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Editoriale

Premio Ferrari, un brindisi che raddoppia l’impegno per i rifugiati

Premio Ferrari per il titolo dell'anno. D’intesa con il gruppo Lunelli, abbiamo deciso di convertire questo premio, secondo modalità da concordare, in un sostegno economico a un progetto umanitario che riteniamo affidabile e concreto, un progetto mirato ai profughi minori non accompagnati che arrivano in Sicilia realizzato dall’associazione Terre des Hommes

Il brindisi in redazione per il Premio Ferrari

Un giorno felice per una copertina drammatica, quel «Niente asilo» pubblicato in prima pagina il 3 settembre 2015 con la foto del piccolo siriano Aylan Kurdi trovato senza vita sulla sabbia di Bodrum, in Turchia.

Per la Giuria del premio indetto dalle Cantine Ferrari Trento «Niente asilo» è stato il titolo dell’anno, «per la «straordinaria sinergia tra la foto e il titolo. Due parole, molti significati, il più brutale dei quali è la fine di tutte le speranze di un bambino che cercava speranza».

Decidemmo di pubblicare quella copertina dopo due mesi (luglio e agosto) in cui mettemmo stabilmente la questione rifugiati in prima pagina, sollecitando interventi, immaginando modi giornalistici per scavalcare il senso di déjà vu e impotenza che si prova di fronte al ripetersi quotidiano di disastri umanitari.

Dopo la premiazione a Milano nel maggio scorso, ieri Camilla Lunelli (la prima a sinistra nella foto, responsabile comunicazione del gruppo Lunelli) è venuta a trovarci in redazione per la consegna.

Un brindisi affettuoso, informale, anche perché abbiamo vinto questo concorso per la terza volta in 8 edizioni (con «Indovina chi viene a cena» per la prima vittoria di Obama e «Sono Stato» per il bis di Napolitano al Colle).

Come ha spiegato Tommaso Di Francesco: «A differenza delle passate occasioni, in cui i titoli premiati erano più «politici», stavolta abbiamo inevitabilmente sentito il peso della “vittoria”». Mentre Obama tra poco avrà finito il suo mandato, come Napolitano, l’emergenza profughi e la guerra civile in Siria sono ancora in corso.

Secondo una ricerca dello European Journalism Observatory, l’«effetto Aylan» – cioè una maggiore disponibilità all’accoglienza dei profughi – è durato letteralmente una settimana. Oggi, se possibile, le cose vanno ancora peggio di un anno fa. Non è una generica emergenza quella che si svolge quotidianamente sotto i nostri occhi ma un gigantesco e preciso processo economico, politico e culturale.

Perciò, d’intesa con il gruppo Lunelli, abbiamo deciso di convertire questo premio, secondo modalità da concordare, in un sostegno economico a un progetto umanitario che riteniamo affidabile e concreto, un progetto mirato ai profughi minori non accompagnati che arrivano in Sicilia realizzato dall’associazione Terre des Hommes.

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