale

Redistribuire è meglio di restituire

D’accordo, la colpa è dei politici che hanno rubato, di Berlusconi condannato per frode che ora sbraita «Sono stato fatto fuori nel 2011 da esponenti delle burocrazie straniere!» (sì, la nipote di Mubarak), di Primo Greganti di nuovo arrestato dalla finanza perché sorpreso, dopo 20 anni, a intascare tangenti (quel che si dice un ritorno di fiamma gialla) e che fino a poche settimane fa sedeva in prima fila ai comizi del Pd (era quello che prometteva 80 euro in più in bustarella). D’accordo, l’uso sconsiderato che alcuni politici hanno fatto del denaro pubblico ha fatto sì che l’elettore subisse una mutazione genetica in virtù della quale oggi si sente attratto da quei politici che promettono di «restituire i soldi» invece che di redistribuirli. È tutta una gara a chi restituisce di più.

Ci siamo dimenticati che la spesa pubblica – quella che la Bce ha costretto la Grecia a tagliare tanto da lasciare 3 milioni di persone senza assistenza sanitaria (oggi, ad Atene, i turisti pagano per visitare le rovine dello stato sociale) – è lo strumento attraverso il quale lo Stato applica l’articolo 3 della costituzione, che dice che tutti i cittadini sono uguali. Davanti alla legge, sì: dopo 20 anni di Berlusconi che voleva fondare il partito dell’amore ma si è fatto così tante leggi ad personam da fondare il partito dell’autoerotismo ci ricordiamo solo la prima parte dell’articolo 3 e non la seconda, che dice che spetta allo Stato rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di essere uguali: fornendo mezzi di trasporto pubblico a chi non può permettersi una macchina, cure pubbliche a chi non può permettersi una clinica, nidi pubblici a chi non può permettersi una tata, parchi pubblici a chi non può permettersi un terrazzo e via così.

Senza spesa pubblica non esisterebbe giustizia nemmeno se tutti i criminali si costituissero, e noi ce la siamo fatta commissariare dall’Europa governata dalle destre, da Monti che come diceva Renzi: «Ha copiato 8 punti su 10 del mio programma!». La Lista Tsipras – la sinistra europea – ha un piano per sbloccare gli investimenti pubblici, spezzare le catene del debito, rilanciare la domanda e l’occupazione, redistribuire la ricchezza, eliminare la competizione tra paesi forti e paesi deboli che porta gli ultimi a soccombere.

È tutta una gara a chi restituisce di più e, siccome ci si sono rattrappiti i sogni, non chiediamo di essere soddisfatti: ci accontentiamo di essere direttamente rimborsati, come due che si lasciano prima ancora di fidanzarsi perché tanto, si sa, prima o poi finisce. Ci meritiamo di più, e ce lo meritiamo tutti, anche quelli che se lo sono dimenticato.