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Visioni

Quando il lavoro trasforma la persona in utensile

Habemus Corpus. Una volta li chiamavano fattorini, poi pony express, adesso rider. La mansione ha sostituito la persona anche nel linguaggio

È mattina presto. Fa freddo, spifferi gelati entrano dai finestrini. Seduto di fronte a me, sui sedili di legno del tram 33, c’è un uomo imbottito. Indossa due paia di pantaloni, jeans sotto calzoni impermeabili, poi scarpe da lavoro, una giacca imbottita, un gilet catarifrangente. In testa porta una cuffia di lana che scende fin sotto le orecchie e, sopra, un casco a cui ha applicato con viti una lampadina da bicicletta che va a batteria. In grembo tiene uno zainetto semivuoto, sdrucito, rappezzato. Le mani larghe, senza guanti, hanno la pelle screpolata. Ha una grossa fede all’anulare sinistro. Il...

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