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Internazionale

Ramy Essam, «il mio rock e l’orrore della repressione in Egitto». Prima, durante e dopo piazza Tahrir

Intervista. «Insieme, cantavamo per ottenere la libertà e i diritti civili. Una sensazione pura e bellissima di cui mi sentivo parte».Il cantore della rivoluzione del 2011 racconta quei giorni, le torture subite, la musica come strumento di lotta. «Il mio miglior disco di sempre? Ho deciso di non pubblicarlo per ora. Molti dei poeti che vi hanno partecipato sono ancora in libertà e rischierebbero moltissimo»

Ramy Essam a Tahrir Square nel 2011

Ramy Essam a Tahrir Square nel 2011

«Vengo dall'area urbana di Talkha, che è unita alla città di Mansoura da questo ponte dei primi del novecento che da bambino vedevo ogni giorno. Posso assicurarti che la musica è rimasta a lungo lontanissima da me, nonostante in casa sia i genitori che i fratelli ne fossero appassionati. Tieni conto che mio padre era al contempo manager e direttore di una wedding band e mi portava con lui a queste feste di matrimonio, dove la cosa più interessante per me non era la musica, ma divertirmi. In adolescenza  sono cambiate le cose, quando misi le mani sulla chitarra emulando...

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