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Editoriale

Quando il censore fa lo smemorato

Politica e tv. Il direttore del TgLa7 ha detto che se avesse saputo delle critiche del premier a Meloni e Salvini non avrebbe trasmesso la sua conferenza stampa. In altre occasioni, però, Mentana ha fatto scelte differenti

La conferenza stampa di Giuseppe Conte

La conferenza stampa di Giuseppe Conte

Enrico Mentana si è indignato e offeso per le critiche che gli sono piovute addosso dopo la sua reprimenda sulla conferenza stampa – non a reti unificate – del presidente del consiglio Conte. Se avesse saputo dell’attacco di Conte a Salvini e Meloni – parole del direttore del TgLa7 – non lo avrebbe mandato in onda.

Un comportamento da censore, definizione non gradita da chi si ritiene il cavaliere, senza macchia e senza paura, della libertà di informazione. Anzi, ha rivendicato il fatto di aver tagliato la famosa cassetta della discesa in campo di Berlusconi. A cui molte altre ne seguirono. Come quella del proclama contro l’avviso di garanzia che lo raggiunse nel 1994.

Mentana, in compagnia di Emilio Fede, scattò sull’attenti e mandò in onda il Vhs con l’appello integrale dell’editore-presidente del Consiglio: il Tg come la cassetta della posta. Non un piccolo dettaglio, basta non avere la memoria corta.

Ribadiamo il concetto: il presidente del consiglio è libero di convocare conferenze stampa dove i giornalisti sono liberi di chiedere quello che vogliono, e il premier altrettanto di esprimere le proprie opinioni.

Si può discutere sull’opportunità di fare i nomi dei suoi avversari, ma non sul suo diritto alla difesa di fronte ad accuse ripetute ogni giorno, a tutte le ore, su tutti i media e senza censure. Quali accuse?

“Criminale” o “traditore”, tra le tante. Offerte ai microfoni dei tg senza repliche. La vera libertà di informazione non prevede censure, né preventive, né a posteriori. Purché possa essere esercitata da tutti con gli stessi diritti.

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