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Editoriale

Più case che abitanti

Belpaese?. Il rapporto Svimez sullo spopolamento del Mezzogiorno e i dati Istat sull'abnorme quantità di case inutilizzate raccontano di un inarrestabile declino e di un modello sbagliato. Lo stesso del decreto Sblocca Italia, che in realtà sblocca solo le speculazioni finanziarie e la cementificazione selvaggia

La lettura comparata del rapporto della Svimez sulle condizioni del Mezzogiorno d’Italia e l’analisi dei primi dati di dettaglio Istat sulle abitazioni degli italiani svolta da Alberto Ziparo definisce un quadro sconvolgente. Viene fuori un paese che versa in una crisi sempre più preoccupante che dovrebbe riempire l’agenda di qualsiasi governo degno di questo nome.

Dice la Svimez che nel 2013 sono emigrati ancora 116 mila lavoratori; che le famiglie povere sono aumentate del 40%; che -ancora una volta- il numero dei decessi supera quello dei nati: un evidente segnale di un inarrestabile declino. Nella Campania del quarto condono edilizio ci sono 65 mila appartamenti vuoti. In Calabria ce ne sono 90 mila e dice sempre Ziparo in alcuni paesi dell’Appennino interno ci sono più case vuote che abitanti. Il deserto.

Il quadro si completa in modo ancora più drammatico se si leggono le dinamiche dei valori immobiliari. A parte alcune città maggiori e i pochi luoghi di turismo di qualità, dall’inizio della crisi del 2008 i valori delle case delle famiglie sono diminuiti nella misura compresa tra il 30 e il 50%.

Ci sono famiglie che si sono indebitate per comprare un alloggio che oggi vale meno di quanto è stato pagato. Una popolazione che diventa sempre più povera, senza lavoro e sempre più priva della rete del welfare, vede svanire anche il risparmio rappresentato dalla propria abitazione.

Per completare il quadro del declino del paese aggiungiamo le due principali linee di azione con cui il governo Renzi intende dare riposta a questa sconvolgente realtà. Al primo posto troviamo le politiche di precarizzazione del lavoro dipendente del Jobs act. Dice la Svimez che gli investimenti produttivi nel sud sono crollati del 53% e il dato va letto insieme alla desertificazione umana. Chi mai investirebbe nel sud se la manodopera giovane emigra?

Non c’entrano dunque nulla i diritti dei lavoratori: occorrerebbe definire politiche industriali sostenute da risorse pubbliche per realizzare infrastrutture immateriali e servizi alle imprese. Ma di questo il governo non parla. È fermo all’articolo 18.

Del resto uno dei più ascoltati consiglieri di Renzi è il piagnucoloso esponente della finanza creativa che si lamentava di aver perduto sei ore per arrivare da Londra alla Leopolda. Conosco pendolari che ogni giorno perdono 4 ore della propria vita negli spostamenti per recarsi al lavoro, ma la cultura liberista ignora questi dati concreti dipingendo un mondo che non esiste. Peraltro, la finanza d’assalto non crea posti di lavoro ma solo immense fortune da reinvestire nella roulette finanziaria. Con le politiche del governo non si creeranno posti di lavoro e continuerà il declino del sud.

Al secondo posto delle priorità del governo Renzi è, come noto, lo Sblocca Italia, che contiene grazie alla strenua azione del ministro Lupi e dei poteri che lo sostengono, una ulteriore facilitazione alla costruzione di nuove case. Dai dati Istat viene invece fuori anche un altro numero sconvolgente: nel nostro paese ci sono 31 milioni di alloggi di cui 7 milioni vuoti. Ci sono 24 milioni di famiglie e se anche si considera la quota delle seconde case (pari circa a 4 milioni) esiste una quota invenduta localizzata in tutte le aree urbane italiane pari ad almeno 3 milioni di alloggi.

Anche nel caso dello Sblocca Italia è stata la finanza speculativa a pretendere l’approvazione di alcuni articoli. Quello per esempio che consente di agevolare l’azione delle Società di investimento immobiliare quotate (Siiq, art 26) e quella che fornisce ampie possibilità di intervento alla Cassa depositi e prestiti di Franco Bassanini nel poter mettere le mani nel prezioso patrimonio immobiliare pubblico (art. 10). Siamo pieni di alloggi vuoti? Costruiamone altri. I valori immobiliari sono ai valori minimi? Svendiamo alla finanza speculativa internazionale il patrimonio pubblico.

Il primo ministro Renzi diverte spesso il volgo con battute fulminanti, come quella sui gettoni telefonici che non possono essere utilizzati per far funzionare le attuali tecnologie. Divertente. Provi allora a mettere in fila i dati Svimez e Istat con le politiche che sta portando avanti con tanta determinazione. Se si impegna capirà che sta assestando l’ultimo decisivo colpo all’intero paese mentre la festa della speculazione finanziaria continua senza fine.

Ritiri allora Jobs act e Sblocca Italia e si concentri nelle azioni ragionevoli proposta dalla Svimez per il sud e, soprattutto avvii la messa in sicurezza del paese con soldi veri. Non con numeri propagandistici senza coperture reali.

  • http://e-cronaca.blogspot.it/ Massimo D’Agostino

    A un certo punto voi dite che ci sono famiglie che hanno speso tanto per l’alloggio e poi glielo rivendono a costo zero. E finisce così? Intanto diciamo che io ho visto e denunciato sul blog che a Novara è lo stesso tribunale fallimentare a svalutare gli immobili dei poveri disgraziati che, oltre alla crisi che li fa chiudere, vengono spogliati dei propri beni con vendite al ribasso: mediamente ho visto per anni prezzi sui 12-15.000 euro. Una macchina costa di più! Sugli immobili ho l’esperienza dei miei nonni, genitori, e ora la mia. Io credo che non ci si possa arricchire, né impoverire con la casa. Ai tempi della lira si comprava il mattone perché la lira veniva svalutata. E qualcuno sapeva, nel PSI di Bettino Craxi e penso anche nella DC di Andreotti, che la svalutazione era programmata, non frutto di domanda ed offerta della moneta. Alla fine vendevi a cinque volte tanto perché un quotidiano, per esempio, costava così: cinque volte di più di prima. Dunque perché ora ci si deve perdere? Molti agenti immobiliari oggi vengono da me e mi dicono che “il prezzo di mercato dell’immobile scende”. E allora ho chiesto: “Chi mi garantisce che il mercato non lo muovi tu con vendite fittizie?” Cioè, quelli dei prezzi delle case sono dati che voi del Manifesto, come altri, prendete dall’Ansa e buttate dentro. Ma la verità chi la conosce veramente? C’è una borsa valori? Dove lo controllo il prezzo delle case? E gli altri costi? E gli stipendi? E la scala mobile? Perché non tornano questi discorsi? Con la Prima Repubblica comunque all’interno del sistema Italia c’era un equilibrio che fu Craxi a rompere con il taglio dei cinque punti della scala mobile. La moneta rischiava il crollo e scendevamo di livello rispetto agli altri stati, perdevamo credibilità, ma ci si reggeva in piedi, proprio perché c’erano i sindacati. E invece proprio ora che con l’euro avremmo potuto avere una certa stabilità tutto è saltato. Proprio non riesco a capire.

  • http://e-cronaca.blogspot.it/ Massimo D’Agostino

    Poi vorrei sottolineare una cosa, sperando che qualcuno non mi prenda per il solito matto che scrive nei commenti. La svalutazione programmata è un vizio che ci portiamo dietro da Mussolini. Ed è un pessimo vizio, un delitto perfetto. Lo Stato ci guadagna restituendo i prestiti a costo zero, o addirittura facendoci degli introiti. E’ una cosa che ho scritto in un libro che nemmeno il Manifesto, a cui l’ho mandato, mi vuole pubblicare. Quindi dicevo di Mussolini. Per uscire dalla crisi del 1929 aveva escogitato le obbligazioni IRI “serie speciale” del 1933. I soldi per saldare i debiti li chiese ai cittadini e i debiti dello stato li scaricò sui loro figli. Quelle obbligazioni erano, però, come i prodotti finanziari che compro oggi io in banca, a rischio inflazione. Alla banca glielo devi chiedere espressamente che vuoi essere coperto dall’inflazione, sennò ti attacchi: alla scadenza ti prendi le briciole e buonanotte. E Mussolini decise a un certo punto di svalutare la lira per entrare in guerra. Gran fregatura per i risparmiatori, oltre che tragedia per tutti. Eppure non so se Mussolini era furbo come Grillo e la Lega. Non lo sapremo mai perché la serie speciale IRI sarebbe scaduta nel 1953, ma lui otto anni prima pendeva a testa in giù a Milano. Ed eccoti allora Grillo e la Lega: i quali hanno escogitato un modo vincente per uscire dalla crisi. I due fenomeni vi promettono che, manovrando l’inflazione della lira, dopo l’uscita dall’euro, svalutando del 30% la moneta, i debiti dello Stato saranno dimezzati. Alé! Già, ma il danno a chi lo fanno se non a voi che avete comprato i bot-cct-btp e siete una milionesima parte del debito dello Stato? Qui tutti i politici fanno i conti in tasca propria, cioè dello Stato, dove sanno già, evidentemente, di aver messo le radici, a prescindere dalla formalità delle elezioni. Oggi chi è dalla parte dello Stato, e mi assumo la responsabilità di ciò che dico, in molti casi è corrotto, ma è ricco. Basta stare zitti e avere amici. Invece bisognava fare i conti con la storia, già ai tempi di Mani Pulite. Perché la DC nel 1953 raccolse i cocci del fascismo e proseguì, dagli anni ’70, quando gli Usa glielo permisero modificando il trattato di Bretton Woods, la corsa alla svalutazione. Il metodo evidentemente ha funzionato bene, quindi è ora di separare, e so che per voi comunisti non è facile, gli interessi dello Stato da quelli dei cittadini privati. Siamo tutti italiani, paghiamo le tasse, ma non siamo tutti fessi.