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Europa

Piano piano restrizioni anche in Francia

Coronavirus. Proibite le riunioni di più di 100 persone, scuole e università chiuse, così come il Louvre, il museo Orsay e Versailles, anche se i monumenti nazionali restano aperti questo fine settimana. E domani si vota per le elezioni municipali

Per le strade di Parigi

Per le strade di Parigi

Sono ormai proibite le riunioni di più di 100 persone, misura che colpisce cinema, teatri, ma anche i grandi ristoranti. Il Louvre ha chiuso ieri sera alle 18, «fino a nuovo ordine», come Orsay o Versailles, e altri musei si preparano a fare la stessa cosa, anche se i monumenti nazionali restano aperti questo fine settimana. Queste misure si aggiungono alla chiusura di tutte le scuole, dai nidi alle università, annunciata in tv giovedì sera dal presidente Emmanuel Macron, almeno fino alle vacanze di primavera, nella migliore delle ipotesi viene attivato l’insegnamento a distanza del Cned (restano aperti nidi e asili per i figli del personale sanitario).

A Parigi, la Marcia per il clima ieri è stata annullata e il primo ministro ha invitato «a rimandare» le manifestazioni di protesta, anche se formalmente non sono proibite. I trasporti pubblici funzionano, mentre Air France ha già messo parte del personale in cassa integrazione e congelato gli stipendi dei dirigenti.

La Francia ha chiesto una riunione straordinaria del G7, che è sotto presidenza Usa. Donald Trump ha risposto positivamente e ci sarà una video-conferenza lunedì, per mettere a punto una risposta coordinata. La Francia ha proposto ieri alla Ue di mettere dei controlli rafforzati da e verso la zona Schengen, cioè alle frontiere esterne (non all’interno della Ue, come è stato fatto da alcuni paesi).

Domenica c’è il primo turno delle elezioni municipali. Il governo ha dato delle indicazioni agli elettori e agli scrutatori, dalla fornitura di gel idroalcolico fino al consiglio di portarsi da casa la biro per firmare. Ma, anche se «la vita sociale è limitata» ha detto Macron in tv, questo «non rimette in causa le elezioni» (non sono mai state sospese, neppure durante la guerra d’Algeria).

Poco per volta, un po’ a ritroso e con un buon grado di confusione, la Francia si prepara a far fronte alla «più grave crisi sanitaria da un secolo», definizione data da Macron.

A lunedì è stata anche anticipata l’Ecofin, la riunione dei ministri delle Finanze della zona euro. «Faremo tutto il necessario per sostenere le imprese» ha detto il ministro francese, Bruno Le Maire: sono stati stanziati aiuti alla piccola e media impresa, una cassa integrazione per lavoratori messi a mezzo tempo pagata dallo stato (come in Germania nel 2008), ridotte le formalità burocratiche e le tasse, rimandate di due mesi le espulsioni degli affittuari morosi. «Costerà decine di miliardi di euro» ha precisato. E ha aggiunto: «i parametri di Maastricht? Non è argomento attuale».

Macron ha assicurato: «Non lasceremo diffondersi una crisi finanziaria ed economica». Il presidente ha annunciato varie misure di carattere economico, per sostenere le imprese e i redditi dei lavoratori. I sindacati hanno accolto con favore «l’impegno a prendere misure di sostegno all’economia e ai lavoratori», ha precisato la Cfdt. «Ci vuole una grande crisi sanitaria perché l’esecutivo si renda conto che i servizi pubblici possono essere visti come investimenti che concorrono alla preservazione dell’unità nazionale», ha ironizzato Fo.