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Cultura

Quei corpi periferici di Pedro Lemebel

Narrativa. «Irraccontabili», le microstorie dello scrittore cileno per Edicola Ediciones e con una introduzione della femminista Pía Barros

Un fotogramma tratto dal film «Lemebel», di Joanna Reposi Garibaldi (2019)

Un fotogramma tratto dal film «Lemebel», di Joanna Reposi Garibaldi (2019)

Sono passati quasi sei anni dalla morte di Pedro Lemebel, artista visuale, scrittore e soprattutto autore di cronache, forma narrativa da lui reinventata come «un insieme di ritagli, di materiali bastardi, un pastiche di canzone popolare, testimonianze e voci della strada (...) una corazza poetica davanti ai poteri della letteratura e del giornalismo». QUALCUNO, INSOMMA, che ha usato il corpo come barricata contro il potere, dinamitando una cultura trasversalmente maschilista (impossibile dimenticare le scarpe di vernice rossa dal tacco vertiginoso, posate sulla sua bara insieme alla bandiera del partito comunista) e attaccando con furia da «guerrigliera suicida» la cancellazione della...

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