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Visioni

Quel grande cinema chiamato taxi

Habemus Corpus. Ti siedi, senti l’umore del conducente, fai una domanda e possono aprirsi le porte delle esistenze. Conversazione notturna con un taxista a Milano

Prendere un taxi, soprattutto nelle metropoli, è come andare al cinema. Ti siedi, senti l’umore del conducente, fai una domanda e possono aprirsi le porte delle esistenze. Non per niente, da Taxi driver di Scorsese, passando per Taxisti di notte di Jarmush fino a Taxi Teheran di Panahi, quell’andirivieni a pagamento ha ispirato, e continuerà a farlo, l’occhio dei cineasti. Questo è l’ultimo film a cui ho assistito in diretta, pochi giorni fa, a Milano. Sono le 20 passate, piove. Il taxista è giovane e appena salgo mi chiede «È in ritardo? Deve essere sul posto fra cinque minuti?». Se...

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