È arrivata ieri mattina davanti al ministero della Salute la rete di 27 associazioni, sindacati e movimenti che, dopo essere scesa in piazza contro il disastroso modello sanitario lombardo, ora chiede una riforma profonda della nostra sanità.

Il presidio, organizzato dal Forum per il Diritto alla Salute e dal movimento Medicina Democratica, ha chiesto (invano) di portare al ministro della salute Roberto Speranza le sue rivendicazioni: «Un’inversione radicale di rotta nella organizzazione del Sistema sanitario pubblico, che deve garantire il diritto alla salute universale, gratuita e partecipata, come dettato all’articolo 32 della Costituzione», si legge su un volantino. Nei molti interventi al microfono, citate più volte la lotta contro gli appalti esterni che impoveriscono e peggiorano il servizio per i cittadini, la richiesta di assunzioni e la ricostruzione della sanità territoriale, più vicina alla cittadinanza e indebolita in molte regioni a favore dei grandi ospedali.

Non è facile però comporre il quadro variegato dei problemi che affliggono i venti sistemi sanitari nati dalla riforma federalista. «Con i precari assunti per l’emergenza già a casa, il personale non basta nemmeno a garantire diritti basilari come le turnazioni e le ferie. E servono investimenti: lavoro in rianimazione e spesso scarseggiano persino le garze», spiega Giulia Maderni, infermiera in una grande azienda sanitaria romana e militante del Fronte unico di Classe.
Le fa eco Paola Sabatini, del Coordinamento toscano per il diritto alla salute. «I tagli dei posti letto ci hanno portato al di sotto della media nazionale. Anche in Toscana la costruzione di grandi ospedali e l’accorpamento delle Asl ha allontanato la sanità dalla cittadinanza».

Ma la contrapposizione tra sanità territoriale e ospedaliera nasconde altre insidie, spiega Paolo Fierro, medico in un’Asl napoletana. «Oltre alla sanità territoriale in Campania mancano anche gli ospedali: da noi rischiamo di rimanere senza l’una e gli altri». Fulvio Aurora, segretario nazionale di «Medicina Democratica», punta ora a una legge di iniziativa popolare, che «fermi lo strapotere dei privati, l’aziendalizzazione della sanità, cancelli il sistema dei Drg su cui lucra la sanità convenzionata e riporti l’attenzione sulla prevenzione».

A fine presidio il ministro Speranza, ieri assente al ministero, si è detto disponibile a incontrare i comitati durante la settimana prossima.