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Editoriale

Quanti e come sono stati spesi i fondi europei

Analisi. Dal 2007 al 2011 l’Italia ha ricevuto 112 milioni per controllare le frontiere, 25 milioni per i rimpatri, 22 per i rifugiati, 77 per l’integrazione. Fatte le somme molti per la sicurezza, pochi per le politiche di accoglienza. Noi riceviamo 6700 domande d’asilo, la Francia 29 mila, la Germania 51mila. E la maggior parte delle buone leggi europee sono bloccate dai parlamenti nazionali

Lo sgomento, il dolore, la solidarietà di fronte alla tragedia nel Mediterraneo, tomba di più di 20.000 persone negli ultimi 20 anni, non possono farci dimenticare che quanto accaduto non è né un caso né una fatalità. La strada percorsa fino ad ora è stata prioritariamente quella perdente e crudele della repressione, del rafforzamento della Fortezza Europa. E’ quanto emerge dal modo in cui sono state spese le risorse in materia di asilo e migrazione.
Questo non significa auspicare frontiere aperte sempre e per tutti. Significa semplicemente prendere atto del fatto che pensare di bloccare completamente le migrazioni e di chiudersi totalmente al richiamo dei popoli in fuga dalla guerra è un’illusione tragica e costosa.
Tre esempi molto chiari: come ben spiega il rapporto del Consiglio d’Europa di due giorni fa, l’Italia non ha una politica d’immigrazione e di asilo efficace. La concentrazione esclusiva su misure di repressione e di controllo e, in particolare, l’introduzione del reato di immigrazione clandestina, insieme all’incapacità di assicurare ai rifugiati assistenza ha peggiorato la situazione. Le norme italiane producono illegalità e insicurezza invece di ridurle. Per questo è davvero urgente cambiarle. Invece il ministro Alfano ha riunito a Lampedusa il comitato per “l’ordine e la sicurezza” come primo atto. Non un buon auspicio.
In secondo luogo, l’appello alla solidarietà europea sembra ignorare che l’Italia ha ricevuto tra il 2007 e il 2011, 112 milioni di euro dal fondo per il controllo delle frontiere, 25 milioni di euro dal fondo per i rimpatri, 22 milioni dal fondo per i rifugiati, 77 milioni per il fondo per l’integrazione. A parte la sproporzione tra i fondi per il controllo delle frontiere e quello per l’integrazione, sarebbe interessante sapere come questi fondi siano stati spesi, non solo in Italia, ma in tutta la Ue: tanto per fare un esempio, nel 2010 qualcosa come 8,525,782 euro sono stati spesi per rimpatriare 2,038 persone. Siamo sicuri che questo sia il modo migliore di spendere preziose risorse?
L’Ue ha evidentemente importanti responsabilità. Ma è bene notare che se dal 2009, l’Ue può legiferare in materia d’immigrazione e asilo, la maggior parte delle proposte positive sono bloccate non dalla Commissione o dal Parlamento, ma dagli Stati membri, che non trovano le maggioranze per approvarle. Anche su questo tema, non è l’Europa che non si muove; ma i governi nazionali, che corrono dietro alla facile retorica anti-migranti che non risolve assolutamente nulla, come ben si vede dagli eventi di Lampedusa.
In terzo luogo, la propaganda imperante fa pensare che l’Italia sia l’unico paese a dover fronteggiare questa situazione e confonde costantemente migranti con persone che hanno diritto di protezione. Gli esponenti della Lega, che hanno sulla coscienza i morti della disastrosa politica dei respingimenti – per la quale l’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani – parlano, proprio loro, di Europa «schifosa» è inaccettabile.
Tra gennaio e luglio di quest’anno l’Italia ha ricevuto circa 6.700 domande di asilo contro le circa 29.000 della Francia e le 51.000 della Germania. La Grecia, messa dalla Troika nella sua situazione drammatica in cui oggi si dibatte, nei primi mesi del 2012 ha affrontato il peso di 70.000 persone alle sue frontiere ed è indubbio che il crollo dell’economia e le estreme tensioni nella società greca rendono la situazione esplosiva. La Turchia deve sostenere 150.000 rifugiati siriani. Oggi sono arrivati in Bulgaria 11.000 siriani… . E’ possibile gestire questa situazione in cui rifugiati e migranti si mescolano e in cui non è possibile pensare che possano essere tutti respinti al mittente, in modo più razionale che semplicemente voltando la testa dall’altra parte? O atteggiandosi a povere vittime, appellandosi all’Europa, quando peraltro si è accettato senza fiatare di ridurne sostanzialmente le risorse nel negoziato sulle prospettive finanziarie appena concluso?
Se davvero si vuole che il Mediterraneo smetta di essere una tomba, molte cose si possono fare. in Italia e in Europa. Riorientare le politiche di asilo e migrazione verso misure che escano dall’emergenza, favoriscano la migrazione limitata, ma legale per bloccare il dominio dei trafficanti, nutrito dall’illusione degli stati della Fortezza Europa. E, in situazione di conflitto, si devono applicare misure temporanee già esistenti di accoglienza o canali umanitari, combinate con misure di sostegno ai paesi che si sobbarcano il peso maggiore dell’accoglienza dei profughi e dei richiedenti asilo. E’ urgente inoltre modificare alcune regole europee profondamente sbagliate la cui applicazione ha avuto un impatto devastante in questi anni. Per esempio la Convenzione di Dublino che impedisce di scegliere il paese di accoglienza al richiedente asilo e lo obbliga a rimanere bloccato nel primo paese dove è entrato illegalmente. Si deve finalmente intervenire su alcuni accordi bilaterali ed europei di respingimento, primo fra tutti quello con la Libia. Come anche modificare le regole sul soccorso in mare: oggi rendono possibile equiparare chi soccorre in mare un naufrago (che è anche un migrante o rifugiato) al favoreggiamento dell’ingresso illegale (Direttiva 90/2002). Nessuna di queste misure è risolutiva. Ma ognuna contribuirebbe almeno a tentare di fermare la corsa alla morte per emigrazione o per guerra di tante persone che hanno invece il diritto ad essere protette e accolte.
Ma non ci facciamo illusioni: per avviare questa grande opera di revisione delle inefficaci politiche securitarie e repressive c’è bisogno di un dibattito pubblico di verità, che dimostri il totale fallimento delle attuali misure e risponda allo stesso tempo alle preoccupazioni di chi teme “le invasioni barbariche”. Le elezioni europee di maggio sono da questo punto di vista un’occasione da non perdere.

*Presidente del Partito verde europeo

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